“Pacobiclip”, un viaggio per i più piccoli. Ma non solo

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Enzo Quarto, autorevole firma del TG3 regionale, presenta la sua ultima fatica: le favole di “Pacobiclip e altri racconti”
In punta di piedi, così si entra nel mondo dei bambini. E c’è uno strumento tanto antico quanto formidabile per farlo, le favole. Sovente derubricate a banale intrattenimento per i più piccoli sono, invece, un seme da cui possono germogliare un adulto e una società migliori.
Sul grande potenziale pedagogico di questo genere letterario torna a scommettere Enzo Quarto, autorevole firma del TG3 regionale, con la sua ultima fatica: “Pacobiclip e altri racconti”, edito da Gelsorosso.
Presentato a Corato, giovedì 29 novembre, prima nell’Istituto comprensivo Cifarelli-Santarella, poi nella libreria Secopstore, il testo ha raccolto unanime consenso, nonostante l’eterogeneità del pubblico. E i bambini, è noto, sono insieme un pubblico esigente e un giudice impietoso.
Con l’autore, a catalizzare l’attenzione sono stati prima Giada Filannino, libraia e anima di Ambarabacicicoco, accompagnata dalla dirigente scolastica Danila Tempesta e poi il giornalista Franco Tempesta con Raffaella Piacente a fare gli onori di casa.
Cos’è Pacobiclip? “Una trilogia del viaggio”, tre racconti con cui la penna di Quarto conduce piccoli e grandi lettori a esplorare altrettante dimensioni: terra, mare e cyberspazio.
A far da pendant alla prosa, le pregevoli illustrazioni di Manuela Trimboli e le musiche originali di Gian Luca Baldi, raccolte nel cd allegato.
Millepacketcolorbitclickplayer, per gli amici Pacobiclip – donde il titolo dell’opera – è il nome del protagonista dell’ultima storia, quella ambientata nel mondo virtuale dell’informatica e della Rete. Pacobiclip è l’allegoria del viaggio. È la guida affidabile in un mondo nuovo, dall’orizzonte infinito e sconosciuto, il cyberspazio appunto, che diventa metafora della vita.
Proprio l’ultima favola è il fil rouge che lega le altre: “La fonte dell’acqua ridente” e “Una nave per girare il mondo”.
“La parola chiave del libro è viaggio; in fin dei conti la vita è un viaggio” così lo scrittore ha svelato la pietra miliare di tutte le sue pagine. Quel viaggio che i ragazzi del terzo millennio vivono senza filtri, senza guida, disorientati e – talvolta – alienati. Spesso violentati dalla realtà, anche quella imposta da certa televisione.
Ed ecco il ritorno alla favola, i cui protagonisti sono non molto distanti dal quotidiano, il cui epilogo non è necessariamente a lieto fine, al contrario delle fiabe, come ha ricordato lo stesso Quarto. La favola quindi come lente per capire la realtà, attraverso la sua ineluttabile morale e con essa i valori immanenti della vita. La favola come mezzo per “legare la vita e le generazioni attraverso il racconto”.
Con le storie di Enzo Quarto è possibile leggere in controluce il quotidiano, i suoi vizi e virtù, avendo solidi riferimenti valoriali come bussola. Con levità e con l’inchiostro etereo della fantasia.
Il rispetto per la natura e la sua supremazia; il prezzo della chiusura al mondo e alle relazioni, il valore delle piccole cose; il dialogo, il diritto-dovere di capire le parole per capire il mondo e per una democrazia autentica: è tutto quello che si scorge dietro le righe delle sue favole. Una volta emersi dalla fantasia.
“Avvicinare bambini e i ragazzi a uno scrittore e giornalista come Enzo Quarto significa avvicinarli ai libri, fonte inesauribile di idee, strumenti indispensabili per lo sviluppo della fantasia e della creatività” ha dichiarato la dirigente dell’Istituto Cifarelli-Santarella. Un metodo efficace che rompe la monotonia della lezione frontale.
Tutte le favole, e Pacobiclip in particolare, sono rivolte a un pubblico trasversale. Da 9 a 99 anni, come ha ammonito Quarto. Perché?
La risposta è nelle sue parole: “tutti abbiamo bisogno di un racconto, perché senza racconto non ci sono i sogni e senza i sogni non ci sono speranze”.
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