Basket, intervista a Francesco D’Introno

La Redazione
Francesco D'Introno

Francesco D'Introno, classe 1995 e già tanta competenza ed esperienza da vendere nel campo della pallacanestro

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Vice allenatore under 17 d’eccellenza e under 13 regionale, che in realtà gestisce quasi in condominio con coach Riccardo Lerro, addetto stampa under 17 eccellenza e giocatore di Prima Divisione con l’Aurora Corato.

E’ Francesco D’Introno, classe 1995 e già tanta competenza ed esperienza da vendere nel campo della pallacanestro. Risorse che da due anni Francesco ha messo prima al servizio della SBC e poi della nuova realtà giovanile coratina sorta questa stagione.

Come è nata la tua passione per la pallacanestro?
“Come la stragrande maggioranza dei bambini della mia età il mio sport preferito all’inizio era il calcio, l’ho praticato per cinque anni (ed ero anche un ottimo centravanti) prima di iniziare a seguire, in maniera puramente casuale, la pallacanestro per via della passione di alcuni amici che trascinavano mio padre al palazzetto. La mia prima partita fu un derby Corato-Ruvo credo nel 2004, erano gli anni dei vari Stella, Onetto, De Leonardis, poi arrivarono Stura e tanti altri grandissimi giocatori. Così piano piano iniziai ad appassionarmi, a comprare l’abbonamento e a seguire la squadra in casa e in trasferta anche ad Agrigento, fino alle tristi vicende di due anni fa. Oggi ovviamente il basket è una parte fondamentale della mia vita e tutto questo lo devo alla squadra della mia città”.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere la strada che porta a diventare allenatore e non giocatore visto l’amore per la palla a spicchi?
“Quando iniziai a giocare a basket, dopo aver lasciato il calcio e aver fatto un po’ di nuoto, andavo in palestra soltanto per divertirmi e fare sport, non per diventare un giocatore. Mi accontentavo di scendere in campo, giocare qualche minuto, non fare danni e soprattutto segnare qualche punto per tornare a casa felice, per me era quello l’importante e ovviamente ripensandoci mi viene da sorridere. Il quarto e ultimo anno che ho giocato purtroppo le cose non andarono per il meglio, la squadra non era molto unita e soprattutto eravamo molto pochi. Quindi a maggio decisi di ”appendere le scarpette al chiodo”, ma ormai il mondo della pallacanestro era tutto per me e non volevo uscirne, poi ho ricevuto la chiamata dalla Scuola Basket Casillo e non ho esitato ad accettare”.

In questi pochi anni di militanza nel settore giovanile coratino, hai già lavorato con diversi coach: ti senti di ringraziare qualcuno in particolare per gli insegnamenti appresi durante questi periodi?
“Senza ombra di dubbio la prima persona che mi sento di ringraziare è coach Francesco Raho, a lui devo tutto e senza di lui sicuramente non avrei intrapreso questo percorso. E’ una persona che ha un grande passato alle spalle ed ha ancora una lunga carriera davanti a sé, è una persona che merita rispetto ma a cui puoi dare del tu senza problemi perchè sa sempre come metterti a tuo agio ed è sempre a disposizione per un aiuto. Un’altra persona importantissima è Pino Cipri, con cui ho avuto l’onore di lavorare (e di vincere), e prima di essere un bravissimo coach è una persona straordinaria e di una generosità unica.

Anche Riccardo Lerro è stato ed è importante nella mia formazione: è stato il mio primo allenatore, è ancora oggi il mio allenatore in prima divisione e finalmente dopo tre anni sono riuscito a fargli da assistente con l’under 13; è una persona divertentissima ma se si arrabbia sono dolori. Da tre mesi, per via dell’unione di Matteotti e Casillo, ho iniziato a lavorare con coach Franco Gatta; anche lui è una bravissima persona, ha un metodo differente dagli altri e piano piano sto iniziando ad entrare nei suoi meccanismi: così come non è facile adattarsi per i giocatori quando cambiano allenatore, la stessa cosa vale per gli assistenti”.

