Oltre 1.300 stranieri in città, ma la politica li ignora

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Nessun programma elettorale si è occupato – se non in pochissime righe – dell'inclusione sociale degli stranieri in città. Ad affermarlo è una nostra lettrice di origine albanese
Besa Nuhi Mone vive a Corato da 16 anni ma è nata a Durazzo, in Albania. E’ laureata in matematica e la insegna, è mediatrice culturale, ma scrive libri per passione.
Ha seguito attentamente la campagna elettorale per le comunali e ci ha trovato una grossa lacuna: nessun programma elettorale si è occupato – se non in pochissime righe – dell’inclusione sociale degli stranieri in città.
A sottolinearlo, spiegando le esigenze di chi vive a Corato ma proviene da un altro Paese, è la nostra stessa lettrice.
«Sono Besa Nuhi – racconta – una cittadina italiana di origine straniera residente a Corato da 16 anni ormai. Fin dall’inizio della campagna elettorale ho cercato di seguire le attività dei partiti politici concorrenti alle elezioni sia dal vivo che sul web.
Ho letto attentamente i rispettivi programmi per quanto riguarda l’inclusione sociale degli stranieri nella società italiana. Leggendo le poche righe o le poche parole dedicate a questo argomento confesso che sono rimasta delusa.
Nella città di Corato, con una popolazione di 48.101 abitanti, risiedono 1.092 cittadini stranieri regolari (dati ISTAT 2010) di 20 nazionalità diverse. Di questi quasi 300 sono minorenni, dunque in età scolastica e di asilo».
In realtà, stando alle cifre fornite dall’ufficio anagrafe nel 2012, a Corato gli extracomunitari con permesso di soggiorno (clandestini esclusi, quindi) sono circa 1.300 provenienti da 46 paesi diversi. Circa 400 arrivano dal Marocco, 300 dalla Romania, poco più di 200 dall’Albania. Poi via via ci sono poche decine di cinesi, polacchi, ucraini, tunisini.
«In questa città – continua Besa Nuhi – fin dai tempi in cui è stata eletta la sinistra (2001, 2002,… seguiti poi dalle vicende della caduta della giunta ecc.) non c’è uno sportello per gli stranieri. Un immigrato che avrebbe bisogno di consultare la sua posizione legale, lavorativa, sanitaria, non sa a chi rivolgersi, di conseguenza è costretto a perdere la giornata lavorativa per andare a Bari presso qualche sportello dei sindacati.
La nostra città è il capofila della zona Corato-Ruvo-Terlizzi, ha uno sportello PUA, ma uno straniero rimane letteralmente straniero perché non riesce ad orientarsi bene soprattutto a causa della seconda lingua. Altre città, es. Molfetta, hanno attivato dei servizi per venire incontro a queste situazioni.
Come cittadina di origine non italiana e con un vissuto da immigrata, chiedo ai candidati sindaco di aggiungere nel loro programma (e mi auguro che si realizzi), l’attivazione di uno sportello per gli stranieri che dia supporto ai loro bisogni riguardo l’orientamento, l’informazione, mediazione linguistico culturale in diversi contesti dove gli stranieri sono maggiormente presenti, come nell’istruzione pubblica, nel servizio socio-sanitario, negli uffici della Polizia dello stato ecc.
Se si vuole far includere i cittadini stranieri nella vita sociale di questa città, per costruire un futuro comune, bisogna dare loro la possibilità di usufruire in pieno dei servizi per i quali anche loro danno un contributo. Con la speranza che le mie proposte trovino spazio nei programmi elettorali, auguro buone elezioni».
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