“Riccardo e Lucia”, spaccato di ordinaria passione

Cenzio Di Zanni
Alcuni momenti dello spettacolo "Riccardo e Lucia"

Riccardo e Lucia è il titolo dell'opera di prosa scritta e diretta da Claudia Lerro, andata in scena nel redivivo Teatro Comunale sabato scorso, dopo il debutto in quel di Roma

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Si scrive “Riccardo e Lucia”, si legge “spaccato di ordinaria passione per la politica, la libertà, gli ideali repubblicani. E amore per la vita”.

Riccardo e Lucia è il titolo dell’opera di prosa scritta e diretta da Claudia Lerro, andata in scena nel redivivo Teatro Comunale sabato scorso, dopo il debutto in quel di Roma.

È la storia dei nonni paterni dell’attrice e regista coratina. Un intreccio fra la vita pubblica dell’Italia del primo dopoguerra, coi primi vagiti della nostra democrazia restaurata e imperfetta dopo il Ventennio, e l’amore irruento di una giovane coppia. Un amore dalla semplicità disarmante.

Quella stessa disarmante semplicità con cui lo spettacolo si offre allo spettatore.

Nessun effetto scenico, nessuna sofisticazione, solo il nero delle quinte, quelle luci bianche sapientemente utilizzate e alcuni degli oggetti di uso quotidiano: una scrivania, una panca, una sedia, una scodella, della farina a simboleggiare insieme la donna degli anni ’50, Lucia, e il nutrimento – semplice, appunto – di una famiglia dall’economia modesta e dalla dignità plastica.

Gli altri ingredienti sono le ballate del primo dopoguerra – che pareva di ascoltare ancora da un grammofono gracchiante – a far da colonna sonora, e a impastare la vicenda pubblica di quegli anni con l’intimità della vita domestica. E Ivana Lotito e Pio Stellaccio, interpreti magistrali sulla scena.

E poi quella storia, rivissuta nelle lettere d’amore scritte dal protagonista, nei dialoghi fra Lucia e la sorella, che in realtà sono monologhi, perché quella della sorella è figura che resta fuori campo, ma pareva di vederla e ascoltarla.  La sua voce, infatti, risuona idealmente nell’orecchio dello spettatore proprio nelle risposte di Lucia. Sono le reazioni prevedibili alle confidenze di Lucia sul corteggiamento di Riccardo, quelle dettate dalla ritrosia tipica del rigido costume dell’epoca.

La rappresentazione scorre in un unico atto e tutto d’un fiato, in un impianto circolare.

Si passa dai funerali di Lucia, da quell’attesa di ritrovare il suo Riccardo nell’aldilà, dopo anni di vedovanza, al primo incontro col suo uomo, che si trova a Corato perché fuggito dalla Campania, a seguito del rifiuto di prendere la tessera del partito fascista.

Un unico flashback. 

Fra la ritrosia, l’amore, quel corteggiamento d’altri tempi e il matrimonio si dipana la vita quotidiana, fatta di difficoltà economiche, lavoro da cercare e  figli da allevare. A far da collante  la passione politica di Riccardo – maestro e attivista politico – quella sua incondizionata adesione al partito socialista italiano e agli ideali della libertà appena nata.

Ci sono le schermaglie fra socialisti e democristiani, e la incrollabile volontà di Riccardo di non cedere alla tentazione di un posto di lavoro a patto di accettare “l’intercessione” di un politico della Dc. Così, la fede politica incrollabile di Riccardo sorregge le difficoltà economiche, inasprisce – e nel contempo attenua – le esigenze di una famiglia con quattro figli e la pragmatica esigenza di Lucia di sfamare la famiglia, di tenere il bilancio familiare come ogni “regina del focolare”.

Dalla morte si parte e alla morte si arriva. In mezzo la vita. 

Quella vita “in bianco e nero” che tiene insieme un pezzo di storia di questo Paese, l’amore e il sacrificio di una coppia nelle difficoltà quotidiane dell’immediato dopoguerra.

