Pastaio da un secolo, don Attilio Mastromauro incontra i giornalisti. Foto e video

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«Il segreto dei miei cent’anni sta nella sana alimentazione e nel pensare molto. Ai giovani di oggi dico: pensate di più. Ci sono molti bravi esecutori di progetti, ma pochi hanno inventiva»
Si è definito «un pensatore e inventivo senza limiti». Ed è bastato ascoltarlo pochi minuti per rendersi conto che è davvero così.
Ieri mattina Attilio Mastromauro, fondatore del Pastificio Granoro, ha incontrato i giornalisti per celebrare il traguardo del secolo di vita tagliato il 10 maggio scorso.
«Non mi sarei mai aspettato di vedervi qui così in tanti» ha detto un commosso don Attilio.
«Grazie alla mia assidua presenza in azienda – ha raccontato – ho coltivato doti importanti per un imprenditore. Mi sono scoperto un forte pensatore e per questo sono sempre riuscito ad andare avanti e a scoprire sempre nuove tecnologie. Addirittura mi è capitato spesso di dare preziosi consiglio ai produttori di impianti per eliminare alcuni difetti dai loro macchinari».
Tanto che l’ultima scoperta l’ha fatta proprio nel giorno del suo compleanno: «la nostra pasta non scuoce neppure se viene cotta oltre i tempi indicati sulla confezione».
La sua passione ed il suo entusiasmo non sono stati minimamente intaccati dal passare del tempo.
«Il segreto dei miei cent’anni sta nella sana alimentazione e nel pensare molto. Ogni giorno quando mi sveglio faccio i miei esercizi e poi penso a ciò che devo fare sino alla sera. Ai giovani di oggi dico: pensate di più. Ci sono molti bravi esecutori di progetti, ma pochi hanno inventiva».
Per tutti gli eventi che ha vissuto, tra guerre e crisi economiche, don Attilio incarna perfettamente il novecento. E’ l’unico imprenditore ancora vivente ad aver assistito a tutto il ciclo produttivo della pasta, dall’essicazione al sole fino ai moderni macchinari. E ogni giorno continua ad essere fisicamente presente in azienda per guidare l’azienda divenuta nel tempo la quinta realtà italiana produttrice di pasta.
«Papà ha creduto in questa avventura sin da quando era giovanissimo» ha raccontato la figlia Marina Mastromauro, attuale amministratore delegato dell’azienda.
«Le difficoltà sono state tante, visto che oltre alla normale lotta di mercato, ha dovuto affrontare anche una lotta in famiglia per affermare il suo progetto. Due sono sempre stati i cardini su cui ha fondato il suo lavoro: reinvestire i guadagni in tecnologia e puntare a produrre la “pasta migliore del mondo”.
E Don Attilio non vuol proprio smettere di migliorare la sua pasta. Il prossimo obiettivo è festeggiare il 50 anni del pastificio nel 2017.
«E’ stato un onore incontrarvi in tanti – ha detto salutando i giornalisti – per me rimarrà un ricordo ancora per tantissimi anni».
Commenti
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ciao Marina ricordo con immenso piacere la tua classe innata mostrata sin da bambina quando venivi dalla tua insegnante signorina Grazia Piccarreta e alla fine della preparazione per gli esami di quinta elementare io ti accompagnavo a casaUn ricordo bellissimo,mi hai anche regalato delle tue sottanine di lino ancora presenti nella mia mente.Ti ho sempre ricordato con affetto e per questo ho sempre comprato i vostri prodotti,peraltro ottimi,anche ora che vivo ad Acquaviva delle Fonti.Complimenti per la politica sociale espressa attraverso le iniziative a marchioGranoro.Auguri di cuore a tuo padre.Sono orgogliosa di te.Spero d’incontrarti.
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Auguri dal profondo dell’anima ad un uomo rispettabilissimo e dalle enormi capacità imprenditoriali, stima e profonda ammirazione. Il mio cuore si è commosso nel guardare le foto che ritraggono il nostro “padre d’azienda” mentre festeggia il suo 100. compleanno durante una festa alla quale noi della vecchia guardia, che abbiam visto nascere, crescere e sviluppare una realtà aziendale del nostro paese, non abbiam preso parte, per scelte motivate da chissà quali presupposti. E’ proprio vero, ogni “Famiglia” ha sempre un familiare dal quale stare lontano… Colmo di una profonda delusione e afflizione, rinnovo gli Auguri all’uomo che ci ha guidato in tutti quegli anni in cui eravamo dipendenti della nostra cara “Granoro”.







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