Il liceo classico “svela” il tesoro nascosto

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Si è concluso il Progetto “Il tesoro Nascosto”, svolto grazie alla collaborazione della Cooperativa Sociale Cohanis ed il Liceo Classico “Oriani”
Si è concluso il Progetto “Il tesoro Nascosto”, svolto grazie alla collaborazione della Cooperativa Sociale Cohanis ed il Liceo Classico “Oriani”. A raccontare com’è andata sono Valentina De Grecis, Marida Mazzilli, Antonella Rocchitelli e Marilisa Quatela, con la collaborazione della classe II D.
“Jenny è come un uccellino, un uccello dalle ali molto corte, mi capita di pensare. Per un uccello così, volare è difficile: ci vuole più forza, più fatica, più tempo. Perché un uccellino con le ali corte deve impegnarsi molto per imparare. Deve essere più bravo degli altri. E’ per questo che dobbiamo capire che conquista è per Jenny imparare. Non importa cosa”.
Anche noi ragazze della II D del Liceo Classico Alfredo Oriani dell’indirizzo psicologico-sociale abbiamo imparato qualcosa: “disabilità” non è solo sinonimo di diversità ma un mondo tutto da scoprire; in altre parole un “tesoro nascosto”. Proprio questo nome è stato dato al nostro progetto.
Il progetto si proponeva di realizzare le seguenti attività:
– affiancamento all’educatore professionale e osservazione della fase di inserimento degli ospiti nella Cohansie;
– affiancamento all’educatore professionale e osservazione durante la compilazione del progetto educativo individualizzato (PEI) degli ospiti della Cohansie;
– affiancamento all’educatore professionale e osservazione degli ospiti nelle attività di sostegno scolastico;
– affiancamento all’educatore professionale e osservazione delle dinamiche relative ai rapporti degli ospiti con le famiglie;
– affiancamento all’educatore professionale e osservazione dei segnali di disagio degli ospiti nella struttura.
Ma in realtà è emerso molto di più: non abbiamo solo appreso competenze lavorative ma il vero valore delle persone che non è l’apparire ma l’essere. La loro non è diversità ma soggettività. Essi vivono in un mondo tutto diverso… Ma diverso perché pieno di colori, suoni, odori, gesti che ci sono estranei, che non percepiamo o che forse semplicemente non sono nostri.
Varie sono le attività svolte e tutte finalizzate alla massima condizione di autonomia che gli ospiti possono raggiungere: svolgono attività di laboratorio come quello di informatica, danza terapia, preparativi per la rappresentazione teatrale dal titolo omonimo al progetto “Il Tesoro Nascosto” e molto altro come attività ludico-ricreative come disegni e cura del sé.
Non nascondiamo che inizialmente eravamo incerte su come approcciarci a questa esperienza e su come gli ospiti avrebbero reagito alla nostra presenza. Non appena abbiamo cominciato lo stage però, ci siamo rassicurate perché gli ospiti ci hanno accolte mettendoci subito a nostro agio come se ci conoscessero da sempre. Possiamo quindi affermare che questa è stata una bellissima esperienza che ci ha fatte maturare sia come persone sia come future lavoratrici.
Un ringraziamento va alla nostra Dirigente Scolastica Prof.ssa Angela Adduci, al professor Antonio Di Gioia, alla Direttrice dott.ssa Anna Marzocca, alla Psicologa dott.ssa Angela Uccelli e agli ospiti della struttura che ci hanno permesso di scoprire questo tesoro nascosto.
Di seguito riportiamo il racconto di una di noi ragazze riguardo questa stupenda esperienza:
«Per quanto ci riguarda l’esperienza avuta presso la cooperativa Cohansie è stata semplicemente fantastica ed è per questo vorremmo ringraziare in primis il nostro professore Antonio Di Gioia per averci permesso di compiere questo stage e in secondo luogo (ma non meno importanti) la dottoressa Anna Marzocca e la dottoressa Angela Uccelli senza le quali tutto ciò non sarebbe stato possibile.
Alcune di noi hanno realizzato il lo stage non presso la struttura, ma bensì in uno dei due laboratori creati per far acquisire agli utenti specifiche competenze, com’è stato per il caso del laboratorio di informatica, oppure per mettere in luce loro capacità nascoste come abbiamo potuto notare nel laboratorio teatrale. Abbiamo partecipato al laboratorio di informatica e sin da subito ci siamo trovate a nostro agio grazie alle dottoresse ma soprattutto grazie ai ragazzi che dal primo giorno, ci hanno accolte come se ci conoscessimo già da tempo.
Pur essendo già iniziato il corso quando noi abbiamo cominciato l’attività di stage, abbiamo notato comunque dei cambiamenti che progressivamente diventavamo sempre più visibili . Ognuna delle stagiste infatti, aveva un utente da segiure nel compito che era stato assegnato loro dall’esperto che conduceva il laboratorio, il dottor Domenico Dormio. Ma accanto a queste attività vi erano momenti di svago in cui i ragazzi sceglievano una canzone e si cantava e ballava tutti insieme, tanto che alcune di queste sono stata utilizzate come colonne sonore durante la rappresentazione finale. Il giorno della rappresentazione finale ognuno dei ragazzi doveva mostrare ad un pubblico di genitori e parenti ciò che aveva imparato durane il corso…E l’hanno fatto in maniera magistrale.
Ognuno, chi più chi meno, aveva imparato qualcosa e come ci è stato spiegato questo è stato per loro un gran traguardo. All’inizio devo ammetterlo eravamo un po’ titubanti, in quanto non sapevamo come approcciarmi agli utenti né come avremmo dovuto comportarci, ma poi è bastato un solo incontro con i ragazzi per farci passare ogni paura. Loro infatti si sono subito avvicinati a noi, si sono presentati e inaspettatamente ci hanno abbracciato con un calore che non credevo possibile, almeno non così da subito.
Sono davvero fantastici, sono loro il vero motore, le persone senza le quali non esisterebbe tutto ciò che è stato fatto. Uomini e donne di varie età accomunati da disabilità, seppur diverse, con una voglia di vivere e sorridere assolutamente coinvolgente e travolgente. Loro danno la possibilità di riflettere sul fatto che non bisogna arrendersi dinanzi alle difficoltà e che anzi bisogna reagire per uscirne più forti di prima. Il loro, anche se involontario, per noi è stato un grande insegnamento che non si dovrebbe mai dimenticare.
Ed è così che sempre vorremmo ricordarli, con il sorriso e la voglia di vivere e imparare che li contraddistingue sperando davvero che loro continuino così e non soccombano alle difficoltà di fronte alle quali purtroppo sono stati messi. Ah un’ultima cosa… spero che persone come le dottoresse che abbiamo sopra nominato proseguano nella loro attività e che strutture come la Cohansie non “muoiano” mai perché è anche grazie a queste che molti ragazzi hanno ritrovato la voglia di vivere e la forza di vivere. Sono loro, in un mondo che sembra andare a pezzi, il nostro tesoro non piu’ cosi’ tanto nascosto».
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