La disoccupazione in città arriva all’11.4%. Un coratino su 10 guadagna meno di 600 euro al mese

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I dati fanno riferimento al 2011 e sono stati diffusi nell'incontro organizzato dalla Cgil di Corato
Una fotografia della situazione economica coratina realizzata dal sociologo Leo Palmisano e la risposta dell‘Assessore ai Servizi Sociali, Franco Caputo.
Se ne è parlato mercoledì pomeriggio nel corso dell’incontro organizzato in biblioteca comunale dalla Camera del lavoro CGIL di Corato, in vista della prossima discussione sul bilancio comunale.
Il senso dell’iniziativa, ha spiegato Ezio Falco (Coordinatore CGIL Corato): «rientra in una più ampia campagna di informazione-comunicazione portata avanti tra aprile e maggio dalla CGIL di Bari.
Si è scelto un approccio che parte dal basso, dall’analisi socio economica dei concittadini della provincia. L’attenzione si concentra soprattutto sulle fasce più deboli, quelle verso cui le camere di lavoro hanno un’attenzione più spiccata.
Dobbiamo sottolineare come molte aziende coratine, pensiamo a quelle legate al settore metallurgico, stanno subendo a cascata le difficoltà della aziende baresi che rifornivano. In molti casi è stato già chiesto l’intervento della camera del lavoro con relativa cassa integrazione per molti dipendenti.
Ci chiediamo cosa possano fare gli enti locali per trovare una via di uscita a questa situazione».
Dall’analisi del sociologo Leo Palmisano sono emersi dei dati interessanti, seppure non recentissimi: «Dal punto di vista demografico Corato guadagna in positivo grazie al numero dei nuovi iscritti. In linea con le percentuali nazionali, diminuisce il numero dei componenti del nucleo familiare ma aumenta il numero delle famiglie.
Guardando alle fasce d’età, Corato presenta la maggior parte di uomini e donne in età compresa tra 18 e 55 anni, vale a dire la popolazione in età attiva.
Se si guarda poi alle fasce di reddito, i dati fanno riferimento al 2011 e, fatte salve le fasce intermedie, denunciano un 12% di popolazione con reddito annuo inferiore a 7.500 euro. Spicca anche la percentuale del 3.6% rilevata per chi denuncia un reddito superiore ai 50mila euro annui. E per concludere, uno sguardo al tasso di disoccupazione: a inizio 2011 si riporta una percentuale del 4.1%».
Questi dati, riferiti al totale della popolazione, aumentano di parecchio si considera solo la popolazione lavorativamente attiva.
In questo caso, sui dati rilevati nel 2010 ed elaborati nel 2011, il tasso di disoccupazione in città risulta essere dell’11.4%, a fronte dell’8.4% nazionale.
Continua Falco: «Temo che possa ancora aumentare la domanda di assistenza che si riversa nelle strutture pubbliche e che essa non trovi risposta. Le casse locali sono vuote. Ci sono tante imprese che hanno crediti dalle amministrazioni pubbliche e che per questo motivo vivono serie difficoltà. La lettura dei bisogni arriva in ritardo ed ancor dopo la risposta. Cosa possiamo aspettarci?».
«La cosa più triste di tutte è che a rivolgersi ai servizi sociali sono tante persone nuove, che prima non si erano mai viste. Tanti che prima riuscivano bene o male ad arrivare a fine mese, ora non ce la fanno più», è la constatazionedi Franco Caputo, che continua: «Questa analisi statistica è veritiera in parte, perché risale a qualche tempo fa. Io posso assicurarvi che le cose oggi sono molto cambiate, in peggio, ovviamente.
Quando abbiamo fatto i piani di zona, circa cinque anni fa, la situazione era diversa. Le politiche sociali pensate nel 2005 non vanno più bene.
Un esempio concreto può essere l’investimento fatto nel tempo prolungato a scuola: oggi molte famiglie non riescono nemmeno più a sostenere quella retta mensile, seppure calcolata in base al reddito. Avremmo voluto aiutare tutti nel sostenere le spese per i libri di testo ma, siamo in netto ritardo.
Stiamo attraversando una crisi davvero difficile da superare. Dati alla mano possiamo dire che Corato è uno dei comuni che ha investito di più nei servizi sociali. C’è da dire però che i bisogni sono cambiati anche rispetto a due anni fa.
Tutti ricordiamo il caso Ferri: se fosse accaduto oggi, sarebbe stato un disastro enorme. Nell’impresa privata si sta riversando un enorme carico. Pensiamo a quanti giovani prima si inserivano nel pubblico, o nelle forze armate ed ora invece, sperano solo nelle aziende private.
É necessario sedersi e ricalcolare il percorso. Al momento nessuno sa quale può essere la soluzione e si cerca, con le poche risorse disponibili di rispondere ai bisogni più impellenti. Per far ripartire lo sviluppo e l’economia si sta puntando molto sui settori che economicamente lasciano degli spiragli, si pensi al turismo ed all’enogastronomia».
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