Il Castel del Monte “visto” da un coratino finisce sul “Venerdì” di Repubblica

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Dopo il programma "Atlantide" andato in onda su La7, è finito anche sulle pagine de "Il venerdì" di Repubblica il libro "Castel del Monte. Nuova ipotesi comparata sull'identità del monumento"

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Dopo il programma “Atlantide” andato in onda su La7, è finito anche sulle pagine de “Il venerdì” di Repubblica il libro “Castel del Monte. Nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento”, scritto da Ubaldo Occhinegro e Giuseppe Fallacara. Quest’ultimo, architetto, è bitontino di nascita ma coratino d’adozione.

Si tratta di un testo incentrato sul più famoso e controverso monumento di Puglia eretto da Federico II di Svevia presumibilmente tra il 1235 ed il 1250 nel mezzo dell’altopiano che si estende tra Andria, Corato e Minervino, sta riscuotendo notevole interesse.

Per via della sua rigorosa geometria, Castel del Monte rappresenta il simbolo più alto della volontà estetica, scientifica e razionale che Federico perseguì con costanza in tutti i campi del suo operato: dalla Politica alla Giurisprudenza, dall’Arte all’Architettura.

Non essendoci pervenute documentazioni dirette sulla sua costruzione, permane tutt’oggi un velo di mistero sulla reale funzione della struttura, sul suo utilizzo, sulla scelta della forma e sulla sua ubicazione sul territorio Pugliese.

La mancanza di dispositivi di difesa appropriati, quali fossati o ponti levatoi, le feritoie troppo strette per l’uso di balestre, le scale a chiocciola che salgono verso sinistra (contrariamente ad ogni trattato di costruzione militare) e la assenza di spazi per guarnigioni e cavalli escludono, infatti, un utilizzo della struttura a scopi difensivi o di presidio.

Di contro, l’assenza di cucine e depositi per le vettovaglie e la ferrea geometria delle sale, tutte comunicanti tra loro e identiche in pianta, rende difficile una lettura di tipo residenziale per l’edificio. Si aggiunge a questi elementi, l’unicum rappresentato dalla planimetria plurisimmetrica, dalla ripetizione ossessiva del numero otto e dagli intricati rapporti proporzionali tra le parti dell’ edificio, che ha suscitato da sempre l’interesse degli storici.

Partendo dall’esame di una serie di elementi architettonici presenti nel monumento e analizzando fattori storici, architettonici e scientifico-culturali in cui l’edificio si colloca, nel libro si giunge a delineare una nuova ipotesi funzionale per quello che erroneamente viene definito “castello”.

La forma architettonica, la costruzione e la decorazione sono strettamente legate alla funzione per la quale il monumento è sorto e contribuiscono a fornirci una logica visione d’insieme della reale utilitas del castello.

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