Biomasse, dai socialisti un «sì condizionato» alla centrale

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«Se si sanano le “criticità” rilevate, non troviamo fondate e condivisili preoccupazioni e fobie»
Torna d’attualità il progetto dell’impianto a biomasse che Gruppo Casillo intende realizzare nelle campagne coratine.
Il progetto, presentato il 7 ottobre scorso presso il settore ecologia ed ambiente della Provincia di Bari per l’avvio della di verifica di assoggettabilità a VIA – valutazione di impatto ambientale, prevede la realizzazione di un impianto della potenza nominale di circa 3.2 mw nella contrada coratina “San Cristoforo”.
Tra i diversi pareri sinora registrati sulla vicenda, oggi ariva quello del partito socialista di Corato.
«Perché i partiti prendano cappello – scrive il Psi – è sufficiente, talvolta, che si costituisca un “Comitato” di protesta, con tanto di cartelli: NO alla TAV – NO ai termovalorizzatori – NO alla produzione di energia elettrica da fotovoltaico o da eolico o da biomasse.
Viene, allora, da chiedersi: che senso ha avuto la costituzione, da parte della Regione Puglia, di un Distretto Tecnologico dell’energia? Perché disporre incentivi per promuovere l’avvio di nuove attività imprenditoriali nel settore delle energie rinnovabili? Perché si organizzano, da parte delle Università, Convegni sul tema: “Energia da biomasse: opportunità di sviluppo del territorio.”?
Vorremmo compenetrarci nelle ragioni che inducono ad opporsi, senza se e senza ma, alla costruzione di siffatti impianti sul nostro territorio, ma non ci riusciamo.
“E’ ora – si sostiene – che la Regione Puglia riveda il Piano Energetico Ambientale, escluda la realizzazione di nuovi ecomostri e punti al miglioramento dell’ambiente ed alla riduzione del costo delle bollette, considerato che la produzione di energia elettrica nella nostra Regione è sovrabbondante”.
Come non giudicare questa presa di posizione ideologica e contraddittoria? Non è alla quantità di energia prodotta che occorre esclusivamente guardare, ma anche alla sua qualità. Ciò significa, semplicemente, che se vogliamo un “miglioramento dell’ambiente” e una riduzione del “costo delle bollette”, il ricorso alle fonti rinnovabili di energia è irrinunciabile.
Se ci fermiamo al nostro “particulare”, ignorando il mondo intorno a noi, offriamo ai cittadini una rappresentazione errata dell’emergenza che investe il sistema ambientale e climatico del pianeta Terra.
E se non si partecipa, addirittura con i comportamenti di ogni singolo cittadino, al conseguimento dell’obiettivo che si pone il Protocollo di Kyoto, quello, cioè, di stabilizzare le concentrazioni di gas ad effetto serra nell’atmosfera ad un livello tale da escludere interferenze delle attività umane sul sistema climatico, non avremo preparato un mondo futuro vivibile per le specie animali e vegetali, non avremo evitato lo scioglimento dei ghiacciai polari, non avremo scongiurato le turbolenze dei fenomeni atmosferici e marini che, da qualche tempo, continuano a turbare e a funestare vaste regioni del mondo.
Se non ci fosse una simile consapevolezza di ordine civile e culturale, non ci sarebbe una così folta schiera di “medici a consulto” per dettare le terapie più appropriate atte a lenire le ferite inferte al pianeta e all’atmosfera che lo avvolge e protegge. Non ci sarebbe il recepimento di quel “Protocollo” da parte dei Paesi di tutti i continenti, perché le emissioni di gas che provocano alterazioni climatiche siano contenute entro limiti accettabili. Lo ha fatto
L’Unione europea con direttive e regolamenti; lo ha fatto l’Italia con una lunga serie di Decreti e di leggi confluite poi nel D. Lgs. n. 152/2006 ( T.U. Ambientale); lo ha fatto la Regione Puglia con la Legge n. 11/2001, con la Legge n. 31/2008 e, da ultimo, anche con il Regolamento n. 12 del 14 luglio 2008 che riguarda specificatamente la produzione di energia alimentata a biomasse. Un Regolamento, che prevedendo, tra l’altro, i criteri per la localizzazione degli impianti, è accompagnato da un Allegato che impone i limiti qualitativi e quantitativi delle emissioni di gas, i controlli da parte dell’ARPA, la descrizione esatta del Piano di approvvigionamento delle biomasse.
