«Ma la cosa più importante non è la coscienza civile?»

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Lettera aperta del prof. Franco Vangi sulla campagna elettorale per politiche e comunali
«Mettere al centro la coscienza civile». E’ ciò che chiede il prof. Franco Vangi in questa lettera aperta sulla campagna elettorale per politiche e comunali.
«Tra questi rumori roboanti e aspre voci che si agitano – come è normale – nella campagna elettorale per le imminenti elezioni politiche, il mio appello è volto a recuperare pacatezza di riflessione e – se possibile – l’intimo della coscienza», scrive Vangi.
«Non parlo per delega di alcun partito, ma da cittadino che mira ad inserire nell’agone della lotta politica in corso un fattore dimenticato: la coscienza civile.
Mi permetto di rammentare a tutti che noi esseri umani siamo in bilico su una corda e in rischio di cadere: tra aspirazioni alte della coscienza e forti spinte degli istinti del nostro “io oscuro” e per questo la politica, come attività umana imperfetta, ha e avrà sempre i suoi limiti. Tuttavia sono convinto che – sia pure con difficoltà – occorre salvare quanto di buono agisce in ogni parte politica – e non per qualunquismo e ignavia- ma perchè in ogni uomo, accanto alle tenebre, è presente la luce della Ragione, della Bontà, della Solidarietà.
La vera discriminante da osservare e criticare è l’arroganza del potere,l’inganno, la menzogna che mirano a illudere la parte oscura dell’essere umano e,invece, bisogna “volare alto” verso un’idea forte della convivenza civile che, sia pure non in tutto raggiungibile, conservi tensione etica, saggezza, visione prospettica del futuro. E – ancora – una dimensione di Armonia e di Bellezza (quella che talvolta risplende nelle creazioni dell’Arte!).
Questa lettera aperta, che può apparire e forse è fuori onda rispetto all’usuale linguaggio mediatico, nasce da una riflessione frutto di formazione umanistica che è orgoglio della Cultura greco-latina e certamente esprime il meglio della coscienza europea.
Smettiamola di farci del male e recuperiamo la nostra identità più vera: una italianità che non è soltanto mafia e malaffare,ma profondità di pensiero, creatività, ingegno.
E’ un discorso a sfondo nazionale che vale, concittadini, anche sul piano locale: pure nel dibattito acceso in corso per le nostre vicende paesane, cerchiamo di “volare alto” e di cogliere l’essenza dei problemi piuttosto che guardarci in cagnesco e “affilare le spade”.
Talvolta – è vero – non se ne può fare a meno (è normale in campagna elettorale), ma al centro mettiamo sempre la coscienza civile».
Commenti
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Concordo pienamente con le riflessioni culturali e politiche dell’amico Franco Vangi. Occorre, in effetti, voltare pagina e ricostruire insieme la forza e le ragioni della speranza, della solidarietà, della trasparenza, dell’efficienza, della legalità e della democrazia. E nella società civile ci sono le risorse per promuovere una classe politica all’altezza della situazione. La possibilità di dare ulteriore sviluppo alla città passa anche attraverso la plurlità e la sistematicità degli apporti esterni ai partiti, che non possono esaurirsi nella ricerca della leadership o del prrimato politico.
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aderisco all’appello di Franco Vangi. La coscienza civica non è altro che libertà di pensiero e consapevolezza del proprio ruolo in un contesto collettivo. Chi è avvezzo a pensare, agire e votare per imposizione o per grazia ricevuta, chi deve rispondere delle proprie scelte a padrini e gruppi di potere, chi non è in grado di svincolarsi da direttive, anche quando sono frutto di scelte errate, non sarà mai in grado di far evolvere la nostra comunità. Solo la libertà ci rende coraggiosi e capaci di cambiare.
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Ma qualcuno ce l’ha uno straccio di programma per questa città? Un elenco puntato pure di mezza pagina? Ma una cosa semplice, mica una cosa complicata; del tipo: pitturazione e messa a norma delle scuole; nuovo piano regolatore con interventi lì, lì e lì; chiarezza nell’accesso ai servizi sociali; tempi certi nel rilascio dei permessi a costruire; informatizzazione uffici comunali (si produce ancora troppa carta, per intenderci, e i dipendenti non hanno una mail istituzionale); organizzazione del teatro comunale con regole per la sua concessione in uso; ecc….
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Condivido a pieno la lucida analisi; mi permetto di aggiungere che ora vi è una grossa novità rappresentata dalla difficile crisi economica dalla quale si potrebbe uscire solo se sin è in grado di uscire dalla profonda crisi politica.
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Il Prof. ha ragione a proporre un codice etico a cui aderisco pienamente. Osservo però che per “volare alto” occorrono strumenti culturali e modelli educativi che non sono nella disponibilità di tutti coloro che agiscono nel contesto di cui si parla, anzi…Occorre costruire la “coscienza civile” ,che non si trova per strada, ma è frutto di studi , di impegno, di buoni esempi e di buoni maestri, di un sistema scolastico-educativo forte ed autorevole,come lei ben sa, Prof. Guarda caso sono anni che noi “soffriamo” e difettiamo sia nel campo dell’istruzione ( vedi situazione delle scuole e dell’università)che nel campo della cultura, in cui lei stesso si è cimentato trovando difficoltà non indifferenti, vero? Credo dunque che al primo posto di un programma amministrativo debbano porsi proprio questi due aspetti: istruzione e cultura.
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Sig. L. Patruno mi permetta di dissentire con lei.Che significa”Occorre costruire la “coscienza civile” ,che non si trova per strada, ma è frutto di studi “?solo chi ha avuto la fortuna di pagarsi gli studi puo’ aver maturato una coscienza civile?Mi nonn caro Patruno era completamente analfabeta ma aveva coscienza civile da vendere.Era il classico uomo che bastava una stretta di mano per stipulare un contratto.Quindi cultura e coscienza civile non vanno d’accordo.Se fosse cosi’ i nostri ben amati politici sarebbero i ghota della coscienza civile.sono tutti pluri laureati non crede ed anno avuto grandi maestri .Un certo fini aveva Almirante come esempio e guida.Un Dalema sa chi aveva come maestro?Mi scuso con lei per l’appunto.







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