Don Attilio Mastromauro, innovare a 99 anni

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Un efficace ritratto di uno dei più importanti imprenditori del territorio pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno
«Sono l’unico essere vivente che ha assistito all’intera evoluzione della produzione della pasta, dai pochi quintali al giorno essiccati alla men peggio ai moderni macchinari odierni che in 80 anni hanno cambiato l’industria del settore».
Si definisce così Don Attilio Mastromauro, fondatore del pastificio Granoro, in un’intervista concessa nei giorni scorsi al Corriere del Mezzogiorno.
La riproponiamo integralmente, in quanto efficace ritratto di uno dei più importanti imprenditori del territorio.
Ogni giorno al pastificio – scrive Michelangelo Borrillo – sabato compreso, dalle 11 alle 14 e dalle 18 alle 21. Nulla di strano per il patron di un’azienda con un centinaio di dipendenti diretti. L'”anomalia” è che Attilio Mastromauro – per tutti don Attilio – fondatore del pastificio Granoro di Corato, fra meno di due mesi (il 10 maggio prossimo) compirà 99 anni.
Don Attilio, al lavoro a 99 anni. Ma lei non si riposa mai?
«La domenica. Io verrei in azienda anche quel giorno, ma non troverei nessuno. E allora resto a casa».
Dal lunedì al sabato, invece, tempo pieno.
«Dalle 11 alle 14 e poi dalle 18 alle 21. Perché tengo tanto alla qualità della mia pasta. E poi perché sono un pensatore inventivo senza limiti».
Cioè?
«Glielo spiego con quanto successo nel 1990. Arrivò in azienda una nuova linea per la produzione di pasta corta, fabbricata da officine specializzate con molti anni di esperienza. Dopo le prime prove risultò subito un difetto qualitativo della pasta. E sa perché? Perché gli ingegneri progettisti, preparati ma non pensatori, avevano commesso degli errori. Suggerii al produttore di eliminarli con alcune modifiche da me individuate e i difetti qualitativi furono superati. Anzi, la qualità arrivò al top».
In che senso?
«Nel senso che qualche tempo dopo, nel 1993, la rivista Pratica (accuratamente conservata e mostrata a chi fa visita all’azienda, ndr) per iniziativa di Anna Bartolini del programma Mi manda Rai Tre eseguì con sei esperti assaggiatori un test cieco in cui nessuno conosceva la provenienza di 8 campioni di pasta e la Granoro fu giudicata la migliore in assoluto, davanti a pastifici più rinomati a livello nazionale. E ancora prima, nel ’91, una dietologa ed esperta in alimentazione, Rita Dalle Mule, pubblicò su Market Espresso un suo parere secondo il quale la pasta Granoro durante la masticazione risulta elastica e compatta, sempre al dente. Anche se io preferisco i complimenti sull’alta qualità della pasta Granoro che arrivano dai consumatori».
Un bel risultato per un pastificio allora relativamente giovane (fu inaugurato il 21 gennaio del 1967 alla presenza di Aldo Moro) nato, tra l’altro, da quello che oggi si chiamerebbe spin-off.
«Cioè?»
Granoro non è nata dalla separazione dal pastificio Riscossa dei suoi fratelli?
«Sì, fu una decisione presa qualche anno prima, anche grazie a Padre Pio».
Cosa c’entra Padre Pio?
«Ero il più piccolo di quattro fratelli, due uomini e due donne, ma non andavo più d’accordo con loro sul lavoro. Non mi piacevano i rapporti commerciali e come gestivano l’azienda. Ma prima di andarmene, volevo essere sicuro del passo. Nel ’55, in viaggio di nozze, la prima delle due tappe fu San Giovanni Rotondo, la seconda Milano. Nella visita sul Gargano chiesi a Padre Pio un consiglio sul mio progetto. Mi disse: “Fai”. E io iniziai a pensarci concretamente, fino al distacco definitivo nel ’62».
I pastifici sono uno di fronte all’altro, a poche centinaia di metri, separati soltanto dalla ex Statale 98, uno in direzione Bari, l’altro Foggia. Fu un distacco veramente definitivo?
«Non ho partecipato neanche ai funerali dei miei fratelli».
In compenso si è costruito altre due famiglie: quella tradizionale con donna Chiara e quella allargata dell’azienda. A proposito, è vero che è stata sua moglie a non voler nessuna donna in azienda eccezion fatta per le sue due figlie, Marina e Daniela?
«Si, è vero. Anche se poi ci sono state tre eccezioni, oltre alle figlie».
E il destino si è «vendicato»: poche donne in azienda, solo donne in famiglia: due figlie e tre nipoti, neanche un Attilio junior.
«In compenso, però, l’ultima delle mie nipoti si chiama Attilia. Ha intenzione di studiare ingegneria e lavorerà nel pastificio. Ma non si illuda: finché ci sarò io, la firma sui contratti sarà la mia. È vero che abbiamo tanti ingegneri e laureati in giurisprudenza nel pastificio, ma sui contratti ho sempre l’ultima parola».
Cosa vorrebbe regalarsi per i 100 anni?
«Cerco di mantenermi in vita, per amore di figlie e nipoti. Alle quali vorrei lasciare tutti gli impianti rinnovati: anche per questo ogni sabato incontro un amico direttore di banca, anche lui di Corato, per confrontarmi su possibili finanziamenti».
A proposito di numeri e debiti, la crisi attuale è la peggiore che ha vissuto?
«Sì. E sa perché?» Immagino, ma non so. «Perché adesso si pagano gli sprechi di tanti decenni. Nel 1985 una ventina di pastifici campani usufruirono di regali di Stato post-terremoto. Producevano mille quintali al giorno, passarono a 50 mila».
Anche in tempi di crisi, comunque, la pasta si mangia.
«Non è proprio così. Il consumo di pasta si è ridotto negli anni e si sono ridotti i margini. E poi molti pastifici vendono sotto costo. E si indebitano. Questa è la crisi».
E con la crisi come si tutela la qualità della pasta?
«La qualità, per me, viene sempre prima di tutto. Ma purtroppo non è così per tutti. Per esempio, se per i vini da anni si svolgono fiere internazionali, con la presenza dei maggiori esperti assaggiatori, per la pasta non accade. E allora anche i consumatori sono poco abituati alla qualità. E ci rinunciano per una pizza all’anno».
Che c’entra la pizza?
«Diciamo che chi bada poco alla qualità può risparmiare fino a 20 centesimi per ogni pacco da 500 grammi di pasta. Una famiglia di 5 persone che mangia pasta 5 volte a settimana risparmia, così, un euro a settimana, circa 50 all’anno. Con i quali può consumare una pizza e bibita, per 5, una volta per una sola sera. Così quella famiglia, per mangiare una pizza gratis, mangia male tutto l’anno. Basta pensarci un poco, ma non tutti sono pensatori. E pochi pensatori inventivi come me».
Commenti
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Uomo esemplare!!!!
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vorrei tanto somigliare a don attilio. magari tutti gli imprenditori fossero come lui. vorrei tanto incontrarlo ma solo per ascoltare e vederlo un ora a lavoro. auguri
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……..è una “pasta” di Uomo !!!!!!







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