Attilio Mastromauro compie 100 anni. Il racconto della sua vita attraverso le immagini storiche

La Redazione
Attilio Mastromauro compie 100 anni

Il fondatore del Pastificio Granoro è uno dei pionieri dell’industria della pasta in Italia. L'unico imprenditore ancora vivente ad aver assistito a tutto il ciclo produttivo della pasta, dall’essicazione al sole fino ai moderni macchinari

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E sono 100. Tondi tondi.

Oggi, proprio nel giorno in cui si festeggia il Patrono San Cataldo, Attilio Mastromauro taglia l’incredibile traguardo del secolo di vita.

Il fondatore del Pastificio Granoro, azienda nata nel 1967, è uno dei pionieri dell’industria della pasta in Italia. L’unico imprenditore ancora vivente ad aver assistito a tutto il ciclo produttivo della pasta, dall’essicazione al sole fino ai moderni macchinari.

E com’è noto, nonostante la veneranda età, ogni giorno continua ad essere fisicamente presente in azienda per migliorare il prodotto e combattere la crisi economica.

La sua è davvero una storia che vale la pena di leggere tutta d’un fiato.

Emigrato ancora bambino nella New York degli anni venti, al ritorno a Corato entra nell’azienda paterna. E’ un’epoca in cui i pastifici sono ancora attività artigianali, non esiste automazione, la pasta viene essiccata sventolando a mano grandi ventagli.

Sotto la guida di Attilio la fabbrica cresce fino a diventare una nuova impresa, la Granoro, realizzata e condotta con l’aiuto delle figlie e di una “famiglia allargata” di fidatissimi collaboratori. Da pochi capannoni costruiti nella campagna coratina, i prodotti Granoro si fanno quindi spazio nei piccoli negozi di paese, nei grandi ipermercati e infine sul mercato internazionale.

Oggi, sotto la direzione di Marina e Daniela Mastromauro, la Granoro è una realtà consolidata che ha portato la pasta pugliese sulle tavole del Canada, del Sud America, dell’Australia, fino alla Cina e al Giappone.

Ma a raccontare meglio un secolo di vita sono le stesse parole di don Attilio, che vi proponiamo scandite nelle tappe principali di questi 100 anni.

La sua giovinezza e le prime scoperte.
Attilio Mastromauro è nato il 10 maggio 1913 a Corato nella sua abitazione in piazza Cannizzaro dove suo padre Leonardo aveva costruito un piano terra a ferro di cavallo, con il restante terreno retrostante recintato sui due lati. Il terreno retrostante venne utilizzato per coltivare ortaggi e per l’allevamento di piccoli polli e conigli. La famiglia era composta da 6 figli, di cui 4 maschi e 2 femmine.

“Mio padre Leonardo si dedicava al commercio dei cereali e ad altre varie attività ad esso legate per garantire un futuro alla sua numerosa famiglia. Sul finire dei miei primi 6 anni di vita mio padre e i suoi due fratelli partirono nel mese di maggio del 1921 per gli Stati Uniti, che erano in continua e forte crescita economica, con la speranza di poter intraprendere attività più impegnative e redditizie, tali da permettere loro di tornare in Italia. Ci portarono insieme e rimasi in America per circa 12 anni. Mio padre cercò di contattare qualche attività di produzione di pasta, in quanto all’inizio del 1900 aveva già prodotto a Corato un rudimentale impianto per la produzione di spaghetti.

Vista l’impossibilità di trovare un pastificio artigianale negli Stati Uniti per poter realizzare la sua passione per la pasta, tornò in Italia per riprendere la sua attività di commercio, tra cui i cereali. Nel frattempo io avevo terminato la scuola media negli Stati Uniti, all’età di 14 anni, con il massimo dei voti avendo superato diversi esami. La mia profonda applicazione nell’attività scolastica mi permise in 6 anni di ottenere il diploma di scuola media, normalmente raggiungibile dopo 8 anni.  Tutti i miei compagni di scuola mi ammiravano e cercavano da me consigli su come fosse stato possibile raggiungere un tale obiettivo per il quale occorreva un grado di intelligenza molto elevato.

Dopo il diploma cercai subito un posto di lavoro, trovandolo in un gigantesco impianto di lavanderia in cui compivo varie mansioni di manovalanza. Dopo alcuni anni fui assunto in una ditta di confezioni di abiti da donna dove lavorava già mia sorella. All’età di 17 anni i proprietari, che erano tutti ebrei, avendo stimato il mio attaccamento al lavoro, mi affidarono l’incarico di chiudere la fabbrica la sera comunicando alla centrale di vigilanza i segnali con cui veniva chiusa.

