Rischio idrogeologico, il dossier di Legambiente boccia Corato

La Redazione
La presentazione del dossier di Legambiente "Ecosistema Rischio 2013"

«Non sono state avviate sufficienti attività mirate alla mitigazione del rischio idrogeologico» si legge nel dossier "Ecosistema Rischio 2013" diffuso questa mattina

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«A Corato non sono state avviate sufficienti attività mirate alla mitigazione del rischio idrogeologico».

E’ quanto emerge da “Ecosistema Rischio 2013”, il dossier annuale di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile che ha monitorato le attività per la mitigazione del rischio idrogeologico di oltre 1.500 amministrazioni comunali italiane tra quelle in cui sono presenti zone esposte a maggiore pericolo. Le informazioni riportate nel dossier derivano dalle risposte ad un questionario fornite dalle amministrazioni comunali stesse. Sono state solo 43 le amministrazioni comunali pugliesi che hanno risposto al questionario, pari a circa il 22% dei comuni a rischio della regione.

I dati pugliesi di Ecosistema rischio 2013 sono stati presentati questa mattina a Bari da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia alla presenza di Angela Barbanente, Vice presidente della Regione Puglia, Guglielmo Minervini, Assessore alla Protezione Civile della Regione Puglia, Giuliana Trisorio Liuzzi, Presidente dell’Autorità di Bacino della Puglia e Vito De Palma, Sindaco del Comune di Ginosa.

Il dossier assegna a Corato un voto di poco insufficiente, ovvero 5.5.

Il Comune ha infatti dichiarato di aver provveduto alla manutenzione ordinaria sponde e opere difesa idraulica, alle opere di messa in sicurezza, al recepimento del PAI ed all’aggiornamento degli ultimi due anni del piano d’emergenza comunale.

E’ però stata riscontrata la presenza di strutture sensibili, turistiche o commerciali in area a rischio, oltre al fatto che non risultano effettuate attività di monitoraggio, il recepimento sistema allertamento regionale, presidi territoriali, una struttura h24, esercitazioni e attività di informazione e sensibilizzazione alla popolazione.

«I dati pugliesi di Ecosistema Rischio 2013, seppur parziali, visto che al questionario hanno risposto solo il 22% dei comuni interessati, confermano come sia ancora lunga la strada da percorrere per garantire la sicurezza della popolazione da frane e alluvioni» dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia.

«Solo il 38% dei comuni pugliesi intervistati svolge un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico. Molti sono ancora i comuni che hanno abitazioni e fabbricati industriali in aree a rischio ma pochissimi sono quelli che hanno intrapreso azioni di delocalizzazione per tutelare il territorio e ridurre i pericoli a cui sono esposti i cittadini. Infine – continua Tarantini – per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile dal dossier emerge che solo pochi comuni aggiornano il piano d’emergenza, organizzano attività d’informazione ai cittadini e realizzano esercitazioni. Un ritardo particolarmente rilevante visto che i piani d’emergenza, per essere realmente efficaci, devono essere aggiornati e conosciuti dalla popolazione».

Nella classifica generale di “Ecosistema Rischio 2013” rientrano nella classe di merito della sufficienza i comuni di: Bitetto (Ba), Foggia, Melissano (Le), Brindisi, Ostuni (Br), Castro (Le), Lesina (Fg), Parabita (Le), Torre Santa Susanna (Br), Alberobello (Ba), Anzano di Puglia (Fg), Caprarica di Lecce (Le), Erchie (Br), San Pietro in Lama (Le).

Invece, non sono state avviate sufficienti attività mirate alla mitigazione del rischio idrogeologico – oltre che a Corato – anche nei seguenti comuni: Faggiano (Ta), Francavilla Fontana (Br), Spinazzola (Bt), Canosa di Puglia (Bt), Nardò (Le), Vieste (Fg), Acquaviva delle Fonti (Ba), Barletta, Castelluccio Valmaggiore (Fg), Oria (Br), Turi (Ba), Volturara Appula (Fg), Trinitapoli (Bt), Cagnano Varano (Fg), Pietramontecorvino (Fg), Ginosa (Ta), Cerignola (Fg), Monte Sant’Angelo (Fg), Castellaneta (Ta), Lecce e Lucera (Fg).

Nel 67% dei comuni pugliesi intervistati sono presenti abitazioni in aree a rischio idrogeologico, nel 36% interi quartieri, nel 47% fabbricati industriali e nel 22% strutture commerciali e/o ricettive. Soltanto il 6% dei comuni ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto a delocalizzare insediamenti o fabbricati industriali. Le delocalizzazioni delle strutture presenti nelle aree esposte a maggiore pericolo e gli abbattimenti dei fabbricati abusivi rappresentano una delle principali azioni per rendere sicuro il territorio. La metà dei comuni ha dichiarato di svolgere regolarmente un’attività di manutenzione ordinaria delle opere di difesa idraulica.
Il 69% dei comuni ha recepito nel piano urbanistico le perimetrazioni contenute nel Piano per l’Assetto Idrogeologico al fine di stabilire i vincoli all’edificazione delle zone a rischio.

Migliore è la situazione per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popolazione ad evento già in corso. L’86% dei comuni si è dotato di un piano d’emergenza ma solo il 39% lo ha aggiornato negli ultimi due anni. Mentre pochi sono ancora i comuni che organizzano le attività informative e le esercitazioni, fondamentali visto che i piani d’emergenza, per essere realmente efficaci, devono essere conosciuti dalla popolazione.

“Le amministrazioni comunali – conclude Tarantini – possono intervenire per contrastare il rischio idrogeologico attraverso le attività ordinarie legate alle gestione del territorio, quali la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, la manutenzione delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche, ma anche attraverso la redazione dei piani di emergenza, che devono essere aggiornati e conosciuti dalla popolazione, nonché attraverso l’organizzazione locale di protezione civile, al fine di garantire soccorsi tempestivi ed efficaci in caso di alluvione o frana».

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Commenti

  • francesco labietola (utente non verificato)

    Dove è possibile reperire una copia della mappa aggiornata che avete messo in copertina?