Franco Caputo dal palco: «Il nostro impegno continuerà»

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«La continuità del fare». L’appello arriva ieri sera da Piazza Vittorio Emanuele: sul palco Franco Caputo, candidato sindaco del centrodestra e del senatore Luigi Perrone
«La continuità del fare». L’appello arriva ieri sera da Piazza Vittorio Emanuele: sul palco Franco Caputo, candidato sindaco del centrodestra e Luigi Perrone, nella doppia veste di senatore ed ex primo cittadino della città negli ultimi dieci anni.
Piazza gremita, sventolio di bandiere, magliette e mani di cartone che riprendono lo slogan della campagna elettorale azzurra (“Corato nelle vostre mani”). Il popolo del centrodestra attende il passato e, confida, futuro sindaco della città.
«Un passaggio di consegne» lo definisce Perrone. Che apre la serata con una frecciatina al centrosinistra: «E non abbiamo messo il complesso» ironizza riferendosi alla folla che riempie la “Montagnola”.
«Inizia una nuova fase – spiega il senatore – tutti si sono uniti per demolire Perrone. Ma l’unione per demolire non va da nessuna parte. L’unione per costruire sì».
Il suo è un intervento pieno di orgoglio per quanto fatto dalle sue amministrazioni dal 2003 che deve, a dire dell’ex sindaco, proseguire con l’elezione di Caputo.
Prima però non mancano le stilettate, lanciate a Renato Bucci e al suo cantiere: «La nostra è una coalizione per governare, dall’altra parte l’80% dei nominativi candidati ha già demolito l’amministrazione Fiore. Noi non abbiamo messo né vino, né tarallini, né focacce. E neanche i complessi, che loro hanno contestato per anni».
Perrone difende a spada tratta il Capodanno in piazza («feste sociali che non hanno toccato il bilancio»), rivendicando di aver «coinvolto tutti anche se in modo diverso ma nel 2003 questi gruppi locali non c’erano».
Messa da parte l’ascia di guerra, il senatore coratino spiana la strada verso il suo candidato. «Franco Caputo sarà il prosieguo del mio impegno, ha dimostrato in questi anni impegno ed entusiasmo sia come assessore a Corato che nella provincia di Bari».
Una candidatura condivisa da tutti i partiti della coalizione, secondo l’ex sindaco, che poi passa in rassegna quelli che ritiene i meriti del suo governo nell’ultimo decennio.
«Il Comune ha reperito fondi regionali ed europei senza incidere sul bilancio, abbiamo realizzato opere pubbliche che non sono solo piazzette. Siamo stati vicini alle imprese, abbiamo snellito le pratiche burocratiche grazie ai nostri funzionari, non ho trascurato il rione Belvedere perché alcuni investimenti sono stati bloccati. E sul sito internet del Comune da due anni si possono consultare tutte le delibere. Siamo considerati un esempio in Regione e tra i comuni limitrofi».
E a quanti gli chiedono le ragioni della sua candidatura risponde che «ho recepito la volontà dei cittadini che mi fermavano dicendomi di non abbandonarli».
«Starò tre giorni a Roma poi tornerò qui, la mia elezione a senatore è una soddisfazione per tutta la città». Elogia il presidente Napolitano, invita le altre coalizioni a informarsi su quanto fatto in dieci anni di amministrazione. «Gli altri si sono uniti forse per raggiungere il ballottaggio, noi puntiamo sul premio di maggioranza per avere più consiglieri».
Chiama Caputo sul palco, abbraccio di rito con il suo “delfino” tra gli applausi scroscianti del pubblico. «Franco è il sindaco di Corato» esclama Perrone prima di congedarsi.
La piazza acclama il suo candidato scandendo il suo nome. E lui inizia proprio rivolgendosi al suo popolo: «Stasera siete la dimostrazione che la politica è l’essenza della democrazia. Noi ne siamo solo gli interpreti».
Poi attacca il centrosinistra: «Noi siamo capaci di qualcosa che loro neanche immaginano – è l’affondo di Franco Caputo – Noi siamo capaci di fare dei leader, loro no: negli ultimi due mesi non sono stati in grado di fare il Governo. Il nostro leader è Perrone, oggi è Caputo. Noi costruiamo cantieri da dieci anni, mica negli ultimi giorni solo perché si vota».
L’ex assessore insiste più volte sull’unione di intenti con i suoi elettori e rifiuta ogni ipotesi di cambiamento. «Noi non dobbiamo cambiare niente. Per gli altri il cambiamento è richiudere le porte del Comune». E le mani della sua campagna elettorale «sono supportate dal cuore perché noi siamo capaci di donare».
«Io non sono di Corato ma ormai sono un coratino doc. Mi guida il cuore dello stemma della città».
Poi il suo discorso si snoda. Da una parte evidenzia il lavoro dell’amministrazione Perrone. E dall’altra illustra il suo programma.
«Vecchio carcere, centro antico, Palazzo Gioia, teatro, tombe di San Magno. Abbiamo recuperato tutti questi siti creando posti di lavoro per i giovani. In pochi anni abbiamo rivalutato il Liceo Classico grazie ai docenti. E’ stata garantita la mensa scolastica ai bambini meno abbienti. Corato è il primo comune della Regione, inoltre, a usare il credito d’accesso per gli asili nido».
Cinque i punti chiave del programma della sua coalizione: imprese, giovani, fasce più deboli, sicurezza e cultura. «Tutti parlano di cultura ma noi la facciamo. Le tombe di San Magno, Palazzo Gioia e il vecchio Liceo Classico saranno il volàno dell’economia». Poi Caputo promette: «Farò il Consorzio dell’olio d’extravergine di oliva. Se ne parla da 40 anni ma io lo farò».
Titoli di coda dedicati al proclama finale. Con un consiglio e una certezza. «Non disperdete il voto, convincere più gente possibile in questi giorni. Ne sono certo, dal 27 maggio sarò sindaco. E il 28 maggio non dobbiamo né disegnare né aprire cantieri ma solo continuare il nostro impegno».
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