Ugualmente al mattino aprivo la fabbrica disinserendo l’allarme. Nell’anno 1932, io, mia madre e mio fratello Giuseppe, decidemmo di tornare in Italia con il rammarico da parte dei titolari dell’azienda in cui lavoravo e di tutti i miei colleghi di lavoro che mi regalarono una bella vestaglia. La nave di ritorno si chiamava “Roma”: impiegammo 15 giorni di navigazione così come nel 1921 con la nave “Guglielmo Pierce”.

Al ritorno in Italia, all’età di 19 anni, entrai nell’attività artigianale per la produzione di pasta iniziata da soli 4 mesi da mio padre assieme ad alcuni esperti pastai che conoscevano da molti anni i metodi produttivi meccanizzati. Io seguivo attentamente il processo produttivo di essiccazione cercando di trovare sempre migliorie qualitative: infatti scoprì che durante l’impasto  di semola e acqua calda a circa 80° gradi, quest’ultima non bagnava equamente e in tempi brevi tutti i chicchi di semola, ma soltanto dopo oltre 10 minuti di impasto. Presi una lamiera zincata, la curvai a forma di bacinella installando due sostegni sulle due spalle dell’impastatrice e con chiodi e martello creai circa 1.000 fori.

Ed ecco la sorpresa del successo: svuotando il secchio d’acqua in questa bacinella forata a mo’ di pioggia, con l’impastatrice che ruotava, tutti i chicchi di semola venivano irrorati equamente, per cui l’impasto avvenne completamente in 1 solo minuto, anziché oltre 10 minuti utilizzati da tutti i pastai d’Italia all’epoca della prima meccanizzazione con impastatrice in gramole e pressa idraulica”.

Il periodo della ii guerra mondiale: le ristrettezze economiche e le difficoltà.
“Nel 1936 un sorprendente avvenimento mise in ginocchio tutto il sistema commerciale italiano con l’estero, in quanto l’Inghilterra aveva annunciato delle sanzioni economiche contro l’Italia. Questo fu un problema per la reperibilità delle materie prime, come il grano duro, indispensabile per produrre una buona pasta.

Faccio presente che l’Italia di Mussolini non era in buoni rapporti con il dittatore Hitler che intendeva espandersi in Europa, avendo già progettato di invadere l’Austria per accorparla alla Germania con l’obiettivo di creare l’Impero Germanico. Infatti il governo Austriaco chiese aiuto all’Italia affinchè non avvenisse da parte di Hitler l’occupazione del proprio territorio. A questo punto Mussolini inviò subito al confine di Austria e Germania un contingente di truppe armate. Questa azione di Mussolini frenò Hitler nell’occupare l’Austria.

Ritornando alle motivazioni delle sanzioni economiche contro l’Italia da parte dell’Inghilterra, queste furono derivate dal fatto che Mussolini aveva invaso e conquistato con le sue truppe la Libia, la Somalia e l’Eritrea e l’Etiopia, dove governava il Negus che aveva stipulato un patto di protezione territoriale con l’Inghilterra. Infatti fuggì in Inghilterra, ospite del governo Inglese durante l’occupazione di Mussolini. Questo fu il motivo culminante dell’azione contro il governo fascista di Mussolini.

Le sanzioni economiche applicate dall’Inghilterra contro l’Italia ebbero un effetto negativo e dannoso per Mussolini che fu costretto a corteggiare Hitler per il suo fabbisogno di materie prime dal mondo, tramite la Germania. Si generò un legame tra Mussolini e Hitler per creare insieme i pretesti per la seconda guerra mondiale che scoppiò nel 1940. Da questo momento il Pastificio subì uno scossone, in quanto fu vietata la produzione di pasta di semola chiamata a suo tempo “la pasta bianca”. Fu imposto di produrre pasta con semola e farina integrale.

Furono creati dei corpi di Polizia per controllare il contrabbando di grano occultato da speculatori che di notte facevano la molitura da qualche molino esistente e compiacente. Il Pastificio subì una riduzione produttiva, in quanto i molini fornivano lo sfarinato misto a segale che in Germania abbondava. In 5 anni di guerra l’Italia ritirava la produzione di pane e di pasta con la scheda di assegnazione attraverso la quale si aveva diritto a un quantitativo di pane e di pasta giornalieri. Questi furono 4 anni di grande sofferenza per il Pastificio e per mio padre. Dopo la guerra si inserirono nel Pastificio i miei fratelli Nunzio e Giuseppe”.

