“Forconi”, parla Mons. Pichierri: «Violenza deprecabile, ma si consideri con urgenza il disagio»

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Il vescovo: «Come Chiesa noi siamo anche responsabili, perché chiamati a dare aiuto a chi è nel disagio, non soltanto con parole pietose, ma attraverso uno stare accanto con la solidarietà e con la condivisione»
Sulle agitazioni dei cosiddetti “forconi”si è detto e scritto di tutto: dalla genuinità delle ragioni alla incongruità del metodo, dalle adesioni spontanee di commercianti e artigiani alle intimidazioni più o meno velate, fino al rischio che in quella protesta potesse annidarsi il germe di spinte eversive. Il rischio, insomma, che in quelle file potessero trovare spazio gli interessi dei facinorosi.
CoratoLive.it ha voluto raccogliere l’opinione della massima autorità spirituale del territorio, Mons. Giovanni Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie e Nazareth.
Eccellenza, i manifestanti protestano contro “il sistema”, la politica come “casta”, “fabbrica di privilegi”, poco sensibile alla crisi economica in atto e all’acuirsi del disagio socio economico, sempre più ampio. Ragioni per molti versi condivisibili, che hanno dato adito – tuttavia – a episodi di violenza, più o meno velata. Qual è la sua lettura del fenomeno?
Come responsabile di una Chiesa diocesana sento di dare piena solidarietà ai poveri che gridano forte, ai poveri che io vedo nei senza lavoro, negli sfrattati, negli ammalati, nei sofferenti, in anziani e pensionati. Il fenomeno indubbiamente è frutto di un’esasperazione e va letto alla radice. Perché avvengono questi fenomeni, perché si sono manifestati i muscoli e non quell’equilibrio interiore sempre necessario? Perché in effetti c’è un gravissimo disagio.
Da parte dei responsabili della vita sociale, dei governanti e dei leader sociali va data una risposta adeguata. Bisogna aiutare le persone a non giungere a queste manifestazioni, inaccettabili quando diventano poi nidi di violenza. Questo è deprecabile, però non si può neppure non considerare con urgenza il disagio, perché ci troveremmo davanti ad altri fenomeni che si susseguono. Ora, da parte dei responsabili della vita sociale chiederei davvero una presa di consapevolezza, di responsabilità; chiederei di assicurare un governo stabile in Italia, è urgente. Occorre essere vicino a queste situazioni e dare delle risposte, dei segni di speranza.
Come Chiesa noi siamo anche responsabili, perché chiamati a dare aiuto a chi è nel disagio, non soltanto con parole pietose, ma attraverso uno stare accanto con la solidarietà e con la condivisione. Io credo che alla radice di questi mali ci siano egoismo e indifferenza, quel “non mi toccano queste cose per cui non ci penso”. E invece no, dobbiamo vivere come in una famiglia, dobbiamo sentirci spinti a correre verso il fratello che ha più bisogno di essere aiutato e compreso.
Il suo è – da un lato – un monito indirizzato a chi governa le nostre comunità, perché ascolti le ragioni della protesta, dall’altro una ferma condanna dei facinorosi che vanificano ragioni genuine. A proposito dei privilegi della cosiddetta “casta”, Papa Francesco ha lanciato segnali molto forti e concreti, con un appello alla morigeratezza nei fatti molto apprezzato.
Nella recente Esortazione Apostolica del Papa, Evangelii Gaudium, la gioia del Vangelo, Francesco parla delle situazioni sociali difficili e, giustamente, esorta tutti a metterci dalla parte dei poveri, non dei potenti che schiacciano i poveri. Poi con garbo, come lui sa fare, stimola le coscienze di tutti, soprattutto dei responsabili della vita sociale, a rivedere il sistema, perché il sistema sociale, e quello economico, può diventare senz’altro perverso, come si manifesta in tante forme. Il Papa, quindi, invita a mettersi in solidarietà, a saper fare un cammino insieme, senza trascurare chi si attarda perché non riesce ad andare avanti.
Probabilmente si è giunti a tanto perché è mancato un dialogo in questi anni o si è trattato di un dialogo fra sordi. Come superare la sordità reciproca?
Il metodo è quello del dialogo come ben dici. Dialogo che dev’essere promosso dai leader sociali, ma sostenuto da una interiorità e in questo vedo la responsabilità della Chiesa, di noi ecclesiastici, vescovi, sacerdoti, diaconi, famiglie cristiane, e di quanti si dicono Chiesa di Cristo. Ora, il dialogo non dev’esser fatto tanto di parole quanto di gesti concreti, di vera solidarietà, e questo dà conforto e accende speranza. In questo dialogo vanno coinvolte tutte le forze che possono dare soluzioni radicali. Tutto questo è benefico, è la vera speranza.
Il rischio, quando si esaspera uno stato di disagio socio-economico è che la folla scelga “Barabba”.
Sì, è appunto questo puntare più sui muscoli che non sulla ragione, sulla consapevolezza. La gente ha bisogno di essere accolta, ascoltata. Poi ha bisogno di vedere la solidarietà, quel mettere la mano nella mano per evitare il mancato rispetto della persona. Non bisogna mai calpestare la persona, e la si calpesta anche quando si è indifferenti a certe situazioni, ma bisogna sapersi chinare, rialzare il fratello e dire “andiamo insieme, tentiamo insieme una soluzione”.
Commenti
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Con tutto il rispetto non certo per la religione, invenzione atavica dell’uomo per combattere la paura della morte e la rabbia verso le ingiustizie, ma per chi crede ed opera nell’ambiente religioso, non credo che un uomo che vive avulso dalla realtà, non avendo un lavoro da difendere o una famiglia da mantenere, possa essere la migliore fonte di consiglio in un grave contesto socio-economico. D’altronde più che cose scontate e banali non può dire. Ma se le persone, o parte di esse, si ritengono appagate dalle parole che provengono da un religioso, allora lo scopo è raggiunto, e mi complimento con tale persona.
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monsigno’ ma fam u piacier non s dicen chiachr vacand
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pichierri scendesse anche lui da piedistallo e faccia quello che dice papa francesco… come mai il vescovo manca dalla processione di san cataldo da ben 13 anni? lui dovrebbe essere un umile fra gli umili della diocesi… e invece!
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Salvatore di gennaro lei è veramente un’intellettuale.Mi complimento.
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Io ,nella condizione di totale e smisurati privilegi , lusso e comodita in cui vive il nostro amato vescovo, avrei evitato di fare certe uscite , certi commenti e certe affermazioni riguardanti situazioni di gente che ha seri problemi di lavoro , soldi e futuro per i figli! e…………mi sarei sentito estremamente in imbarazzo







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