Il teatro comunale diventa un romanzo

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"Volò il grifo sul Teatro" è il romanzo del prof. Franco Vangi che verrà presentato il 26 maggio proprio nella piazzetta antistante il teatro
La sera del prossimo 26 maggio sul teatro comunale aleggerà un grifo.
Il grifo avrà le sembianze del romanzo del prof. Franco Vangi, intitolato appunto “Volò il grifo sul Teatro” che verrà presentato alle ore 20 proprio nella piazzetta antistante il teatro, dove l’autore dialogherà con il giornalista Franco Tempesta.
Il romanzo, edito da Secop e con un titolo che allude evidentemente al Sindaco dell’epoca Giuseppe Patroni Grifffi che volle la costruzione superiore del teatro, è nato da alcuni brani de “Il Teatro Comunale di Corato (1874-1952) nell’attività teatrale di Terra di Bari” edizioni Levante, Bari 1985, primo saggio del prof. Vangi.
«Ho scelto il romanzo – racconta il prof. Vangi – come genere letterario più aderente alla realtà. Volevo descrivere un’epoca storica da noi lontana e volevo che essa prendesse vita allo sguardo.
Per documentarmi è stato utile il mio stesso saggio storico sul Teatro pubblicato nel lontano 1985.
Nel romanzo, quindi, c’è anche un rigore di ambiente, di personaggi reali e documentati come il Sindaco Patroni Giìriffi, il napoletano Salvietti che dirigeva l’odiato dazio consumo (la famigerata tassa sul macinato!) e ci sono le problematiche di quell’epoca: occupazione bracciantile delle terre demaniali, brigantaggio, primi fermenti anarchici. Tali tematiche hanno piena espressione nel romanzo anche se di esse taluni personaggi sono inventati, ma “verosimili” in quel contesto.
La realtà raffigurata nel romanzo è dunque come una precisa “fotografia”?
«No, pur rispettando le categorie di “spazio” e di “tempo” ineliminabili in qualsiasi romanzo, dunque i luoghi, i palazzi signorili, i tuguri dei poveri, le carrozze e pure il lento scorrere delle ore, una nozione di tempo diversa dalle nostre ore “vorticose” di oggi, dicevo, il linguaggio letterario, anche quello più realistico, “elabora” la realtà, la eleva a una dimensione altra, più idealizzata. Ad esempio, ho cercato di descrivere la “poesia” della Natura con le sue diverse vesti lugubri o fiorite..
Cosa si aspetta a livello di successo di lettori?
«Innanzitutto che i coratini conoscano la loro Storia, comprendano l’alto significato del loro Teatro costato “lacrime e sangue” in tempi di povertà e comprendano inoltre che la Cultura è sempre un riscatto dall’esistente».
Questi alcuni estratti del romanzo:
«Non si appura dai documenti se fu allestito uno spettacolo oppure ci si limitò ad una cerimonia con discorsi e felicitazioni.
E’ più probabile questa seconda ipotesi, e non si può non pensare che, tra mondani conversari, dame e signori siano refluiti a visitare il “foyer”, l’elegante platea in cui spiccava il patriottico sipario, la sala superiore per le danze.
Ma erano tempi duri, e fortemente spiccava il contrasto tra mondanità e squallore della miseria, aggravata dall’accanita esazione daziaria. Ecco come una corrispondenza da Corato del giornale tranese “Il Popolo”, nel numero del marzo 1876, descriveva in toni caustici e amari, la gravità della situazione: “Finalmente i dazi sono piovuti d’un baleno sul nostro capo, la mercè dell’On. Sindaco; essi sono stati presi in privato appalto e sono su tutt’i generi di consumo.
Dopo gl’ingenti debiti, i deficit vergognosi e le rovine, ecco i dazi a stremare dippiù le tasche dei poveri contribuenti ed inceppare la libertà di commercio. Provocazioni dall’alto e dal basso. Il paese è sommamente in grande sfiducia ed agitazione, massime chi viveva in aspettazione di meravigliose cose dalla presente amministrazione, Ma, per quanto è triste la nostra posizione economica, per altrettanto i nostri “signorini” se la spassano lieti e bivaccando nel “restaurant” del teatro!!!
A questo quadro così fosco sembra fare da contrasto il luccichio di mondanità di feste e veglioni dati nel salone».
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