La maturità e gli anni delle decisioni importanti.
“Dopo la fine della guerra fu deciso con i miei fratelli, Nunzio e Giuseppe, di costruire un nuovo grande fabbricato su di un suolo molto vasto retrostante al Pastificio che confinava con l’estramurale di Corato. Nel 16 aprile del 1955 mi sposai con la Prof.ssa Chiara Clemente e nel settembre dello stesso anno avvenne il decesso di mio padre Leonardo all’età di 74 anni, per problemi cardiaci. La mia prima figlia Marina nacque il 30 dicembre del 1956 e la mia seconda figlia Daniela il 4 marzo del 1958.

Nel 1962 decisi di separarmi dai miei due fratelli, Nunzio, Giuseppe e da mia sorella Maria (tornata dagli Stati Uniti), con i quali avevo continui litigi e discussioni, in quanto ero l’unico a condurre tutte le innovazioni e il processo produttivo, contro l’assoluta negligenza operativa dei miei fratelli e di mia sorella. Una volta separatomi costruì un impianto su di un terreno adibito a vigneti, a ridosso della superstrada a 4 corsie, con altre 15 attività produttive e commerciali, completamente isolati, da vasti vigneti, dalla periferia di Corato”.

La nascita del Pastificio Granoro
“Come primi impianti produttivi automatizzati della pasta furono installate due linee, una di pasta lunga e una di pasta corta: successivamente furono sostituite le precedenti linee con altre linee più innovative. Il 21 gennaio del 1967 all’inaugurazione del Pastificio fu presente l’Onorevole Aldo Moro che ci onorò del taglio del nastro d’ingresso del Pastificio. A quell’epoca mia moglie Chiara aveva già avuto il pre-pensionamento per avere più tempo possibile da dedicare al Pastificio.

Ricordo che mia moglie Chiara dimostrò di avere grandi iniziative nel realizzare e divulgare i piani di espansione di mercato per poter acquisire sempre nuova clientela. Mia moglie Chiara si dedicava a tempo pieno, con la sua presenza attiva al Pastificio, dimostrando una capacità intellettuale molto profonda per affrontare e risolvere tutti i problemi. Ancora oggi, dopo diversi anni dalla sua scomparsa, sento fortemente la sua mancanza affettiva, e mi manca ancora il suo prezioso aiuto sempre spontaneo fornito all’azienda.

I primi anni della direzione del Pastificio furono durissimi, con lotte di mercato con i miei fratelli che possedevano il marchio Pasta “Riscossa” sin dal 1932, impostato da mio padre. Dopo due anni fu costruito un secondo capannone dove venne installato un silos di stoccaggio per la pasta corta. La produzione aumentava gradualmente con la partecipazione attiva di mia moglie Chiara.

Ogni pomeriggio si recava qui, in azienda in mio aiuto per seguire il mercato di vendita della pasta nelle varie zone d’Italia, nonché la selezione molto accurata dei nostri agenti per la vendita della pasta verso i dettaglianti che venivano tutti giorni visitati con abilità convincente nel divulgare la qualità della mia pasta che fu denominata “Granoro”, nome scelto soprattutto da mia moglie Chiara. Successivamente furono aggiunti altri capannoni che fino all’anno 1992 divennero 6 grandi strutture a ridosso l’una all’altra, in grado di coprire una superficie di circa 25.000 mq.”.

La capacità inventiva, l’espansione e il successo del pastificio.
“Per la produzione di pasta lunga nel 1984 smantellando i vecchi impianti  di vari formati furono installate due linee nuove tutt’ora ancora funzionanti. Mentre nel 1992 rinnovai gli impianti produttivi di pasta corta con nuove tecnologie tra le più avanzate per quell’epoca.

Nell’avviare il nuovo impianto produttivo della pasta corta riscontrai che la pasta, dopo l’essiccazione, si presentava un po’ scura e non dal colore giallo paglierino come da contratto di fornitura. Fu in quel momento che scopri di possedere i requisiti di “pensatore inventivo senza limiti”, in quanto per la prima linea delle tre acquistate, ebbi a contestare al produttore e all’ingegnere progettista esecutore della costruzione degli impianti di aver commesso degli errori.

