SBC, il bilancio stagionale di coach francesco raho

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Terminata una stagione lunga, intensa e ricca di grandi soddisfazioni quella del settore giovanile della società coratina, andata in archivio dopo tanti mesi di duri allenamenti in palestra, ma anche di grande crescita, cestistica e non
Si è chiusa lo scorso 30 giugno la stagione agonistica 2011-2012 della Scuola Basket Casillo Corato. Una stagione lunga, intensa e ricca di grandi soddisfazioni quella del settore giovanile della società coratina, andata in archivio dopo tanti mesi di duri allenamenti in palestra, ma anche di grande crescita, cestistica e non.
Per parlarne meglio e più approfonditamente abbiamo fatto 4 chiacchiere con coach Francesco Raho, che della SBC è il volto più rappresentativo, nonché il responsabile tecnico da 3 anni.
Coach, qual è il bilancio ad oggi di questa tua terza esperienza consecutiva al timone delle giovanili neroverdi?
Il bilancio devo dire che è estremamente positivo. Gli obiettivi stagionali che erano stati prefissati ad inizio stagione sono stati raggiunti brillantemente anche salvaguardando il budget societario che ci era stato assegnato. È stata inoltre centrata una sofferta ma meritata salvezza in serie D, categoria non semplice da affrontare per ragazzi di 16-17 anni con una squadra diversa per caratteristiche rispetto alla precedente. In campo giovanile sono state centrate ben due finali regionali con i due gruppi di maggior prospettiva come l’under 17 eccellenza e l’under 15 eccellenza e siamo inoltre approdati a due spareggi nazionali, purtroppo entrambi persi contro squadre di caratura decisamente superiore alla nostra.
L’unico cruccio, rimpianto o rammarico è stato il non aver conquistato nessun titolo regionale dei due per cui abbiamo concorso, non per il successo in se ma perchè ci ha impedito di confrontarci con altri settori giovanili italiani nelle fasi interzona, step necessario per meglio comprendere a che punto si è nel processo formativo.
Quanto sei soddisfatto di tutto il lavoro che è già stato fatto in campo SBC e cosa rimane ancora da fare? ci puoi preannunciare qualche altra iniziativa oltre a quelle già svolte?
Sono molto soddisfatto per quanto siamo riusciti a fare sinceramente. Sono soddisfatto intanto per i ragazzi che ho avuto a disposizione, che si sono dimostrati ragazzi all’altezza delle nostre aspettative, volenterosi e pronti al sacrificio ed all’apprendimento sul campo ed in palestra, non smetterò mai di ringraziarli per questo. E sono, se vogliamo, ancor più soddisfatto per il movimento che si è venuto a creare attorno al basket giovanile coratino. Ho avuto la fortuna di collaborare con un ottimo gruppo di lavoro, dove tutti, nessuno escluso, hanno dato il 110% del loro tempo e delle loro risorse. La cosa che mi inorgoglisce di più è che quasi tutti loro sono coratini doc e sono la più grande risorsa che questa città possa avere.
Era uno dei risultati richiestomi in fase di progetto tre anni fa, creare uno staff di lavoro del posto ed è un risultato pienamente raggiunto. Il miglioramento di tutti, sia per lo staff che per i ragazzi, è passato dal confronto con persone e giocatori che vengono da realtà diverse, perchè solo dal confronto nascono le idee ed il miglioramento stesso. Alla fine dei tre anni ci ritroviamo con uno staff indigeno e, cifre alla mano, con un incidenza dei ragazzi non autoctoni sul settore giovanile che è pari a meno del 10% del totale. Un dato che mi rende immensamente felice e che è in linea con le mie idee.
Tu che sei un attento conoscitore del basket giovanile verso quale direzione sta andando questo nuovo basket? Cosa possono fare le società giovanili per rilanciare uno sport come la pallacanestro sempre più globale e sempre meno made in Italy?
Intanto secondo me bisogna cominciare a pensare sempre più globale. Molto spesso si tende a vedere l’altro come nemico da battere. Invece l’altro può essere per noi uno stimolo, che può arricchirci e da cui possiamo anche noi arricchirci, sia tramite il confronto sul campo che tramite l’apprendimento di nuove metodologie d’allenamento o di organizzazione delle attività giovanili cestistiche e non. La crisi in questo caso è sia positiva che negativa, perché se è vero che le risorse diminuiscono e questo non aiuta il movimento, d’altro canto la necessità aguzza l’ingegno.
