Renato Bucci e il “Comune che verrà”: «Città al bivio, sentitevi protagonisti del cambiamento»

Vincenzo Pastore
Renato Bucci e il Comune che verrà

“Il Comune che verrà” di Renato Bucci, candidato sindaco del centrosinistra, è piazza Cesare Battisti di ieri sera, gremita come un concerto, in cui la politica si mescola allo spettacolo e alla musica

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Sul palco artisti e candidati consiglieri. Giù dal palco bambini, famiglie e tanti cittadini in un tripudio di bandiere ed entusiasmo.

“Il Comune che verrà” di Renato Bucci, candidato sindaco del centrosinistra, è piazza Cesare Battisti di ieri sera, gremita come un concerto, in cui la politica si mescola allo spettacolo e alla musica. In nome di una scelta: la continuità o il cambiamento.

Il bivio è delineato dallo stesso Bucci: «Dobbiamo scegliere. Vuoi crescere tu o vuoi far crescere la comunità? Volete per un giorno Antonello Venditti o per cento giorni i giovani talenti di Corato?». E la piazza si infiamma, rapita dal carisma e dalla dialettica del candidato col caschetto.

«Il sogno della continuità è un sogno già passato, già svanito. Noi non abbiamo sogni, abbiamo una visione, una rappresentazione della città che vogliamo. Sentitevi protagonisti del cambiamento. Noi vinceremo perché abbiamo entusiasmo, passione, positività. Sono cose che non moriranno mai!».

Renato Bucci tocca le corde più sensibili della “sua” gente: quelle della partecipazione attiva, della lotta al clientelismo, della sfida lanciata per il governo della città. «Il progetto vive al di fuori di me, investite su voi stessi non su una persona. Votate voi stessi! Fatelo ogni giorno della vostra vita, non delegate a nessuno, neanche a me. Guardate l’idea, non me».

La piazza applaude, sventola bandiere, si scalda. E’ un tutt’uno con il suo candidato. Che interviene dopo un’esibizione di bambini: indossano magliette con la scritta sulle spalle “Il Comune che verrà”. «Il progetto è nato con i bambini, con le famiglie, con i giovani e le donne. Sono stati loro i protagonisti del Cantiere, io non ho inventato nulla».

Un’azione amministrativa non schiava del programma. «Lo rispetteremo ma avrà tante pagine bianche perché sarà in continuo cambiamento, scritto con voi».

Ripartendo dal confronto diretto con la gente, «il sindaco deve andare per strada anche a prendersi parolacce, non solo applausi». Soprattutto quando va nelle periferie, secondo Bucci completamente dimenticate in questi anni tanto da creare «cittadini di serie B». «Cosa volete? Che vada a tagliare nastri o che stia tra i problemi della gente?». E poi stop alla burocrazia che alimenta il clientelismo: «Saremo una gioiosa macchina amministrativa».

Il vento dell’antipolitica soffia anche sulle elezioni di fine mese. Il candidato del centrosinistra sembra esserne pienamente consapevole. Ecco perché non chiede «cambiali in bianco».

«Non vi fidate perché la fiducia, come interpretata finora, significa delega. Io vi chiedo la fiducia per un giorno, quello del voto poi seguitemi, pretendete, non fate sconti! Mi prendo la responsabilità di dire anche “ho sbagliato”. I superuomini non esistono, quando credi di essere più alto degli altri vuol dire che li stai schiacciando».

Renato Bucci chiede coraggio: di partecipare, di non aver paura delle critiche, di scegliere il proprio candidato liberamente. «Votate chi volete, nessuno vi toccherà. Non avrò nemici né avversari, non sarò un ostacolo solo perché sono di una parte politica avversa».

E per concludere un’ultima sferzata, quasi evangelica: «Quando attaccheranno voi stessi, non li biasimate. Aiutateli a capire che la città non è mia, non è sua, non è loro, è vostra!».

Agli aspiranti consiglieri comunali delle liste in coalizione tocca presentare il programma. Si parte dalla scuola e dall’ambiente con Valentina Bove, di Sinistra, Ecologia e Libertà. «Senza un sistema di istruzione ben costruito e finanziato le nostre generazioni non hanno futuro. Avremo grande attenzione alla mobilità sostenibile: riduciamo l’uso delle auto, sì alla promozione della ciclabilità e alla redazione del Piano Urbano del Traffico. Risolveremo il problema dell’elettrodotto».

Nelle parole di Franca Quercia (Centro Democratico) la tutela dei più deboli: politiche per la disabilità e di contrasto al disagio giovanile. «Libertà è partecipazione» dice citando Gaber.

Il progetto di Renato Bucci nasce nel “Cantiere in comune” di via Galilei. «La casa di chi vuole mettersi in gioco senza paura» spiega Valeria Mazzone che promette la riabilitazione delle periferie cittadine (in particolare del rione Belvedere) e una maggiore informazione dal Comune con la nascita dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico.

Il programma del centrosinistra non dimentica lo sport e la cultura. «Rilanciamo e potenziamo le nostre strutture sportive e culturali – esorta Rosalba Marcone del Partito Democratico – vogliamo creare occupazione con il teatro, il museo, il vecchio Liceo Oriani».

Raffaello Lamarca, di Azione e Sviluppo, si ribella alla fuga di cervelli dei giovani coratini costretti a cercare fortuna altrove. E punta al rilancio del settore primario rifiutando qualsiasi logiche clientelari. «Io sono un giovane come voi, non sono figlio di Caio o Sempronio».

Rilanciare l’economia, con incentivi alle nuove aziende che si insedieranno in città e spazio alla trasparenza amministrativa. A illustrarlo Claudia Casalino, della lista “Un Cantiere in comune”. «Sul sito web comunale si potranno accedere a tutti gli atti pubblici, assicureremo le riprese streaming dei consigli comunali e di ogni altra attività pubblica».

La serata, presentata da Luciano Riccardi e Giuliana Fabiano, ha per protagonisti i giovani talenti rigorosamente “fatti in casa”: il duo Claudia Castrigno ed Ezio D’Introno, la breakdance di alcuni ragazzi, l’esibizione in danza di tanti bambini, la classe di canto di Marilia Papaleo, la musica di The Triggers, Ai Margini della Città, Browlez, Tikvà, Royal Flush, Mayalaband. Mentre i presidi slow food a chilometro zero allietano il palato dei tanti accorsi in piazza.

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