Il produttore degli impianti per pastifici più importanti del mondo ribattè affermando che mai nessuno dei tanti clienti in tutto il mondo aveva avuto lamentele. Io risposi che la carenza degli impianti derivava dall’essiccazione sottodimensionata. E mi venne in mente in maniera chiara dove ci fosse l’errore che procurava il fenomeno della pasta scura e non brillante dal colore giallo paglierino. Consigliai al titolare, un ingegnere meccanico, e ai suoi 4 ingegneri, le migliorie da apportare alla linea.

Loro furono costretti ad esaudire la mia richiesta, in quanto nel contratto la pasta doveva presentare il colore giallo paglierino. Quindi, dopo qualche mese di modifiche da me consigliate nella prova di produzione, i risultati furono perfetti in quanto la pasta risultava di colore dorato brillante. In quel momento scoprì, come già detto innanzi, di possedere i requisiti di pensatore inventivo senza limiti. La Ditta costruttrice di questi colossali impianti della pasta forniti in tutto il mondo mi inviò per riconoscenza una lettera manoscritta con sinceri e profondi auguri per Natale e Capodanno identificandomi  come “l’Imprenditore più in gamba del mondo” per tutte le importanti correzioni apportate alle linee di produzione”.

L’affermazione della qualità Granoro anche sui media.
“Ebbi per caso un articolo di Market Espresso del giugno ‘91 dove una dietologa Rita Dalle Mule, esperta di alimentazione, espresse un parere professionale sulla pasta Granoro. In questa occasione ho avuto la definitiva conferma che la mia pasta possedeva questi requisiti e che durante la masticazione si presentava elastica e compatta.

Ciò significava che i miei metodi di condurre gli impianti di produzione risultarono essere i più idonei che avevo immaginato e che potessero ottenere risultati di una eccellente qualità di pasta. Successiva sorpresa fu la pubblicazione nel febbraio 93, sulla Rivista Pratica, di 4 pagine dedicate alla pasta con un test dove parteciparono 6 assaggiatori, insegnanti di scuole per cuochi e la Dott.ssa Anna Bartolini (Presidente dei Consumatori Italiani) collaboratrice nel programma settimanale “Mi Manda Rai Tre”.

Furono creati 8 assaggi di 8 marchi di paste primarie d’Italia con i piatti numerati da 1 a 8, in un blind test (test cieco). In tutte le paste furono riscontrati dei difetti, mentre di fianco al pacco della pasta Granoro vi era scritto: “La migliore in assoluto. Perfetto il tempo di cottura, ideale la consistenza, ottimo il livello di collosità squisito il sapore, buona la porosità e giusto il colore. Alcuni assaggiatori l’hanno giudicata ottima con e senza sugo e ne avrebbero mangiato volentieri un bel piatto”.

Questa pubblicazione costituì un maggior sprono per la ricerca delle tecnologie migliorative da apportare agli impianti produttivi con un mio impegno massimo di pensatore inventivo senza limiti, che ancora oggi, a 100 anni, mi permette di condurre le linee di produzione. Ho provveduto a programmare le mie scoperte inserite nella rete informatica degli impianti produttivi, affinché i tecnici e operatori non possano commettere errori, seguendo i programmi impostati non modificabili”.

Attilio Mastromauro e i suoi consigli ai consumatori.
“Con rammarico ho constatato l’ignoranza di massa, da parte dei consumatori, nel giudicare la qualità della pasta, spesso attenti nell’acquistare pasta dal basso costo,. (la pasta meno costosa varia da 5 a 7 cent. a pacco da gr. 500) pensando di risparmiare quando invece dal seguente esempio dimostrerò che nell’assurda ipotesi in cui si possa trovare una pasta della peggiore qualità, al costo di 20 cent. in meno ogni 500 gr., si penserebbe ad un enorme risparmio, quando invece consumando ogni giorno un pacco con 20 cent. di risparmio per 5 giorni alla settimana si ottengono 100 cent. di risparmio che, moltiplicato per 50 settimane nell’anno, apporterebbe un risparmio di 5.000 cent. pari a € 50.

Quindi, alla fine dell’anno una famiglia di 5 persone che ha consumato pasta di scadentissima qualità, con 50 € consumerebbe una pizza ciascuno più bibita con una spesa di e 10 cadauno che per 5 persone è uguale ad euro 50. Quindi, è eclatante che questa famiglia per 50 settimane ha consumato pasta che nell’acqua di cottura lascia molti residui con la superficie molto patinosa e appiccicosa al tatto delle dita, molliccia alla masticazione e appiccicosa ai denti, senza alcun sapore o profumo”.

