Studiare conviene? L’impietosa fotografia dell’istruzione italiana

La Redazione
I ragazzi del liceo classico “Oriani” con il linguista De Mauro

La risposta nel convegno dal titolo “Investire in conoscenza, cambiare il futuro”, cui ha partecipato una rappresentanza studentesca del liceo classico “Oriani”

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Una rappresentanza studentesca del liceo classico “Oriani” ha partecipato sabato scorso al convegno dal titolo “Investire in conoscenza, cambiare il futuro” organizzato dalla fondazione “Con il Sud” e dal “Forum del libro” presso il teatro Petruzzelli di Bari.

Dopo i saluti iniziali sono intervenuti, nell’ordine, Ignazio Visco (Governatore della Banca d’Italia), Corrado Augias (giornalista e scrittore), Giuseppe Guzzetti (Presidente ACRI), Tullio De Mauro (linguista).

«I dati Eurostat mostrano che studiare conviene perché rende più probabile trovare un lavoro» ha sottolineato il governatore della Banca d’Italia.

«Nel 2011 in media nell’UE lavorava l’86% dei laureati contro il 77% dei diplomati. In Italia, tuttavia, studiare conviene meno – ha aggiunto – per i laureati tra i 25-39 anni, la probabilità di essere occupati era pari a quella dei diplomati (73%) e superiore di soli 13 punti percentuali a quella di chi aveva conseguito la licenza media».

Nonostante il livello d’istruzione sia nel nostro Paese mediamente basso, a un grado più alto non corrisponde, come negli altri Paesi avanzati, una remunerazione maggiore. E’ il “paradosso” tutto italiano indicato da Visco: «ad un basso livello di istruzione dovrebbe corrispondere un rendimento della stessa elevato, trattandosi di un fattore relativamente scarso. In Italia, invece, a un basso livello d’istruzione si associa una bassa remunerazione».

Alla platea del Petruzzelli, gremito di ragazzi delle scuole superiori, Visco non poteva presentare una fotografia più impietosa.

«In Italia c’è una situazione grave, più grave che in altri Paesi, di analfabetismo» ha detto il linguista ed ex ministro della pubblica istruzione, Tullio De Mauro.

«L’80% degli adulti non è in grado di capire un articolo di giornale. Per sviluppare il Paese i nostri politici hanno fatto la scelta di accumulare capitali e di realizzare infrastrutture, in Giappone invece hanno fatto la scelta del “dovete studiare tutti’”».

De Mauro ha rilanciato l’idea, indicata da Visco nel suo intervento, di trasformare le classi scolastiche in “laboratori continui” in modo da costruire “ricercatori permanenti”.

Per l’editore Laterza «le persone migliori dell’economia hanno sempre saputo che la cultura è un lievito dell’economia. C’è ad esempio un modo di dire, che molti adottano – ha ricordato Laterza – quando dicono “si vota con il portafogli”, cioè si vota secondo i propri interessi. Ma il portafogli è un’idea. Già dipende se i miei interessi li voglio fare oggi, subito, stasera o fra un anno, se voglio fare gli interessi dei miei figli, e via dicendo.

Quindi già l’idea degli interessi è cultura, nel senso che implica una elaborazione. Economia e cultura sono strettamente legate e non è un caso che nei Paesi più ricchi si legga di più, si vada di più al cinema, si vada su internet. Credo che oggi – ha concluso – l’abbiamo probabilmente cominciato a capire anche in Italia, qui da noi si fa un po’ più fatica ma penso che si capirà».

«In realtà noi studenti l’avevamo capito già da tempo, riescono a capirlo anche coloro dalle cui decisioni dipendono le politiche economiche e scolastiche?» ha commentato Francesco Tedone, studente dell’Oriani.

«Al termine di una giornata così intensa e stimolante – ha sottolineato ancora lo studente della 2B – un particolare ringraziamento va al dirigente scolastico Angela Adduci che ha accolto l’invito della referente del Presidio del Libro di Corato, Angela Pisicchio, a partecipare a questa manifestazione, rivelatasi occasione di arricchimento culturale non irrilevante».

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Commenti

  • Pino Piggioli (utente non verificato)

    Ma il ministro dell’Istruzione Carrozza autorizza una scuola paritaria ad avviare la sperimentazione per il liceo con un anno in meno e dice: “Dovrebbe diventare un modello”.

  • salvatore di gennaro (utente non verificato)

    …ci sono lauree e lauree: quelle “toste” che danno possibilità di lavoro e quelle facili ed inutili, anticamere della disoccupazione. Ma in Italia, per sopravvivere, vale ancora di più una buona zappa o un buon cacciavite, di un libro…Dopo il ’68 i titoli di studio generici hanno perso sempre più valore, data l’abbondanza nel reperire chi ne era in possesso. Ora che salvi più…