Con  l’aiuto regia di Simona Oppedisano, le scene firmate da Vincenzo Mascoli, il disegno luci di Gianfranco Saponaro e i costumi di Tiziana Basili, sabato sera è andata in scena una storia in cui può rispecchiarsi la storia di migliaia di famiglie italiane.

È andata in scena quella simbiosi fra pubblico in platea e attori sul palcoscenico che fa della magia del teatro un unicum ineguagliabile. La prova è data dal tutto esaurito, da quei sei minuti di applausi ininterrotti, dalla standing ovation e dalla commozione di decine di spettatori, fra uomini e donne.

Sabato sera, il teatro ha dato prova del suo potere inossidabile che si perde nella notte dei tempi.

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Commenti

  • Antonio Diaferia (utente non verificato)

    finalmente anche ai talenti coratini viene data la possibilità di esibirsi sul prestigioso e rinato palcoscenico del teatro….e che spettacolo! sono arrivato al teatro (per la prima volta) con molte aspettative in quanto ho sempre riconosciuto la bravura e la passione di Claudia, la preparazione e maturità di Ivana, l’estro (confermatosi anche questa volta attraverso l’essenzialità delle scene) del bravo Vincenzo. ero anche predisposto ad ammettere alcuni errori dovuti all’emozione di esibirsi di fronte alla propria gente, all’emozione della prima, invece ho assistito da un impeccabile spettacolo, non acerbo e spigoloso, ma maturo e sapientemente sfumato! una storia meravigliosamente semplice, fatta di amore, principi e sacrifici in grado di appassionare in ogni scena e far addirittura sorridere mentre la lacrimuccia scendeva ancora sulle guance dei sorpresi spettatori. bravi!

  • Antonio Diaferia (utente non verificato)

    ci avete commossi e divertiti allo stesso tempo raccontando la storia dei vostri nonni, la storia dei nostri nonni….storie che ci sono state raccontate e che voi ci avete fatto rivivere…io vi sono grato per quello che avete fatto e sorpreso per come lo avete fatto…di nuovo bravi! mi auguro di vedere altri spettacoli come il vostro, di vedere data la possibilità ad altri talenti coratini di esprimersi…ora aspetto Caputo, Aldo, per consumarmi le mani alla fine di ogni suo acuto! Corato tutta è orgogliosa di voi. Il vostro amico ed ammiratore Antonio

  • Maurizio Quinto (utente non verificato)

    Uno spettacolo unico. Come Presidente del Club Rotary Corato, sono orgoglioso di aver patrocinato con il Club che rappresento questo spettacolo che, attraverso la bravura dei protagonisti e la sapiente regia di Claudia, ci ha donato momenti di leggerezza, tristezza, riflessione e partecipazione emotiva molto intensi. Spero che lo spettacolo venga presto riproposto in modo da permettere a tutti coloro che non sono riusciti a vederlo una seconda possibilità. Grazie Claudia, Ivana e Pio. Maurizio Quinto, Presidente Rotary Club Corato.

  • Matteo Procacci (utente non verificato)

    Sono un appassionato spettatore di spettacoli teatrali , ma era da molto che non mi emozionavo come è capitato l’altra sera con lo spettacolo di “Riccardo e Lucia” Molteplici i motivi che hanno liberato l’emozione, che tendiamo a tenere vincolata dentro di noi: 1. aver vissuto gli anni della storia anche se bambino; 2.aver avuto, parallela alla mia una vita , quella di Riccardo e Lucia, con contenuti umani così importanti; quante volte trascuriamo le vite a noi parallele con grandi contenuti umani non conosciuti;3.la elevata bravura degli attori in scena e la regia eccezionale veramente funzionale alla storia. Ci siamo alzati tutti in piedi alla fine dello spettacolo perchè avevamo vissuto tutti la stessa emozione. L’unico appunto riguarda l’acustica. In un primo momento avevo pensato che io stessi diventando sordo , ma poi molti amici seduti vicino a me hanno confermato il problema : molte battute di Lucia sono andate perdute. Peccato!!!