E molto spesso quando si parla di necessità ci si ricorda dei giovani, troppo spesso a torto considerati ultima risorsa disponibile e non opportunità da cogliere al volo e tramite cui risanare le società e lanciare e far scoprire nuovi talenti. Ecco credo che se si diffondesse un po’ di più questo tipo di mentalità, dare chance ai ragazzi per scelta e non per necessità, il mondo del basket ne trarrebbe grande giovamento. Senza dimenticare che la giusta formazione passa dal buon equilibrio tra adulti e gioventù, perchè il trasferire le reciproche peculiarità, (esperienza per i primi, “sfrontatezza” ed ambizione per i secondi) porta al miglioramento.
Tre anni fa sei arrivato qui con una tua idea ed una tua convinzione, oltre che con dei tuoi obiettivi. Oggi dopo 3 anni quanto hai effettivamente realizzato di quello che ti eri prefissato?
A mente fredda rianalizzando il tutto direi che ho realizzato quello che mi è stato chiesto. Non è stato semplice perchè in 3 anni non c’è mai stata una linea di condotta unica, con quello che poi doveva essere il fine del nostro lavoro, la prima squadra. Abbiamo continuamente cambiato i criteri che dovevano avere i ragazzi da portare al “piano di sopra”. È stato un cammino molto movimentato, tra grandi difficoltà dovute a volte a banali equivoci ingigantitisi col tempo. Insomma un percorso, affrontato alla fine con lusinghieri risultati anche grazie alla piena fiducia reciproca ed alla grande sinergia che ho avuto con il mio staff di lavoro. Tornando agli obiettivi, mi erano stati chiesti in 3 anni 3-4 giocatori che potessero essere utili alla causa della prima squadra dell’A.S. Basket Corato oltre che di creare dei giocatori fruibili per altre prime squadre di tutte le categorie possibili. Direi che, visti i ragazzi venuti fuori in questi anni che hanno esordito con la casacca neroverde qui a Corato e quelli che lo hanno fatto in altri contesti, il risultato richiesto è stato portato a termine con successo.
Quale sarà il futuro della SBC e del basket coratino anche alla luce degli ultimi recenti sviluppi della prima squadra e della nascita del BNB?
La SBC è una scuola di settore giovanile che da quattro anni cerca di portare avanti con coerenza un’idea. Credo che sia necessario per il completamento di questo lavoro che abbia a disposizione una propria prima squadra seniores dove i ragazzi completino il proprio processo di maturazione e che li lanci nel basket che conta, a confrontarsi con i più grandi ed a giocarci insieme, per apprendere quelle determinate caratteristiche che solo l’esperienza ti può dare. Questo passo potrebbe essere utile anche agli stessi tecnici del settore giovanile per vedere cosa è richiesto nei campionati seniores e preparare i ragazzi a possedere i requisiti necessari al salto di categoria nel modo più indolore possibile.
I passi futuri devono andare verso questa direzione alzando ancora di più l’asticella della proposta tecnica che daremo ai nostri ragazzi.
Per quel che concerne la BNB è bello vedere che appassionati di basket, imprenditori e non, decidano di investire nella pallacanestro creando queste nuove realtà. Sono quindi felice della nascita di questa nuova società, convinto che sarà un punto fermo del basket pugliese nei prossimi anni e faccio a tutti i protagonisti di questo nuovo progetto un grosso in bocca al lupo. Come anche un grosso in bocca al lupo voglio farlo alle altre due realtà cestistiche cittadine, l’Olimpia Corato per l’esordio nel campionato di A3 femminile, società che può essere punto di riferimento per tutte le ragazze che amano il basket della nostra città e non, ed anche alla nuova Matteotti Corato, che ben si è distinta quest’anno nei campionati giovanili cui ha partecipato.
Mi rattrista però il passo indietro, (comprendendone benissimo le motivazioni di fondo), proprio nel 50esimo anno dalla sua fondazione, della famiglia Samarelli proprietaria dell’ A.S. Basket Corato. Società che ha scritto belle pagine di storia cestistica nel panorama nazionale. Non nego che uno dei motivi che mi fece felice al momento della firma qui a Corato fosse il fatto che insieme io e questa società avremmo festeggiato questo importante traguardo. Ovviamente non immaginavo gli scenari che oggi intravedo ma la storia cestistica di Corato è l’A.S.Basket e questo è un dato inequivocabile, i dirigenti, i tecnici, i giocatori passano ma la storia ed il blasone della società (come di tutte in fondo) restano per sempre.
