Renato Bucci tra passato e futuro: «Ecco il mio programma»

La Redazione
Renato Bucci tra passato e futuro: «Ecco il mio programma»

Ieri sera un’iniziativa interamente dedicata al programma; un focus con la lente d’ingrandimento vicina ai punti che fanno il progetto e segnano le differenze fra passato e futuro, nell’ottica di Bucci e i suoi

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“Che farà Renato?”. È questa la domanda che, nella serata di ieri, ha fatto più volte capolino su piazza Cesare Battisti, in occasione dell’iniziativa della coalizione “Patto per Corato”, guidata da Renato Bucci.

Un’iniziativa dal “sapore americano” interamente dedicata al programma; un focus con la lente d’ingrandimento vicina ai punti che fanno il progetto e segnano le differenze fra passato e futuro, nell’ottica di Bucci e i suoi.

In una staffetta tipica delle campagne elettorali d’Oltreoceano hanno calcato la passerella Tommaso Loiodice, leader del PD – prima – e poi Renato Bucci, leader della coalizione. E proprio la presenza di Loiodice sembra aver sanato quella frattura percepita in occasione dell’avvio di questa campagna.

«È doveroso ringraziare i consiglieri comunali uscenti che in questi dieci anni hanno lottato contro un muro, contro orecchie sorde», tuona Loiodice.

Nel suo intervento, l’ex capogruppo del Pd stigmatizza «il clientelismo e la politica asservita al potere», che avrebbero connotato la precedente amministrazione, e indica in quel «ricostruire una città in cui tutti si sentano liberi di lottare per i propri diritti, senza sentirsi succubi di nessuno» il leitmotiv del cambiamento proposto.

«È questo che vogliamo, è questo che farà Renato, con noi – dichiara Loiodice, e conclude – dovrai essere il nostro direttore d’orchestra, e se qualche volta qualche strumentò stonerà, ti toccherà riaccordarlo».

Prima che il candidato sindaco raccogliesse il testimone, va in scena un siparietto che ha destato sorpresa nella piazza.

Una voce fuori campo narra alcuni punti programmatici: dalla costruzione del nuovo palazzetto dello sport alla nuova Giovanni XXIII; dall’infrastrutturazione dell’attuale zona industriale al nuovo PUG, fino alla riscoperta dei cunicoli del centro storico, passando per la raccolta differenziata porta a porta.

D’un tratto la voce si ferma. Una didascalia proiettata sul maxischermo svela che non si tratta delle proposte di Bucci, ma di quelle del centrodestra, datate 2008, con la scritta “doveva essere e non è stato”.

«Non vi fidate dei programmi, sono tutti belli, meravigliosi, anche quest’anno, il nostro magari non è neanche il più bello. Il problema non è mai il programma, il problema è sempre la credibilità di chi lo propone», esordisce Bucci. E invita, poi, a cogliere nel suo programma «non soltanto i singoli punti, quanto lo spirito, il senso di ciò che vogliamo».

Un «approccio integrato, che punti all’intero sviluppo del territorio» è quello che rivendica Bucci, a partire dalle politiche sociali che «non sono la trincea del bisogno immediato, la frontiera dell’emergenza, perché quella è solo una parte».

Le «aree del disagio», infatti,  occupano buona parte del discorso di Renato Bucci, perché «non si può pensare di costruire, senza sanare le ferite inferte alla sensibilità di una comunità». E “comunità” ricorre spesso nelle sue parole, e come punto del programma e come esigenza di recuperare il senso di appartenenza a una comunità, appunto.

Comunità e integrazione fra aree urbane e attori sociali sono i suoi punti cardinali, mentre pianificazione e partecipazione sono il metodo che rivendica.

Partecipazione, a cominciare dalla valorizzazione delle «associazioni e cooperative del terzo settore, che costituiscono una rete di sussidiarietà. Due le proposte in materia: «nuovi asili nido e un piano di assistenza domiciliare integrata per gli anziani».

Il tutto senza aspettare «che il cittadino bussi alla porta del Comune nell’emergenza, altrimenti si è già in ritardo», perché «l’emergenza spesso è creata per consentire di decidere senza criteri, a chi sì e a chi no».

Nel suo elenco di ferite da sanare Bucci indica l’elettrodotto della 167, una ferita acuita – a suo dire –  «dal velo fra l’amministrazione e i cittadini, un velo fatto di ambiguità». In materia ambientale, poi, cita la “questione depuratore” fra quelle cui porre rimedio, perché «in quel quartiere i cittadini sentono puzze mefitiche senza ottenere una risposta; magari non fa male, chissà, il problema è non avere risposte».

Fra le proposte della coalizione spicca un «progetto per la costruzione di nuovi alloggi di edilizia economica e popolare» e “l’attenzione” per le periferie. Proprio «sul degrado delle periferie» punta l’indice Bucci, con un reportage fotografico dell’ultim’ora che ne documenta lo stato, perché il Belvedere e la zona 167 – con via Aurelia e via Salvi su tutte – sono «quartieri abbandonati e morti tutto l’anno, perché quelli sono considerati cittadini di serie “B”», dice con lo sguardo a quelle gigantografie. Nel sua idea di città quelle zone vanno dotate di servizi e integrate con il resto del tessuto urbano.

A proposito di zona industriale, il candidato parla «di un’altra grande ferita della città». «In alcuni settori – dichiara – c’è chi ancora aspetta l’acqua e il gas», mentre «c’è chi propone il nuovo PIP altrove». «Lì toccate con mano la credibilità, l’irragionevolezza di un programma», è il suo commento.

Anche in questo la pianificazione partecipata è – nelle sue proposte – lo strumento per «creare le condizioni perché il lavoro arrivi», a partire dal rilancio di quella zona industriale. «L’imprenditore – dice – è colui che ha l’idea in testa e cerca di far di tutto per attuarla, diamogliene la possibilità».

Un discorso a cavallo fra passato e futuro, quello di Bucci, con una prima scadenza: il 26 e 27 maggio prossimi.

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