Il pensiero di Attilio Mastromauro sulla moderna produzione pastaria: “Anche oggi tutto è affidato all’abilità del capo pastaio”.
“La moderna produzione ha impianti costruiti con concetti tecnologici differenti l’uno dall’altro e soprattutto molto più sofisticati rispetto all’antico metodo delle impastatrici manuali. La conduzione di questi impianti è sempre affidata, ancora oggi, all’abilità dei capi pastai da cui dipende la pasta scadente che lascia residui dell’acqua di cottura risultando alla masticazione molliccia e collosa, e con la tendenza all’appiccicosità ai denti, oltre che di più difficile digeribilità.

Il capo pastaio che ha i requisiti di “pensatore e inventivo senza limiti” scopre nuovi metodi su come condurre il processo produttivo nonché trasformando molti elementi costruttivi originari in quanto i costruttori di macchinari di pasta sono ingegneri meccanici e non tecnici della pasta. Nella moderna produzione si evitano le spaccature però restano i difetti in quanto i moderni macchinari non posseggono le qualità di pensatori. Quindi la bontà della pasta sta nell’abilità del pastaio ancora oggi.

I capi pastai che hanno i requisiti, come detto, di pensatori e inventivi uniti alla dote della riflessione, producono pasta che non lascia residui nell’acqua di cottura, che nel piatto ha un colore dorato, con tutti i fili sciolti, senza patina collosa e alla masticazione risulta elastica come un “chewing gum”, oltre che compatta. Purtroppo in questi tempi di modernità e di globalizzazione la qualità spesso viene messa sotto i piedi dalle politiche del “sottocosto”.  Ricordiamo la proposta dell’Antitrust sull’autodisciplina, che è stata la rovina della qualità”.

Le sue passioni e le sue abitudini.
“Durante la giornata, in qualità di “pensatore e inventivo senza limiti”, come mi definisco, penso sempre ad apportare sostanziali migliorie negli impianti che accusano sempre molte deficienze dovute alla tecnologia, per ottenere una pasta perfetta e digeribile. La mia passione è tenermi sempre aggiornato su tutto, sui fatti di attualità, sapere le cose del mondo, con l’obiettivo di farmi un mio giudizio e confrontare i miei giudizi con quelli degli altri. Ogni giorno mi reco in azienda, sabato compreso, dalle 11 alle 14 e dalle 18 alle 21. E le ultime decisioni devono essere sempre prese da me”.

I consigli ai giovani.
“L’eredità che lascio ai giovani è quella di pensare e riflettere, come ho fatto io, per ottenere risultati e migliorie produttive. Purtroppo, mancano i pensatori. Ci sono molte spiccate eccellenze nel campo dell’ingegneria, ecc., spesso i giovani sono ottimi esecutori, ma non pensatori. A loro dico di riflettere sempre profondamente su tutti i campi. E per abituare la mente a riflettere consiglio di giocare ogni tanto al gioco della dama e degli scacchi perché abituano il cervello a prevedere le mosse dell’avversario e anticiparle. Io ho sempre giocato. Inoltre ai giovani dico di educare la propria capacità di pensare e di avere passione in quello che si fa e di concentrarsi in questa passione”.

La chiusura è affidata alla figlia maggiore di Attilio, Marina, che parla di sua madre – mamma Chiara – figura fondamentale nella vita del fondatore della Granoro.
“La figura di mamma – dce Marina Mastromauro – diventa fondamentale per la vita di mio padre soprattutto negli anni ’60, quando prese la decisione di creare un pastificio tutto suo, nonostante fosse stato corteggiato da numerose ditte di costruzione di macchinari per la pasta, vista la sua grande capacità di tecnologo pastario.

Lui non si accontentava di essere solo un conoscitore dei processi tecnologici. Nonostante all’epoca fossi molto piccola ricordo ancora la caparbietà con la quale mia madre lo accompagnò in questa scelta, lasciando addirittura il suo incarico di insegnante (di matematica e scienze) per affiancarlo in questo percorso difficile, impegnativo e a lei sconosciuto, poiché proveniva da una famiglia di intellettuali e non certo di industriali.

Non fu semplice per lei entrare nel merito dei contratti, dei macchinari per la pasta o nei layout dell’architettura della fabbrica e, all’interno, delle linee di produzione e, una volta terminato il pastificio, occuparsi di tutta l’area commerciale. Mio padre per primo, ancora oggi, dice sempre che se non avesse avuto mamma al suo fianco, la indimenticabile Chiara, non solo come supporto pratico, ma anche e soprattutto psicologico, non ce l’avrebbe mai fatta a coronare questa impresa, nata da una non facile separazione dall’azienda di famiglia”.

