Don Cataldo Bevilacqua: «Restituiamo all’uomo la Domenica»

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E' il messaggio del vicario zonale Don Cataldo Bevilacqua, alla luce delle recenti liberalizzazioni che consentono alle attività commerciali di restare aperti anche la domenica
«Restituiamo all’uomo la Domenica».
E’ il messaggio del vicario zonale Don Cataldo Bevilacqua, alla luce delle recenti liberalizzazioni che consentono alle attività commerciali di restare aperti anche la domenica.
«“Domenica siamo aperti”. Questo è uno degli slogan più frequenti che si leggono qua e là in giro per la città dopo la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali e l’abolizione della chiusura del giorno di riposo settimanale (che, per la gran, parte degli esercizi commercio, coincideva con la domenica)», scrive don Cataldo Bevilacqua.
«ll Sindaco con l’ordinanza n.10 del 14 febbraio 2012, in osservanza delle recenti disposizioni normative statali, ha disposto che le attività commerciali potranno essere svolto senza il rispetto di orari di apertura e chiusura, nonché senza l’obbligo di osservare la chiusura domenicale, festiva ed infrasettimanale.
“Domenica siamo aperti, dunque”. “Ma aperti a cosa?”.
Può sembrare quesito sciocco, che quasi, non meriterebbe risposta. Ma come, è chiaro: siamo aperti al commercio, al progresso; allo sviluppo (soprattutto economico), al futuro e tanti altri termini potrebbero aggiungersi.
Ma questa apertura (o meglio, queste plurime aperture) porta inevitabilmente ad una chiusura: quella dell’essere umano in quanto persona e ciò non solo per “l’uomo di chiesa”, per colui, cioè, che vuole dedicare il giorno della domenica a Dio (qualunoue sia la professione di fede alla quale si aderisce), andando a messa, frequentando la parrocchia e cosi via.
La chiusura è all’uomo in quanto tale.
Quale e quanto spazio potrà ritagliarsi la persona da dedicare a sé stessa, alla propria famiglia, ai propri hobby, al piacere benefico e salutare di “stare senza fare niente”, di pensare; di “staccare la spina”?
Si dirà: siamo nel 2012 e bisogna lavorare, produrre, la vita costa ed i soldi servono.
Tutto questo è vero ed incontrovertibile, ma cosa conduce tale modo di vivere? Al guadagno, alla frenesia del lavoro, allo stress ormai divenuto compagno di vita di ciascuno di noi.
E l’uomo? Ed il suo essere persona capace di amare,di gioire, di soffrire, piangere, di giocare, lo annulliamo?
Abbiamo, pardon, avevamo (già da tempo, purtroppo) la domenica per riscoprire noi stessi, ora anche in tale giorno dobbiamo lavorare, dobbiamo produrre perché vi è crisi ed i soldi servono.
Sembra quasi che l’uomo abbia bisogno solamente dei soldi nella sua vita, a nulla valendo tutti gli altri importantissimi aspetti che compongono la vita di una persona.
Non vale nulla il piacere di fare una passeggiata con il proprio bambino, con la persona amata, con un amico? Non vale nulla il ritemprare il proprio spirito, aprendo il proprio animo alla Parola di Dio, alla riflessione, alla condivisione, alla fratellanza, alla comunione?
Tutto questo non produce ricchezza (economica, precisiamo) e, quindi, non serve.
Non è cosi! Tutto questo produce una ricchezza ben più importante: ci fa vivere, ricordandoci che siamo persone e non macchine da lavoro, da produzione.
Siamo esseri che abbisognano di altro per vivere e non solo di danaro; ciascuno di noi ha bisogno di amare stesso e di amare gli altri per affiontare le sfide quotidiane della vita.
Come posso lavorare, produrre, se poi sto bene con me stesso e con gli altri? E come posso bene se non dedico del tempo a me stesso, ai miei cari, ai miei amici, a Dio?
Dicevamo: siamo uomini, esseri viventi, non macchine da lavoro. L’uomo ha bisogno di vivere in maniera completa, il lavoro deve essere un aspetto (seppur importante) della vita, non deve diventrae la vita medesima.
L’uomo deve lavorare per vivere, non deve vivere per lavorare.
Allora cosa fare? Concediamo dallo spazio libero all’uomo, spazio in cui l’essere umano possa coltivare ed occuparsi dei suoi affetti, delle sue gioie e dei suoi dolori. Ridiamo all’uomo anche la possibilità di credere in Qualcuno, che sta al di là ed al di sopra del danaro, del benessere, della ricchezza».
Tutto questo gioverà all’uomo, che, ritemprato e rinfrancato anche nello spirito, darà tutto se stesso nel momento in cui affronterà nuovamente il lavoro il lunedì mattina».
Commenti
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Assolutamente non condivido.La domenica non è fatta per riposarsi solamente o stare con le persone amate.Ognuno DEVE scegliere quando riposarsi,quando rilassarsi,quando incontrare o trascorrere del tempo con gli altri.Anke un commerciante ha diritto a fare shopping o semplicemente”vedere le vetrine”e può farlo la domenica quando lui stesso deciderà di restar chiuso.Il commercio serve ai commercianti e serve agli utenti.Andare per negozi fa anche bene allo spirito di tutti i lavoratori e studenti.Se dobbiamo metterla su un altro piano,semi cristiano,a Messa si può andare il sabato o ogni giorno della settimana.E se vogliamo perseverare su quest’ultimo piano,allora non è giusto che l’autista lavori,che il tramviere conduca il tram,che il poliziotto sia di servizio,che il medico sia di turno,che il ristoratore sia aperto,che il bigliettaio del cinema lavori.A me piacerebbe divertirmi,uscire con amici,andare a cavallo,ma ahimè mi trovo sovente di domenica nel corridoio di un reparto
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Purtroppo ci sono quelli che per vivere hanno bisogno di lavorare solo la domenica e quelli, come don Cataldo, che possono permettersi di “lavorare” solo la domenica.
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Non tutti vanno al lavoro il lunedi’ ritemprati erinfrancati
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Alcuni, anzi parecchi vanno al lavoro il lunedi’ per riposarsi!!!







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