Superare le barriere linguistiche e culturali. Prove di integrazione al “Battisti”

La Redazione
Superare le barriere linguistiche e culturali. Prove di integrazione al "Battisti"

Si è concluso venerdì scorso con una grande festa il progetto “Integr-Azioni a Colori”, nato dal bisogno degli alunni di origine straniera di superare le barriere linguistiche che ostacolano l’apprendimento

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Si è concluso venerdì scorso con una grande festa il progetto “Integr-Azioni a Colori” che ha interessato l’Istituto Comprensivo Cesare Battisti-Giovanni XXIII.

L’evento ha visto la partecipazione dei gruppi classe coinvolti nel progetto, dei genitori, delle insegnanti e del dirigente scolastico, prof.ssa Grazia Maldera, molto attenta alla tematica dell’integrazione.

Gli alunni si sono esibiti nelle danze popolari tipiche dei Paesi d’origine dei compagni di classe stranieri, i quali hanno costruito un percorso virtuale fra i Paesi di provenienza attraverso l’esposizione di cartelloni e foto che i partecipanti alla festa hanno avuto modo di apprezzare e condividere in una logica aperta di integrazione. Inoltre, tutti hanno potuto degustare e apprezzare i sapori e gli odori di terre lontane.

Il progetto è nato dal bisogno degli alunni di origine straniera di superare le barriere linguistiche che ostacolano l’apprendimento. Infatti, la conoscenza della lingua italiana è condizione primaria per il buon esito dell’intero processo di apprendimento, in quanto solo attraverso la lingua si può giungere alla conoscenza di altre forme di saperi, nonché mezzo di socializzazione con i compagni. Pertanto, il principale obiettivo del progetto è stato il potenziamento delle capacità linguistiche degli alunni stranieri con difficoltà relative alla lingua italiana.

La dott.ssa Mariangela Addario, mediatrice linguistica ed esperta in insegnamento dell’italiano a stranieri, ha attuato interventi individualizzati utilizzando approcci tradizionali di insegnamento delle Lingue seconde, ma soprattutto approcci di ludolinguistica volti all’assimilazione e alla rielaborazione della lingua italiana tramite il gioco, senza il blocco psicologico scatenato spesso dalle richieste dell’impegno scolastico.

La seconda fase del progetto, seguita dalla dott.ssa Mariangela Addario e dalla dott.ssa Marianna Tarantini, educatrice, ha visto protagonisti tutti gli alunni di origine straniera e ha avuto l’obiettivo di recuperare le tradizioni storico-socio-culturali del proprio Paese d’origine. Sono stati realizzati percorsi tematici volti a far emergere la conoscenza delle proprie origini e della propria cultura, qualora già interiorizzate, o a co-costruirla tramite una ricerca partecipata. Il lavoro di ricerca è stato successivamente condiviso con il gruppo classe al fine di valorizzare la diversità culturale.

Il progetto ha previsto anche uno sportello di orientamento ai servizi del territorio e di sostegno alla genitorialità, curato dall’Assistente Sociale specialista dott.ssa Doriana Di Gennaro e dallo Psicologo-Psicoterapeuta dott. Domenico Caterina. Il servizio, inizialmente pensato per i genitori dei bambini stranieri, è stato successivamente esteso a tutti i genitori interessati in quanto è emersa la necessità di molti genitori di essere accompagnati nelle scelte quotidiane che riguardano i propri figli.

L’obiettivo dello sportello è stato quello di garantire all’interno di un contesto “protetto” scolastico la possibilità di usufruire gratuitamente della consulenza di esperti per avere informazioni sui servizi presenti sul territorio e conoscerne le modalità di accesso, essere indirizzati e accompagnati ai servizi, analizzare e riformulare i propri bisogni, ricevere consulenza psicologica individuale e sostegno alla genitorialità. Il riscontro dei genitori è stato crescente a dimostrazione dell’utilità di un sostegno che la scuola dovrebbe fornire alle famiglie con le quali ha contatti costanti più di qualunque altro servizio del territorio.

L’intero progetto si è rivelato positivo sotto il profilo dell’integrazione in quanto ha puntato sulla lingua come veicolo di conoscenza, sulla condivisione del bisogno e sull’apertura alle culture “altre” che dobbiamo imparare ad apprezzare in quanto cittadini del mondo e in primis come cittadini di un Paese sempre più multietnico e plurilinguistico.

La strada dell’apertura, della complicità è quella che ci consentirà in futuro di percorrere sentieri sconosciuti e affascinanti di conoscenza e soprattutto di superare gli inutili stigmi che, spesso, ci rendono ciechi di fronte alle risorse, alle ricchezze che gli “altri” sono disposti a mettere in comune.

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