Voci parlano di una possibile tua guida tecnica in C2 con un team tutto giovanile targato Casillo. Cosa c’è di vero in tutto questo?
Assolutamente niente. Per una ragione ben precisa. Io sono una persona che cerca di seguire una linea logica in quello che si fa e coerente con le richieste di chi mi coinvolge in un progetto. Tre anni fa fui chiamato per fare per tre anni il responsabile del settore giovanile ed è questo quello che ho cercato di fare. Dei progetti futuri ne stiamo iniziando a parlare, con la proprietà, da qualche settimana. L’anno scorso invece mi era stato chiesto di allenare la serie B2 ma ho, pur lusingato, declinato l’invito perchè questo avrebbe significato interrompere la formazione sui giovani, il primo motivo che mi ha portato a Corato.
Quanto ha dato Francesco Raho a Corato ed al suo basket giovanile e quanto Corato ha dato a Francesco Raho in questi tre anni?
Quello che ho dato io lascio che siano gli altri a valutarlo sia in campo che fuori. Posso solo dire che ho sempre cercato di essere coerente con me stesso e con quello che quotidianamente andavo ad insegnare in palestra. Mantenendomi sempre aperto al dialogo con tutti oltre che schietto, sincero e diretto nei rapporti interpersonali, senza mai però dimenticare che la responsabilità finale di tutto è la mia. Corato a me ha dato tanto in questi tre anni, cestisticamente e non. Corato mi ha regalato nuovi Amici con la A maiuscola, un bene prezioso e rarissimo che custodiro’ gelosamente. La città è splendida, vi si vive bene e la gente è molto cordiale. È stata molto calda ed accogliente e sia io che la mia famiglia ci siamo trovati benissimo. Globalmente questa esperienza mi ha arricchito tanto, e come tutte le esperienze, le cose imparate qui, ne sono certo, mi faranno commettere meno errori nel mio futuro personale e professionale.
Com’è stato in questi tre anni il tuo rapporto con le famiglie Casillo e Samarelli, che hanno retto le sorti del basket coratino in questo periodo tra settore giovanile e prima squadra?
Due rapporti completamente diversi, ringrazierò sempre le due famiglie per avermi chiamato a lavorare qui e per quello che mi hanno insegnato, e sono certo che entrambe, anche se in forme diverse, continueranno ad amare ed essere vicini a questo fantastico sport. Con la famiglia Samarelli ho avuto un rapporto professionale, con il dottor Beniamino Casillo c’è stato un rapporto più intenso e continuo. Spero che lui abbia capito come sono fatto e cosa volevo che Corato diventasse nel corso degli anni.
Per noi lui è sempre stato una persona, prima che un imprenditore, con un grande amore per il basket a cui è stato chiesto ciò che si riteneva opportuno per il buon esito del progetto settore giovanile, giovani che sono in assoluto, la base del loro successo. D’altronde, la loro storia aziendale lo dimostra, hanno sempre avuto un occhio di riguardo per i giovani e la loro crescita, li hanno sempre lanciati e mi auguro che continuino a farlo anche dal punto di vista sportivo non abbandonando tutto quello che hanno fin qui costruito.
Vorrei in conclusione ringraziare uno per uno tutti i miei collaboratori che mi hanno accompagnato in quest’anno di lavoro, credendo sempre in tutto ciò che facevamo e non tirandosi mai indietro, sostenendomi in ogni iniziativa e sacrificando molto del loro tempo libero per una passione come il basket a volte anche molto stancante e logorante anche psicologicamente. Sono loro, come ho già detto prima, la risorsa più importante che Corato ed il suo basket hanno in questo momento di grande difficoltà. Ringrazio quindi Sergio Patruno, Francesco Di Tommaso, Vincenzo Di Gennaro, Luigi Fiore, Cataldo Papagno, Rocco Petrelli, Aldo Di Zanni, Paolo Rosito, Riccardo Lerro, Giuseppe Cipri, Angelo Masotti, Agostino Nanula, Francesco Scaringella, Francesco D’Introno, Valerio Di Liddo, Michele Mangano, Michele Capogna, Giuseppe Strippoli, Rossella Cipri, Salvatore D’Oria, Giusy Barile, Gabriele Cialdella, Alessandro Bucci, Giuseppe Bucci, Angela Cannillo, Nicola Di Mango, Matteo Mazzilli, Vincenzo Pastore, Aldo Roselli, Stefano Paolo Tarricone. Un fortissimo abbraccio a tutti.
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