Il dopo voto, l’analisi del centro studi politici “Aldo Moro”

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«L'unico elemento certo al termine dello spoglio delle urne in queste elezioni politiche è che l'Italia è ingovernabile», scrive il presidente Vito De Leo
L’analisi del voto del centro studi politici “Aldo Moro”.
«L’unico elemento certo al termine dello spoglio delle urne in queste elezioni politiche è che l’Italia è ingovernabile», scrive il presidente Vito De Leo.
La coalizione del centrosinistra vince di misura alla Camera con il 29,54% contro il 29,18% di Pdl-Lega, ma è maggioranza relativa al Senato con il 31,63% dei seggi contro il 30,72% del centro-destra. Vincitore indiscusso di questa tornata elettorale è Beppe Grillo; il Movimento 5 Stelle è di fatto il primo partito d’Italia, con il 23,79% al Senato ed il 25,55%% alla Camera dei Deputati. Flop di Mario Monti e dei suoi alleati Fini e Casini.
Sonora sconfitta anche per Rivoluzione Civile; nessun seggio per Antonio Di Pietro ed Antonio Ingroia. Quest’ultimo ha accusato il centrosinistra e le sue politiche, definite “suicide”; Bersani non avrebbe accettato di collaborare con il neonato partito del giudice di Palermo cercando invece di trovare un accordo con Monti. Incredibile la rimonta di Silvio Berlusconi; il Pdl ed i suoi alleati conquistano regioni chiave come la Lombardia, il Veneto, la Campania, la Puglia e la Sicilia. Due quindi le altre alternative possibili: o una coalizione del centro sinistra con la lista civica di Monti o un governissimo Pd-Pdl.
Il day after di una importante tornata elettorale non dura mai un solo giorno. La questione significativa, al di là dei risultati, va, a nostro modesto parere, oltre il pur cruciale numero di voti ottenuto da ciascun schieramento o partito o movimento, e riguarda ciò che la gente comune non accetta più della politica attuale e vorrebbe vedere cambiato al più presto, come dimostra il grande successo ottenuto dal Movimento 5 Stelle. Gli elettori scontenti, che rappresentano ilo 50% della base elettorale, si sono divisi paritariamente tra gli astenuti e i grillini. L’altro 50%, al contrario, non ha manifestato una dispersione per “disapprovazione”, ma ha giudicato ragionevolmente dove potessero risiedere le garanzie per una migliore efficacia e una maggiore credibilità, dividendosi quasi equamente tra centrosinistra e centrodestra.
Si badi bene, in un contesto del genere, non sempre chi è votato è ritenuto migliore. Talvolta l’indicazione serve solo per invocare e, per quanto possibile, accelerare un cambio di rotta. D’altronde, tutti abbiamo constatato in questi ultimi mesi troppo protagonismo e troppa concentrazione esclusiva a “vincere la guerra”; meno a giocare bene e con stile la partita, presentando progetti funzionali, idee nuove e utili per amministrare il Paese e il territorio.
La personalizzazione dello scontro è stata però stimata freddamente dall’elettorato, e l’uso mediatico del gettare discredito sull’avversario è parso ben al di là della serietà dei problemi che le persone vivono. La fondatezza dell’appello lanciato dalla Chiesa italiana a una “rigenerazione“ politica è emersa, in fin dei conti, come parere condiviso di un elettorato maturo ed esigente che ha dimostrato di distinguere il reale dall’apparente.
Ora, stilare la propria “ricetta per il futuro” appare compito necessario e urgente per tutti. E sale un’attesa chiara, che ho illustrato anche nella mia ultima pubblicazione: “Politica e morale viaggiano su binari diversi”: nella quale dichiaro, tra le altre cose, che più di rettificare e mutare atteggiamento occorrono etica responsabile e più praticità operativa; meno scandali e spettacolarità inservibili; il tempo delle valutazioni si è ormai aperto; speriamo che sia un’occasione per tutta la classe dirigente.
