Parco Alta Murgia, avviate le attività per il censimento dei cinghiali

© Alessio Di Leo
La campagna ha la durata di quattro giorni e vede impegnati i tecnici del Parco insieme al Corpo Forestale dello stato, all’Osservatorio Faunistico Regionale e all’Università degli Studi di Bari
Continua, per il quarto anno consecutivo, l’attività di censimento del cinghiale in tutto il territorio del Parco nazionale dell’Alta Murgia.
La campagna ha la durata di quattro giorni e vede impegnati i tecnici del Parco insieme al Corpo Forestale dello stato, all’Osservatorio Faunistico Regionale e all’Università degli Studi di Bari che ha coinvolto circa 40 studenti nelle operazioni di campo.
L’intervento, inserito nel piano per il controllo della popolazione dei cinghiali (proposto dall’Ente Parco ed approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) prevede, nella sua prima fase, le attività di monitoraggio della popolazione. Una volta conclusa la stima di popolazione con i dati raccolti nell’arco di quattro anni, si passerà alla fase di selezione degli ungulati.
“L’Ente Parco – commenta il presidente Cesare Veronico – è stato il primo soggetto ad essere danneggiato dall’immissione dei cinghiali nel territorio; un’operazione che fu effettuata prima dell’istituzione dell’area protetta che ne ha pagato le conseguenze. È crescente, di anno in anno, il numero di aziende che chiedono al Parco risarcimenti per i danni alle colture e alle strutture. Questo ha reso necessario un piano di gestione oculata di questi animali selvatici che non può prescindere dalla conoscenza di dati certi sulla consistenza delle popolazioni”.
“L’organizzazione di queste giornate e del piano di gestione – conclude il direttore Fabio Modesti – richiede uno sforzo organizzativo non indifferente, ma la volontà di collaborazione che tutte le componenti interessate stanno dimostrando sono indice di nuove e importanti sinergie. È peraltro comune l’intento di attuare coerenti strategie per la gestione della fauna selvatica considerando sempre il contesto naturale protetto in cui lavoriamo”.
Commenti
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Speriamo nelle barricate degli animalisti e degli ambientalisti. I cinghiali si possono catturare e reimmettere altrove! Non vi è nessuna necessità di regalare qualche altra giornata venatoria ai soliti cacciatori.
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Trattandosi di un primo intervento, propedeutico ad altri già ampiamenti discussi e confermati dal Dr. Veronico, appare doveroso precisare che gli stessi saranno finalizzati a contenere i danni alle attività agrosilvopastorali – a contenere i danni al soprassuolo – a portare le zoocenosi al più alto grado di complessità e ricchezza specifica – a mantenere uno stato sanitario delle popolazioni animali tale da impedire o limitare l’insorgere di fenomeni patologici che possano arrecare danno al patrimonio faunistico e al patrimonio zootecnico presenti nel parco e nell’area contigua e nei SIC e nei territori circostanti – a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente gli habitat e le specie animali e vegetali per i quali i SIC sono stati proposti.
Ciò posto, NON CREDO CI SIANO ENTI (AREE PROTETTE in primis) DISPOSTI AD ACCOGLIERE NEL PROPRIO TERRITORIO i sopra citati esemplari o ad porre in essere pseudo-fantasiose campagne di sterilizzazione (impensabili-irrealizzabili). -
si stanno moltiplicando a dismisisura……….una buona eliminazione serve…
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signora Lobascio a me piace la carne di cinghiale e me la pappo alla faccia degli animalisti
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Come volevasi dimostrare …
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provate a immaginare il lavoro di un anno di un agricoltore, distrutto e/o mangiato da centinaia di cinghiali, che si riproducono senza competitor…… e poi ne riparliamo signori ambientalisti convinti
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A chi ha orecchie per non sentire andrebbe ricordato che qui non sono in discussione i danni, che DEVONO essere pagati dal Parco. Non si discute su questo ed è la legge che lo prevede! Lo si dava come dato acquisito e definitivo (e non elemento per aizzare contro chi difende quel poco di natura che è rimasta …) Qui , invece, si discute su un metodo alternativo all’uccisione di animali!
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Il Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, il Parco Nazionale del Cilento, il Parco Nazionale della Majella, il Parco di Portofino, solo per citare alcune delle aree protette più importanti d’Italia, hanno ritenuto da subito non sostenibile in termini economici, né fattibile, il trasporto degli esemplari vivi in altro contesto, attuando da subito gli abbattimenti selettivi, secondo i criteri e le modalità previste nei rispettivi “Piani di controllo faunistico del cinghiale”. Non solo, dopo i prescritti accertamenti veterinari hanno permesso che la carne del cinghiale SIA LORO PAGATA ad un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato, dalle aziende agro-turistiche o dai centri autorizzati aventi fini caritatevoli(Caritas, ecc…). La natura è un bene prezioso e va salvaguardata anche con queste azioni se necessario.







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