Quando pasta vuol dire speranza

Marzia Ferrante
Quando pasta vuol dire speranza

Seconda edizione di “Ripartiamo dalla pasta”, progetto di riqualificazione sociale promosso dal Pastificio “Granoro” e dalla scuola di cucina molfettese “La Factory del Gusto” , presentato ieri mattina presso lo stesso istituto carcerario

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«Quello che imparerò da questa esperienza, lo porterò a Napoli e lo metterò in pratica nella pizzeria di mio figlio, perché l’anno prossimo uscirò di qui».

Così, con il sorriso sul volto e con gli occhi pieni di speranza, una delle detenute del penitenziario femminile di Trani ha voluto commentare la sua partecipazione alla seconda edizione di “Ripartiamo dalla pasta”, progetto di riqualificazione sociale promosso dal Pastificio “Granoro” e dalla scuola di cucina molfettese “La Factory del Gusto” , presentato ieri mattina in conferenza stampa presso lo stesso istituto carcerario.

Dopo il successo della prima edizione, conclusasi all’inizio del 2013, ritorna quindi “Ripartiamo dalla Pasta”, corso di cucina rivolto, quest’anno, a sei detenute del carcere di Trani (di cui tre già hanno partecipato alla prima edizione), che si propone di fornire nuovi stimoli, nuove conoscenze e competenze,  oltre che potenziali sbocchi lavorativi a chi, dopo aver scontato la propria pena, tenterà un reinserimento nella vita sociale e lavorativa. 

«Era una promessa fatta alle ragazze di questo istituto – ha spiegato Marina Mastromauro, amministratore delegato del Pastificio Granoro – e infatti siamo tornati con questa iniziativa, che non vuole essere solo un’occasione sporadica, ma un progetto che offra continuità di obiettivi e anche di persone, sperando che diventi un vero e proprio appuntamento.

Il progetto è nato perché ci sembrava che potesse portare un po’ di luce per le detenute, aiutandole a ritrovare il concetto di quotidianità attraverso piccoli gesti di ogni giorno, come il cucinare con le proprie mani; a recuperare i propri sensi, riscoprendo gli odori, i profumi e i sapori della nostra terra. L’anno scorso ricordo che le ragazze erano contente poi di condividere i loro piatti con le compagne: questo spirito di condivisione del prodotto finito è uno degli elementi portanti del nostro progetto».

L’aspetto “umano” di “Ripartiamo dalla pasta”, il suo voler essere anche un’esperienza formativa e gratificante dal punto di vista delle relazioni instauratesi, è stato più volte sottolineato dagli altri interventi nel corso della conferenza. 

«L’anno scorso – ha detto la Elisabetta Pellegrini, responsabile area trattamentale del penitenziario – le detenute hanno trovato non solo un corso di cucina, ma anche dei rapporti umani importanti con i docenti».  A conferma di ciò, Salvatore Turturo, amministratore della Factory del Gusto, ha spiegato: «Durante il corso, prima di tutto vogliamo instaurare un rapporto umano con le partecipanti, cercando di capire la persona che abbiamo di fronte».

Lo stesso Turturo ha delineato le modalità di svolgimento del corso: «Si svolgerà in otto lezioni di circa due ore l’una, che si terranno un giorno a settimana. Rispetto all’anno scorso, il corso è più avanzato ed è incentrato sui metodi di cottura, sulla conservazione dei prodotti, sulle nuove tecnologie e sull’importanza del rapporto tra cibo e salute dei commensali».

Presente alla conferenza anche il Sindaco Renato Bucci, che ha voluto ringraziare Marina Mastromauro e il Pastificio “Granoro” «che portano alto il nome di Corato», per il progetto “Ripartiamo dalla Pasta” e per il loro essere esempio di «avanguardia imprenditoriale e sociale», sottolineando però come questa stessa iniziativa porti alla luce un «nervo scoperto», ossia la frequente carenza di iniziative pubbliche del genere: «Si tratta di un progetto  fatto da un privato in risposta ad istanze sociali, di cui dovrebbero quindi occuparsi le pubbliche amministrazioni. Ma gli investimenti pubblici volti al recupero di detenuti e di ex detenuti, sono sempre accompagnati da polemiche, perché c’è chi obietta che vadano dati spazio e priorità a chi non ha sbagliato. Ben venga quindi questa iniziativa privata, che la “Granoro” porta avanti senza alcuna forma di autocelebrazione, e che mi auguro possa aprire la strada ad altre iniziative dello stesso calibro».

Compiaciute e speranzose anche le parole degli altri relatori della conferenza stampa, quali il Monsignor Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, che ha sottolineato la positività del progetto  in quanto «proposta dignitosa nei confronti delle detenute, foriera di speranza e ripresa interiore, e iniziativa che può dare loro la gioia di esprimersi a contatto con gli altri».

Oppure di Bruna Piarulli, direttrice del penitenziario femminile di Trani, che ha visto in “Ripartiamo dalla pasta” un perfetto esempio di proposta «volta alla rieducazione del condannato, così come prescrive l’articolo 27 della Costituzione Italiana, grazie al quale le detenute già l’anno scorso si sono sentite protagoniste e autrici dell’iniziativa».

Presenti anche il Sindaco di Trani Gigi Riserbato, che ha fatto gli onori di casa ricordando la collaborazione e il patrocino, non solo morale, dell’Amministrazione Comunale tranese nei riguardi di questa e di altre iniziative volte al reinserimento sociale dei detenuti dei penitenziari maschile e femminile; e la vice sindaco di Barletta Anna Rizzi Francabandiera, che ha evidenziato le difficoltà che gli ex detenuti incontrano una volta ritornati nella vita sociale: «Il territorio deve lavorare in sinergia con le imprese per l’accoglienza degli ex detenuti e per dare loro una possibilità di recupero».

Hanno concluso la conferenza gli interventi di alcune delle sei detenute che hanno già partecipato alla prima edizione di “Ripartiamo dalla pasta” o che parteciperanno alla seconda. Tutte parole di entusiasmo e di speranza, di ringraziamento verso coloro che hanno offerto loro la possibilità di fare un’esperienza diversa, coinvolgente e formativa, che si spera possa dare davvero loro opportunità lavorativa e di reintegrazione sociale, una volta che  si lasceranno alle spalle le porte del carcere.

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Commenti

  • Roberto Panebianco (utente non verificato)

    Iniziativa Bella.Tuttavia ciò che emerge è l’aspetto “pubblicitario”. E’ una vetrina, per il pastificio e per tutte le persone coinvolte e immortalte nella foto. Credo che a quelle donne detenute serva invece una REALE POSSIBILITA’ di reinserimento e recupero sociale. Come quello fatto in molte comunità di accoglienza. L’ordinamento penitenziario fonda la rieducazione sul lavoro, ma ce n’è poco fuori e ancora meno, penso, per chi sta in carcere. Servirebbero nuove modalità di recupero e di accoglienza e non solo parole e siparietti…

  • ciccillo Pastaasciutta (utente non verificato)

    inutile déjà vu