 

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Commenti

  • massimo petrizzelli (utente non verificato)

    auguri,di buoncompleanno.

  • Nino Cialdella (utente non verificato)

    Un esempio di vita per tutti auguroni don Attilio grazie di esistere Nino Cialdella

  • nicola battafarano (utente non verificato)

    LE FOTO SONO MERAVIGLIOSE. PROVO UNA SENSAZIONE NON FACILE DA DESCRIVERE, MERAVIGLIA, TENEREZZA E RISPETTO. LO SGUARDO DI DON ATTILIO, MI RIPORTA ALL’INFANZIA, QUANDO CON LA BUONANIMA DEL MIO PAPA’,LA DOMENICA MATTINA, ANDAVAMO A TROVARLO IN UFFICIO. ERA PIU’ GIOVANE. E’ VERO, MA I SUOI OCCHI NON SONO MAI CAMBIATI. GRAZIE DON ATTI’, IL TUO ONORE E IL TUO SENSO DEL DOVERE MI E’ D’ESEMPIO.

  • Sceriffo 62 Sceriffo 62 (utente non verificato)

    Al di là di tanti commenti positivi che concordo pienamente mi sento di ringraziarla di cuore perché nei miei vent’anni passati a Bolzano per motivi di lavoro. Nel leggere e comprare ovviamente la pasta granoro prodotta a Corato lei mi ha fatto sentire orgoglioso di essere coratino. Grazie don Attilio di esistere e le auguro tanto tanto bene un coratino orgoglioso,

  • sandra mazzone (utente non verificato)

    grande don ATTILIO in tutto e per tutto ma soprattutto di un umilta’ unica mille auguri

  • Domenico Mastromauro (utente non verificato)

    TI FACCIO TANTISSIMI AUGURI SIG. DON ATTILIO MASTROMAURO……PER NOI DEL PAESE SEI STATO SEMPRE IL MITO…..COME ANCHE GRAZIE ALLA TUA PASTA FAVOLOSA,TANTI AUGURI DOMENICO

  • felice buonomo (utente non verificato)

    Volli, sempre volli, fortissimamente volli. Il suo lavoro tenace ed intelligente ha nobilitato lei e Corato: pertanto sarà sempre stimato e ricordato. Auguri!!! Felice buonomo e famiglia

  • Ezio e Maria Luisa Quatela (utente non verificato)

    Grande Uomo,con grande forza di volontà e abnegazione, immenso amore per il suo lavoro e la sua bellissima famiglia.Auguri don Attilio.Con stima ammirazione e affetto Ezio e Maria Luisa Quatel

  • nunzio panettiere (utente non verificato)

    Auguri don Attilio.

  • Plinio Ilvecchio (utente non verificato)

    Uomini come Lei non sono rari nel nostro Paese, sono unici!! L’ammiro, La stimo per quello che ha fatto, per l’esempio instancabile che dà a tutti noi. Non le nascondi che provo invidia per quanti hanno l’onore di vivere e lavorare ogni giorno al Suo finaco. Buon compleanno Attilio Mastromauro

  • cittadino 2009 (utente non verificato)

    Auguri di buon compleanno e grazie per la riqualificazione del quartiere che l’azienda ha attuato……

  • domenico da Pescara (utente non verificato)

    Non trovo aggettivi per definire un grand’Uomo come DON ATTILIO: AUGURISSIMI

  • Luca Curatella (utente non verificato)

    Buon compleanno!

  • angela martinelli (utente non verificato)

    Auguri don Attilio

  • Nunzio Calò (utente non verificato)

    Auguri, don Attilio!

  • nica testino (utente non verificato)

    Auguri e grazie per la ricchezza culturale, sociale ed economica che, attraverso la sua Azienda, ha donato e dona alla nostra città.

  • Francesco Edmondo Stolfa (utente non verificato)

    Un monumento, un caposaldo e un esempio per le giovani generazioni! Auguri, don Attilio!

  • hhhhhh (utente non verificato)

    ho assaggiato la seconda linea della produzione Granoro “DONNA CHIARA” , di norma, dovrebbe essere di un qualità inferiore; a mio giudizio è, insieme alla pasta Granoro, la migliore qualità di pasta che ci sia in giro. Aldo da Londra