Sei un giovane allenatore, desideroso di fare esperienza in un momento di grandi difficoltà per il basket e per tutto lo sport. Come ti immagini questo sport, visto dalla panchina, fra 10 anni ?
“La situazione economica purtroppo al giorno d’oggi non è delle migliori e ne ha risentito anche la pallacanestro. Prevedere ciò che succederà a breve termine non è facile, figuriamoci fra dieci anni. Io spero che dal mondo della palla a spicchi spariscano persone che pensano soltanto al proprio tornaconto, peggio ancora se per fini politici, giocando con la passione della gente per ottenere i propri obiettivi e poi sparire, fregandosene del ”giocattolo” che hanno preso tra le mani.

Spero, inoltre, che sempre più giovani italiani possano giocare a differenza di oggi dove sono gli stranieri a ”rubare la scena” ai nostri ragazzi: vedo squadre come Brindisi che hanno ben sette stranieri. Per prima cosa bisogna avere il coraggio di puntare di più sui settori giovanili, e sicuramente serve molta pazienza perchè risultati a breve termine non è facile averne. Anche gli allenatori devono essere bravi a mandare in campo i ragazzi dando loro spazio importante; il modello delle attuali Gold e Silver con due stranieri, un po’ all’antica, potrebbe essere una giusta soluzione. Inoltre, vorrei che scomparisse la schifezza dei passaportati, con americani che per acquistare valore sul mercato diventano russi, macedoni o bulgari: se non si facesse più distinzione tra stranieri, comunitari e non, forse le corse cambierebbero”.

Cosa ti auguri per questa stagione ormai partita da qualche mese?
“In questa stagione credo che ci possiamo togliere molte soddisfazioni: con l’under 17 stiamo avendo qualche problema, soprattutto psicologico e di chimica di squadra, ma col passare del tempo e con il lavoro tutto questo si sta risolvendo, ora abbiamo iniziato un filotto di quattro vittorie e con l’intrigante formula dei playoff potremmo dire la nostra. 

Per quanto riguarda la mia under 13, quella targata Nuova Pallacanestro Corato, l’anno è iniziato in maniera più che positiva: per i ragazzi il passaggio da minibasket e basket non è facile, ma nonostante coach Lerro spesso si disperi tutto sta andando per il meglio; c’è qualche prospetto futuribile e sicuramente faremo un grande lavoro per far crescere questi ragazzi cestisticamente e non. Abbiamo vinto le prime due partite ma i risultati, specie in un under 13, sono l’ultima cosa, ma se arrivano ovviamente fa piacere. Per ultimo una menzione d’onore va ai miei compagni nell’Aurora Corato; abbiamo iniziato quest’esperienza in prima divisione con i ragazzi del 1996 che l’anno scorso hanno vinto il campionato regionale under 17; purtroppo tre o quattro pezzi pregiati della squadra hanno intrapreso altre strade cestistiche, ma tutti quelli che stanno giocando, me compreso, ce la stanno mettendo tutta per togliersi belle soddisfazioni e principalmente divertirsi”.

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Commenti

  • coratino 88 88 (utente non verificato)

    ma letto niente di simile…..classe ’95 ma con tanta esperienza alle spalle, ma come è possibile??? x il resto stendiamo un velo pietoso

  • Francesco D’Introno (utente non verificato)

    Sì magari chi l’ha scritto è stato un po’ troppo buono, so di avere tantissimo da imparare ma in questi anni un briciolo di esperienza l’ho accumulata, lavorando ogni giorno sul campo con passione. Per il resto cosa avresti da dire? Sentiamo, la pietra o non la si lancia proprio o altrimenti poi è difficile nascondere la mano 😉

  • El 92 (utente non verificato)

    Lascia stare Francesco, il silenzio è la miglior risposta verso persone che sono invidiose verso ragazzi che essendo giovani sono addentrate alla grande nel mondo del basket. Ciao e Auguri ed in bocca al lupo.