Il Tamburo di latta di Gunter Grass

Luciana De Palma

Un bambino decide di non crescere più finché la società continuerà a fagocitare se stessa in un moto di perpetua follia

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Il piccolo Oskar all’età di tre anni decide di smettere di crescere: trascorrerà il suo tempo osservando il mondo degli adulti nella Germania dell’ascesa di Hitler. Il suo punto di vista, in effetti quello uno gnomo, ci consente di cogliere le falsità, le storture, le anomalie della società spietatamente fissata sotto una lente di ingrandimento. L’unico strumento che il piccolo Oskar ha a sua disposizione per farsi sentire, cercando in qualche modo di imporsi contro le assurdità del mondo, è un tamburo di latta che impara a suonare con tale abilità ed eccezionale furia da mandare in frantumi i vetri delle finestre intorno.

La sua è una autentica ribellione ad una società basata su valori distorti, su propagande del vuoto, su ottimismi audacemente nichilistici. Oskar, a dispetto della sua deformità fisica, è dotato di una intelligenza viva e brillante, di un acume insolito, di una scaltrezza che non lascia scampo. Saranno proprio le sue parole a rievocare, dal manicomio in cui è rinchiuso, la sua storia. Sua nonna Anna, che veste sempre quattro gonne, concede protezione ad un giovane incendiario, Joseph, che la polizia sta inseguendo.

Questa improbabile coppia concepisce Agnes, la madre di Oskar. Molti anni dopo Joseph, benché abbia cambiato nome e identità, è scovato e arrestato dalla polizia. Di lui non si saprà più nulla. Anna allora ne sposerà il fratello, uomo violento ed alcolizzato, che morirà poco dopo. Il suo posto a lavoro è occupato da Jan di cui Agnes, figlia di Anna, si innamora. Quest’amore però non si concluderà con un matrimonio perché Anna sposa Alfred. La passione tra Anna e Jan prosegue di nascosto, tempo dopo nascerà Oskar.

La reale paternità del bambino non sarà mai stata accertata. Oskar cresce sano fino al compimento dei tre anni quando sua madre gli regala un tamburo di latta rossa. È in quel momento che la decisione viene irrevocabilmente presa: per protesta Oskar non crescerà più. Arrivata l’età per andare a scuola, Oskar scopre il potere vetricida della sua voce e il primo giorno di scuola lo usa contro la maestra. La sua esperienza scolastica si concluderà quello stesso giorno. L’istruzione di Oskar è affidata a Gretchen, moglie del pasticcere, che lo introduce, tra l’altro, alla lettura di Goethe. Oskar è una spugna, apprende ogni cosa, ma continua a fingere un completo analfabetismo. Un giorno Oskar incontra il Maestro Bebra, anche lui nano, che come Oskar aveva deciso di smettere di crescere, preferendo lavorare in un circo. Anche la religione, che sua madre cerca di inculcargli, portandolo ogni sabato in Cattedrale, sarà bersaglio dei suoi acuti di tromba: Oskar dissacra la statua di Gesù bambino e si fa interdire da futuri ingressi nella chiesa.

Tempo dopo, a causa di un avvelenamento da pesce, la madre di Oskar muore; al funerale partecipa il giocattolaio ebreo Sigismund, da cui Oskar si rifornisce di tamburi. Sigismund viene allontanato da alcuni membri del partito nazista presenti alla cerimonia funebre. Oskar, che giorni dopo si recherà nel negozio del giocattolaio per acquistare un nuovo tamburo, trova il negozio distrutto e il giocattolaio morto suicida nello studio. Danzica è stata nel frattempo assediata dai tedeschi e in un feroce agguato Jan, il possibile padre di Oskar, è catturato dai tedeschi proprio per colpa di Oskar che diventa il responsabile della sua fucilazione. Questo gli provoca un fortissimo esaurimento, perciò è ricoverato in ospedale. Alfred, padre ufficiale di Oskar, sposerà Maria, una giovane ragazza che attrae anche Oskar e ne diventa l’amante. Il figlio che mesi dopo partorirà non avrà, anche lui, paternità certa. Presumibilmente è proprio Oskar il padre naturale del piccolo Kurt. A quest’ultimo Oskar promette di regalare un tamburo di latta quando compirà tre anni.

La situazione in casa è diventata soffocante ed incerta, perciò Oskar decide di partire, facendosi assumere da un circo; inizia a girare l’Europa. Dopo aver perso la sua amata, torna a casa proprio quando Kurt compie tre anni. Ricevuta da Oskar una trombetta come regalo di compleanno, Kurt la distruggerà immediatamente. A vent’anni Oskar, lasciato il circo, si unisce ad una banda di teppisti che va in giro con obiettivi sacrileghi; dopo alcune peripezie, la polizia li scoprirà. La guerra intanto prosegue; Danzica cade in mano ai russi e Alfred, uno dei due padri di Oskar e fervente nazista, tentando di  nascondere una spilla nazista, dapprima la stringe in una mano, poi cerca di inghiottirla, ma ne rimane soffocato. Anche di questa morte Oskar sarà il responsabile.

Il giorno del funerale di Alfred sarà decisivo: Oskar decide di ricominciare a crescere. Il rifiuto categorico di entrare a far parte di un mondo violento, insano, folle e decrepito ha spinto un bambino alla più innaturale e coraggiosa forma di protesta. Quella di smettere di crescere è la negazione profonda dell’evoluzione se l’evoluzione corre verso il precipizio più oscuro, verso un pozzo senza fondo, verso l’estrema brutalizzazione di ogni forma di bellezza, di vita, di amore. Non c’è possibilità di crescita, fisica, spirituale, morale se intorno ogni cosa cessa di avere un senso logico, sano, forte, inattaccabile.

L’assoluta certezza della spietata visione di una società perversa che violenta se stessa in tutte le più bieche forme possibili, contorcendosi dentro lacci e nodi che l’asfissiano, rende macabra e inaccettabile anche l’idea di crescervi, il pensiero di affondare le radici nella sua terra melmosa e putrida. Finché il passato atrocemente sconcertante e orrendo resta attaccato ai nostri occhi, impendendoci di guardare al futuro, di provare a migliorare il futuro, di creare un’immagine più vera e umana del futuro, non si potrà che girare in tondo come folli. Solo dopo aver cancellato dalla propria esistenza i retaggi che una cattiva paternità ha incollato sulle nostre spalle potremo sentirci liberi di crescere nuovamente. Come Oskar che riprende a crescere quando muoiono entrambi i suoi due padri.

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