La politica, insomma, o decide di guardare solo se stessa e di scomparire, oppure può tentare di cambiare metodo e imparare dagli errori. Insomma, al di là delle improbabili profezie, degli squilli di tromba dei vincitori e dei dissimulati mea culpa dei perdenti, un grande lavoro resta da fare. Ritornare alle idee, recuperare il contatto con la vita reale delle persone e impegnarsi non a creare vuoto consenso, ma ad interpretare la volontà e i bisogni concreti dei cittadini. Questi ultimi, infatti, scelgono ormai attentamente, senza farsi incantare dalle favole.
I partiti locali in questi tre mesi che ci separano dalle elezioni amministrative vanno ripensati come protagonisti di una nuova democrazia popolare, che fa del radicamento la loro forza. I nuovi partiti devono andare oltre i localismi e le chiusure corporative e personalistiche che da sempre hanno impoverito il presente e messo a repentaglio il futuro. Nessuno immagini di ipotecare leadership o candidature di qualunque natura sul nostro territorio, perché questo significa essere contro i principi costitutivi di democrazia partecipata, di collegialità politica e di condivisione programmatica, oltre che essere contro la libertà di scelta dei cittadini.
La posta in gioco non è solo un nuovo quadro politico e istituzionale, ma un nuovo patto sociale. Non si tratta solo di sostituire una classe dirigente, ma di ricostruire il senso di una nuova convivenza democratica.
Opinionistica, dibattiti, forum, convegni e comizi sono solo alcuni degli strumenti da attivare. Ambizione comune e dichiarata deve essere quella di diventare protagonisti attivi nel processo di cambiamento auspicato, nonché quella di rendere visibile il processo costituente di una nuova classe dirigente, capace di favorire la partecipazione e l’impegno sulle piccole cose, sui problemi quotidiani del quartiere o della città, ma anche sulle grandi questioni.
In questa prospettiva, bisogna fare tesoro degli errori del passato. Ma occorre anche una leadership forte e convinta, capace di esprimere realmente la voglia di cambiamento che alberga in gran parte dell’elettorato; una classe dirigente all’altezza; un programma che sia sintesi di modernità e di giustizia sociale».
Commenti
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Non avete ancora capito che finalmente abbiamo creato il Governo ottimale? Certo se la maggioranza l’avesse avuta Berlusconi, sarebbe stata la ’perfezione’!!! premettendo che ha stravinto comunque, e che non sara’ obbligato a mantenere promesse dal momento che tanti c……. non hanno creduto in lui, ora avremo il triangolo giusto: Bersani(che non serve piu’)-Berlusconi-Grillo, i compromessi a cui scenderanno saranno la salvezza dell’Italia…altro che ’ingovernabilita’, finalmente avremo un governo giusto, perche’ ognuno fara’ il suo dovere, grazie al supervisore Grillo…Ora si’ che ci sara’ da ridere!!!!
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ke pena ……………quanta ignoranza a corato.vi siete bevuti il cervello,almeno state zitti .a dimenticavo ki si somiglia si piglia. una massa di delinquenti ke vorrebbero governarci? ke bella prospettiva di vita ke avete
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i grillini hanno sottolineato i vari scandali, gli stipendi d’oro, i troppi parlamentari, la “porcata” della legge elettorale, ecc. Bersani ora chiede di fare subito insieme queste riforme che sicuramente faranno bene al paese. Al di là di chi ha vinto o quantomeno ha una maggioranza, spero che ora tutto ciò che è stato sbandierato da tutti i partiti si faccia con una saggezza che vada oltre i campanili di bottega. Purtroppo conosco l’epilogo…..vorrei tanto sbagliarmi
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ma voi pensate ke i grillini quando riscuoteranno il primo stipendio nn si fermeranno un attimo a riflettere? il pane con la marmellata è più appetibile del pane asciutto .meditate gente meditate carpe diem……a tutti ci rivediamo alle urne fra 8 mesi? ma…………..







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