Don Luigi Merola: «Combatto la camorra con un pallone»

Cenzio Di Zanni
L'incontro con il prete anticamorra don Luigi Merola

Ieri il "prete anticamorra” è stato a Corato, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, “I bambini di Napoli”, i cui proventi saranno devoluti a favore de “‘A voce d’ ‘e creature “, la sua fondazione

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Ci sono uomini che passano alla storia per aver ingaggiato una lotta senza quartiere contro le mafie.

Spesso a caro prezzo. Spesso quegli uomini indossano l’abito talare. Sono preti di periferia per cui il ministero sacerdotale non è solo predica da un pulpito, ma sporcarsi le mani nelle piaghe della società, lì dove disagio è un eufemismo e l’unica legge è quella di un clan malavitoso. Dove, sovente, lo Stato è assente.

Uno di questi sacerdoti è don Luigi Merola. “Il prete anticamorra” per antonomasia ieri è stato a Corato, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, “I bambini di Napoli”, i cui proventi saranno devoluti a favore de “’A voce d’ ‘e creature ”, la sua fondazione.

Prima l’incontro con gli studenti dell’Istituto Professionale, poi un dialogo con il giornalista Franco Tempesta presso il cinema Elia, organizzato da Rotary e Fidapa, presieduti da Maurizio Quinto e Teresa De Meo, e da Secop edizioni.

Sotto scorta dal 2004,  don Luigi si fa interprete della parola del Vangelo anche fuori delle mura della sua chiesa, nei quartieri difficili di Napoli. È lì che si guadagna “l’anatema della camorra” per la sua missione: quel sottrarre i minori alla devianza criminale con le armi della cultura e dell’ istruzione, gli anticorpi più potenti contro le mafie.

“Ho visto tante ingiustizie”, così don Luigi descrive la molla della sua seconda vocazione, quella per la legalità e la dedizione al sociale. 

Sin dall’esordio, nella sua Marano di Napoli è considerato scomodo.

“Mi picchiarono e  –  aggiunge –  dopo le prime botte mi hanno trasferito a Forcella, dove ho capito che bisognava lavorare accanto ai bambini, per quei 12mila bambini che abbandonano le scuole a Napoli e provincia. Spesso pensiamo all’Africa o al Brasile, ma l’Africa ce l’abbiamo pure a Napoli”.

Quei bambini sono “l’esercito della camorra, i corrieri della droga da un vicolo all’altro della città”. Quegli stessi bambini avvicinati da don Luigi con uno strumento formidabile: “o’ pallone”. La promessa è portare i ragazzini allo stadio per veder giocare il Napoli, così ha “conquistato il cuore dei bambini”.

Da Forcella all’Arenaccia, quartiere di Napoli in cui gli viene assegnata una villa confiscata alla camorra. È la sede della sua attività, di quel recupero sociale di 150 fra bambini e adolescenti, dai 6 ai 18 anni. Scuola, dopo-scuola, laboratori teatrali e musicali sono le attività che li tengono occupati, perché crescano cittadini e non soldati della camorra.

Un modo di interpretare il sacerdozio che rende don Luigi inviso non solo ai clan, ma anche alle istituzioni civili e religiose. Diversi gli aneddoti: dalle frizioni col sindaco De Magistris per le tasse comunali, mai rimodulate viste le finalità della sua attività, all’essere considerato “prete birichino, non ortodosso” da certe gerarchie. 

Il ruolo del sacerdote secondo don Luigi, infatti, non si esaurisce dopo la formula rituale “la messa è finita, andate in pace”. “Il lavoro nostro – spiega – è proprio fuori. Quella frase significa andate e testimoniate Gesù lì, fuori, perché dentro è tutto facile”. Certo senza disdegnare la preghiera che è “alimento per noi, come insegna Papa Francesco”.

E se nella Chiesa non mancano “le mele marce”, la Chiesa – ricorda – “è fatta di Santi, di preti che si sono fatti ammazzare come Don Pino Puglisi e Don Peppino Diana, quelli che hanno formato generazioni di giovani come Don Bosco e Don Milani, questa è la Chiesa”. La sua Chiesa.

Ne ha anche per la politica, don Luigi, che da “forma più alta di carità cristiana, come diceva Paolo VI”, sarebbe diventata “cosa sporca, perché fatta da uomini sporchi”. Cita ancora una volta Papa Francesco, secondo cui “il potere è servizio”, e poi il “nostro” don Tonino Bello, per cui “la politica è il potere del servizio e non dev’essere al servizio del potere”.

La politica è nel mirino anche quando dice: “in qualsiasi Governo ci vorrebbe il Ministero dell’Infanzia, questi imbecilli dei nostri politici non hanno capito che dobbiamo investire sull’infanzia, l’educazione, l’università”.

L’educazione, quindi, è il perno di una società sana, secondo don Merola. E se “nel campo educativo la migliore metodologia è l’esempio”, certo di esempi positivi è priva gran parte della televisione di oggi. Il “prete anticamorra” punta l’indice contro la conduttrice di “Uomini e Donne”: “ai ragazzi del Professionale ho detto non vedete Maria De Filippi, è peccato mortale”.

Se la televisione non brilla, la famiglia non è da meno, senza aggregazione e  dialogo fra le mura domestiche, perché oggi “il papà chatta da un lato, la mamma chiacchiera dall’altro e i figli guardano la televisione”.

Un’esortazione mista a speranza chiude il dibattito: “non vi chiedo di fare di più, ma di fare meglio”. Perché, ricorda don Luigi, “nei bambini c’è il volto di Dio”.

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Commenti

  • Nunzio Calò (utente non verificato)

    Una persona ispirata!

  • Maurizio Quinto (utente non verificato)

    Straordinario. E’ la parola che mi viene in mente dopo aver incontrato don Luigi Merola, un parroco che tanto ha dato e tanto sta dando alla sua comunità, e non solo. Straordinario perché “fuori dall’ordinario”. Un prete che scende per strada e batte i pugni per combattere il “sistema camorra”. Una testimonianza bellissima, che purtroppo a Corato non ha avuto la giusta eco. Chi non ha partecipato ha secondo me perso l’occasione si sentire il dono della forza e della passione, che solo alcuni hanno la fortuna di avere. Grazie don Luigi, per essere venuto a Corato a portare la tua testimonianza e per tutto quello che stai facendo per la tua comunità. Grazie alla SECOP edizioni ed alla Fidapa con le quali abbiamo organizzato l’evento ed all’organizzazione del Cinema Elia, che con la sua “tela” sta ricucendo il tessuto culturale di questa Città. Maurizio Quinto, Presidente del Rotary Club Corato.

  • rosa russo (utente non verificato)

    padre merolaaaaa sei venuto a corato senza dirmi nulla! da buona napoletana ,,,sono nata e cresciuta nel nostro quartiere e la verita si sa bene qual e!