In chiesa Matrice per Monsignor D’Ercole e il suo messaggio di speranza

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Il suo libro “Nulla andrà perduto” indica la via per uscire dalla crisi dei tempi moderni
Crisi economica e dei valori, disastri e catastrofi naturali, smarrimento della politica e della società, scandali che attraversano in modo trasversale ogni settore. I problemi della postmodernità ogni giorno si presentano e bussano alla porta della vita, rendendo più difficile recuperare l’ottimismo e la fiducia nel futuro.
Come uscire da questo vicolo cieco che appesantisce l’anima? Ne ha parlato domenica sera in Chiesa Matrice Mons. Giovanni D’Ercole, introdotto da don Cataldo Bevilacqua e Giuseppe Faretra che ha moderato l’incontro, alla presenza di fedeli e curiosi. L’occasione è stata la presentazione del suo libro “Nulla andrà perduto – Un grido di speranza per l’Italia”, un messaggio di fiducia rivolto in particolare ai giovani, ai sofferenti, a chi si sente sperduto.
Missionario in Africa in Costa d’Avorio, giornalista e portavoce della Sala Stampa, componente della Segreteria di Stato, monsignor D’Ercole è conosciuto anche dal grande pubblico: nel 1994 ha iniziato a condurre su Rai 2 la trasmissione “Prossimo tuo”, mentre dal 2002 è autore conduttore della rubrica religiosa “Sulla via di Damasco”.
Nella notte del 6 aprile 2009 L’Aquila è colpita da un terremoto di magnitudo 5.9 della scala Richter e il bilancio è disastroso. Qualche mese dopo, Papa Benedetto XVI invia sul posto Mons. Giovanni D’Ercole.
Egli nel libro racconta come dalle macerie si possa ricostruire la vita, ovvero “rimboccandosi le maniche”. Le proprie esperienze di vita diventano infatti la testimonianza che una via per farcela esiste, la speranza non è morta ed esiste la certezza che «nulla di tutto ciò che ci capita andrà perduto».
Il suo essere vicino alla gente nei momenti di difficoltà, la sua capacità di comunicare, i suoi moniti e i suoi messaggi di speranza sono raccolti in questo libro e sono stati raccontati direttamente durante l’evento svoltosi in Chiesa Matrice. Don Giovanni parla, risponde alle domande del moderatore e a quelle che il pubblico gli pone a fine incontro; le teste dei presenti annuiscono, gli occhi e le orecchie sono puntati su questo sacerdote che riesce a catturare e mantenere l’attenzione con i suoi discorsi che ristorano il cuore.
Parla della sua amicizia con Alberto Sordi, di Papa Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto XVII che egli ha conosciuto bene, della fede e della preghiera, dei giovani e del ruolo dei genitori. Nulla di banale però: gli incontri che si fanno nella vita non sono mai casuali, perché da ogni persona che ai incontra si può imparare una lezione.
La vera crisi dei tempi moderni, secondo monsignor D’Ercole, è la mancanza di senso. Il significato della gioia ricorre spesso nel suo libro, ma la gioia non è sinonimo di piacere: al contrario, significa attribuire un senso ad ogni cosa, ad ogni evento della vita, anche al dolore, alla sofferenza, all’abbandono. Bisogna che si dia testimonianza con la vita, avendo coraggio e speranza, perché come egli stesso ammette: «quando le cose sembra che vadano male, è allora che si sta costruendo qualcosa di buono».
Invita a fidarsi di Dio e tiene a precisare che i ricavati della vendita del libro saranno devoluti alla realizzazione di progetti per i ragazzi de L’Aquila, che ancora oggi necessitano di aiuto e sostegno.
Certo un libro e delle belle parole non cambiano il corso degli eventi e gli scandali della Chiesa allontano i fedeli e rendono più aspri i commenti dei non credenti. Ma che si sia atei o cristiani, scettici o praticanti, non si può negare che alcune testimonianze di vita siano più efficaci di tanti vuoti e sterili discorsi.
Commenti
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sono molto dispiaciuta, perchè la comunicazione di questo evento è stata scarsa, evento di questo genere avrebbe avuto bisogno di una comunicazione più forte. Io personalmente sono una estimatrice della persona e dell’operato di Monsignor E rcole’ mi avrebbe fatto immenso piacere incontrarlo ed ascoltarlo.
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in ogni occasione avevo ribadito che i soldi dei finanziamenti pubblici , i partiti li avrebbe destinati al centro storico dell’Aquila dove e’ tutto rimasto da quella famosa notte del 6 aprile 2009, invece non se ne parla neanche, un versetto della Bibbia dice: E’ PIU’ FACILE CHE UN CAMELLO ENTRA NELLA CRUNA DI UN AGO CHE UN RICCO ENTRARE NEL PARADISO. pensiamoci.







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