La comunità coratina a lezione di “Italiano, oggi”

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Il prof. Francesco Sabatini, presidente dell'Accademia della crusca, ha chiuso con una conferenza sulla società italiana e la sua lingua, un percorso didattico da lui stesso coordinato
Pensi ad una lezione di italiano, scienze e storia alle tre del pomeriggio e immagini inevitabili sbadigli. Poi ti accorgi che la lezione è atipica, resa speciale da un maestro le cui parole sono più efficaci di litri di caffeina. perché hanno lo speciale potere di destare le coscienze. E di far riflettere, una delle caratteristiche peculiari del linguaggio.
Questo l’effetto dell’intervento del prof. Sabatini, che ha chiuso con una conferenza sulla società italiana e la sua lingua, un percorso didattico, da lui stesso coordinato, che ha visto i docenti di Italiano di alcuni istituti comprensivi di Corato e Ruvo impegnati nel programma di formazione nazionale, ricerca e sperimentazione, finalizzato a promuovere l’insegnamento e apprendimento della lingua italiana.
E’ sorpreso il presidente onorario dell’Accademia della Crusca, puntuale nel presenziare l’auditorium dell’istituto Cesare Battisti. Sorpreso, certamente dalla presenza di tanti ragazzi e dall’età media molto bassa di una platea davvero partecipe che ha reso speciale l’atmosfera.
Festosa, così come affermato dal linguista abruzzese, primo non toscano docente dell’università di Firenze a ricoprire la carica più prestigiosa del panorama linguistico italiano.
“Tutto quello che è studio, apprendimento, scuola è festa. E’ gioia perché dimostra la presenza di una comunità che si interessa dei “saperi” delle nuove generazioni, un mondo che vuole capire e risolvere dei dubbi.”
Questo l’incipit di Sabatini che esorta a guardare l’istituzione scolastica con una chiave di lettura differente.
“Bisognerebbe cancellare l’idea che sia la scuola ad inculcare qualcosa forzatamente, nel caso della lingua la scuola aiuta a far crescere un organo, che è quello del linguaggio, già presente dalla nascita. Una premessa importante che può modificare l’atteggiamento di partenza nei confronti dello studio. Quest’ultimo è un modo di educazione e ampliamento del sistema linguistico, metodi per sviluppare e far crescere l’organo e renderlo più veloce, ricco, pronto. Questo l’obiettivo della scuola, rafforzare cioè la macchina che ognuno di noi ha già dentro”.
Linguaggio parlato che non può prescindere da quello scritto che porta ha un risvolto cognitivo importante quale la riflessione.
“Nel corso dei millenni le civiltà hanno avuto necessità di ampliare e modificare le attività del linguaggio, l’essere umano si è accorto di un metodo differente dai suoni, quel linguaggio scritto che dà molti vantaggi in più. Oltre ad abbattere la barriera della distanza (un messaggio scritto può essere recapitato a persone distanti in tempo e spazio) scrivere un pensiero su di una tavoletta, un foglio o un computer significa vedere e riflettere sul pensiero formulato.
Quella della scrittura è una funzione importante per sviluppare la macchina, la scrittura (seppur semplificata) deve essere insegnata da qualcuno. Ecco ritornare il ruolo fondamentale della scuola.”
Una disquisizione sui mutamenti della scuola nel corso degli anni sino ad arrivare ai giorni nostri e riflettere, appunto, sull’ italiano-oggi, tema del dibattito.
“Parlare della lingua in un certo momento storico, appunto l’oggi, significa mettere in rapporto la lingua e il momento storico di un Paese. Parlare di italiano oggi significa parlare di una lingua che è già diventata uno strumento potente, uno strumento che deve fronteggiare i bisogni di una società che vuole, che cambia e l’istruzione deve conoscere tutti i processi evolutivi. Tra cui l’arrivo massiccio degli strumenti tecnologici. Non è un disastro ma un modo aggiuntivo, utile e divertente per comunicare.
Molti additano alle nuove tecnologie il rischio di un italiano povero perché semplificato da tante abbreviazioni, tipiche delle chat. Ma ci si dimentica che i romani usavano tante abbreviazioni, ad esempio Spqr, utili per risparmiare spazio tempo e costi. Stesso discorso del Medioevo, quando i testi erano tramandati in forma abbreviata, a causa degli alti costi della pergamena: attraverso questo sistema ci è stata tramandata tutta la letteratura latina.
Certo, le abbreviazioni non possono bastare ma il problema non è del Web, di chat o di iPad perché questo è un modo che ha arricchito le nostre capacità di comunicazione. La scrittura ordinaria, ovviamente, resta di primaria importanza perché nella mente non sono stampate le sigle ma la parola ampia, estesa. In modo da dominare la scrittura estesa, per pensare, argomentare i discorsi ed essere più complessi, per dire a me stesso di più, è l’esempio delle poesie che rendono il messaggio più chiaro e forte di un ‘tvtb’ di un sms.”
Tante le curiosità, le domande così come tanti i dubbi risolti. Meno che uno: perché le lezioni scolastiche non sono tutte così? Ci sarebbe meno noia, tanta cultura e partecipazione in più.
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