Il parere dei lettori sul voto /2

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Alfredo Ferrara: «Quella strettoia tra entusiasmo e cinismo»
L’elezione a sindaco di Renato Bucci ha spinto numerosi lettori a prendere carta e penna (ops… mouse e tastiera) e a inviarci riflessioni e opinioni. Abbiamo scelto di pubblicarne quattro.
Questa è quella di Alfredo Ferrara.
«Niente meglio di un recente film di Sergio Rubini ha fornito un affresco di quella particolare variante del Mezzogiorno che è la provincia pugliese: ne “L’uomo nero” è raccontata la storia di un capostazione di un non meglio specificato paese in provincia di Bari.
Nel tempo libero il protagonista dipinge unendo la totale inconsapevolezza dei propri limiti a delle genuine velleità artistiche. Il paese non è tenero nei confronti suoi e dei suoi quadri: quasi si direbbe che muore dalla voglia di demolire i suoi slanci a tal punto che finanche quando il capostazione ruberà un quadro di Van Gogh e lo spaccerà per una sua creazione continuerà a deriderlo per la sua incapacità.
Se Napoli e la Campania hanno fatto dell’ostentazione dell’emotività (talvolta sublime, talvolta terribilmente brutta) la propria cifra, la Terra di Bari ha sempre vantato la propria concretezza levantina che rifiuta ogni orpello, che quasi si vergogna di propri stessi slanci. Il capostazione pittore e i suoi concittadini ferinamente cinici nei confronti delle sue opere ne sono un’ottima rappresentazione. Vedendo quel film sembra di sentire nelle voci di questi ultimi due espressioni che a Corato conosciamo bene: “c’ada scì facenn?” oppure “addà vuà scì?”.
Questo carattere è a mio avviso la cifra con la quale leggere le elezioni amministrative appena svoltesi. Il centrodestra si è infatti presentato all’elettorato vantando la sua decennale esperienza amministrativa, rivendicando di sapere come si fanno le cose, di averlo dimostrato, rifiutando di portare nel dibattito una prospettiva di futuro che si discostasse dall’evidenza del passato.
Ha cercato di smorzare l’entusiasmo che la candidatura di Renato Bucci ha inaspettatamente suscitato presentando il progetto che questi ha incarnato non smentendolo nel merito e contrapponendone uno di segno diverso, ma ironizzando proprio su quella voglia di cambiamento che ai loro occhi deve esser sembrata come un’assurda pretesa. Hanno gettato addosso a quell’entusiasmo il cinismo del “c’adà scì facenn?” come un anatema che da solo sarebbe dovuto bastare a decretarne la sconfitta.
I cittadini di Corato l’hanno rispedito al mittente. Attenzione però a leggere in ciò un’anomalia: il nostro Mezzogiorno non è così lineare e banale come un osservatore distratto può pensare o un cinico di professione può sperare. Il nostro Mezzogiorno è denso di contraddizioni e quell’anarchico cinismo non riconosce padroni: è allo stesso tempo capace di innamorarsi del Re perché gli delega unilateralmente il potere di organizzare la società sollevandosi così dall’onere della partecipazione civile e di guardare con scetticismo all’ereditarietà delle cariche perché di fronte ad ogni incoronazione di un principe ereditario si chiede, con un certo sarcasmo, ‘questo senza l’autorità paterna addà vol scì?’.
Questo è successo a Corato, che solo tre mesi fa ha tributato a Perrone l’ennesimo plebiscito e che oggi ha risposto con uno sberleffo al tentativo di passare il testimone al suo prescelto; che pur di restare padrona del suo cinismo e del suo scetticismo ha preferito credere ad un sogno piuttosto che riconoscere qualche prerogativa ad un principe.
A Renato Bucci va l’indiscusso merito di aver colto prima di tutti la possibilità di incunearsi in questa strettoia, di aver capito che era necessario dismettere ogni timidezza ed ogni timore reverenziale nei confronti di chi negli ultimi anni è stato padrone indiscusso del consenso, di aver cominciato l’opera di ricostruzione di un centrosinistra che sembrava scomparso.
La vera partita comincia però ora. La stessa cosa è successa nel 2000, quando la città voltò le spalle ad un centrodestra tronfio e sicuro di sé. La miopia del centrosinistra di allora fece naufragare quell’esperienza consegnandoci ad un decennio da dimenticare: il cinismo tornò a rivolgersi contro il centro-sinistra che fu seppellito nelle urne nel 2003 e nel 2008.
In quella circostanza proprio Renato Bucci conservò tutta la lucidità necessaria rinunciando unilateralmente ad un assessorato per il bene dell’amministrazione e della coalizione che la sosteneva.
Conservarne memoria può aiutarci a trovare il giusto cammino oggi che la situazione appare molto più complicata, con un consiglio comunale i cui equilibri appaiono quantomai incerti. Niente può far più male in questo momento che gli appetiti dei tanti gattopardi che vedono in ogni cambio di scenario l’occasione per riciclarsi e che sono soliti comportarsi all’opposto di quanto Bucci fece nel 2000. I nuovi ingressi in consiglio comunale fanno per fortuna ben sperare: i loro occhi possono essere gli occhi dei tanti che si sono riconosciuti in questo percorso collettivo e che hanno sottratto la politica all’esproprio che ha subito negli ultimi anni.
Il capostazione pittore questa volta è riuscito a convincere gli scettici sconfiggendo chi, facendo del cinismo il suo stile politico, credeva di esser diventato onnipotente. La sua forza è stata proprio l’aver preso consapevolezza dei propri limiti e l’essersi confrontato insieme con umiltà e coraggio con la comunità cittadina. I suoi quadri presenti e futuri non sono però al sicuro, messi in pericolo da chi vuole impossessarsene e da chi già non vede l’ora di tornare a deriderli.
La loro sopravvivenza e la loro bellezza dipende da quanti continueranno ancora a tenere stretti nelle loro mani coraggio, pennello e tavolozza».
Commenti
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Bravo alfrè, bell’analisi, senz’altro meglio della domanda che hai fatto a Bauman
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Bene Alfredo, sono d’accordo con te. Il bello viene adesso. Io infatti ho volutamente disertato i festeggiamenti perché mi ricordavano troppo quelli tributati a Fiore nel 2000 e finiti presto nella più cruda disillusione. Lo dico più esplicitamente di quanto hai fatto tu: Renato deve liberarsi con un colpo d’ala di tutte le zavorre che ancora popolano certi partiti (PD e SEL, ma anche qualcuna delle sue liste) e volare alto, dando corpo alla voglia di novità e di “liberazione” che si è riconosciuta in lui. Gli auguro buon governo, competenza, onestà e trasparenza.
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Condivido le analisi di Ferrara e Stolfa- Aggiungo con fermezza che BUCCI deve dimostrare che la vecchia nomenclatura è andata in pensione. Gli apparati di partito hanno tarpato le ali alla crescita del nuovo. Noi vecchi dobbiamo stare vicini e mettere a disposizione la nostra modesta esperienza. I baroni non devono pretendere di avere diritto all’usufrutto DEL POTERE e mettere al loro posto figli e portaborse . ADELANTE RENATO !







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