Insomma, tutta la disciplina regionale, statale, europea e internazionale che riguarda le energie rinnovabili ha come scopo quello di ridurre l’inquinamento atmosferico, di produrre energia “pulita”. E infatti, nel caso che ci occupa, il biossido di carbonio emesso dagli impianti alimentati a biomasse dovrebbe essere interamente assorbito dai vegetali tramite la fotosintesi clorofilliana.
Se, dunque, l’energia elettrica si ottiene, in misura preponderante, da centrali nucleari o da impianti che utilizzano olio combustibile fossile o carbone, c’è di che preoccuparsi e non di dirsi soddisfatti con riferimento alla quantità e non anche alla qualità di energia prodotta in Puglia.
Davanti alla richiesta di realizzazione di un impianto per la produzione di energia pulita, pertanto, la nostra disponibilità non può che essere piena, in linea di principio. Ci sono, naturalmente, aspetti che non possono essere sottovalutati: sono quelli che riguardano la localizzazione, le biomasse impiegate, la qualità delle emissioni in atmosfera (comprese quelle che riguardano gli odori), lo smaltimento dei residui del processo tecnologico.
La Regione Puglia prevede il riutilizzo prioritario di siti industriali già esistenti che consentirebbe, come giustamente si sostiene da parte di qualcuno, “l’uso produttivo, per fini civili e industriali, della maggior parte del calore residuo associato alla produzione di energia elettrica”, ma consente anche la localizzazione in zona agricola, previo parere non vincolante dei Comuni e delle popolazioni interessate, quando gli impianti siano alimentati a biomasse derivate da filiera corta (cioè prodotte entro un raggio di 70 chilometri dall’impianto che le utilizza).
Altri vincoli sono rappresentati dalla compatibilità o meno del sito prescelto con gli strumenti di pianificazione generale e settoriale regionale e comunale, con la tutela della biodiversità, con il patrimonio culturale e del paesaggio rurale, oltre che con gli altri e diversi vincoli esistenti sull’area interessata. E’ previsto, inoltre, l’adozione di sistemi di monitoraggio continuo delle emissioni in atmosfera, l’utilizzo delle tecnologie disponibili ai fini energetici ed ambientali, con particolare riferimento alla minimizzazione delle emissioni prodotte durante la combustione: NOx (ossidi di azoto ), CO (ossido di carbonio) e polveri totali. Insomma, un insieme di misure, richiamate dal D. Lgs. 351/99 di attuazione della direttiva CE 96/62 in materia di valutazione e di gestione della qualità dell’aria ambiente, che non sarebbero rispettate se quelle biomasse fossero smaltite tal quali o bruciate all’aria aperta.
Se queste condizioni a tutela dell’ambiente sono tutte rispettate e accertate dalle autorità competenti, non v’è ragione di opporsi ad iniziative volte a produrre, attraverso il riutilizzo e lo smaltimento di biomasse, preziosa energia elettrica e termica.
L’art. 12 del D. Lgs. n. 387/2003, al comma 10 prevede che “le Regioni possano procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti”. Non abbiamo notizia di atti regionali di indicazione di aree escluse che riguardino impianti a biomasse, né crediamo che sarebbero necessari se vale il principio secondo il quale sono utilizzabili tutte le aree sulle quali non insistano vincoli di alcuna natura ed alla condizione che siano rispettati gli obiettivi del PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale).
Resta un problema, quello della concentrazione di più impianti nel medesimo territorio: un problema che l’ANCI regionale, con una lettera del suo Presidente, ha scaricato sulla Regione, nella consapevolezza di non poter attendersi che risposte piccate. Infatti, all’esigenza di “ assicurare un ordinato ed equilibrato sviluppo di tali fonti alternative di energia, nel rispetto delle caratteristiche ambientali, paesaggistiche ed urbanistiche” possono ben provvedere i singoli Comuni con appositi Piani Comunali delle Energie rinnovabili, ovvero con motivata deliberazione approvata dal Consiglio comunale di individuazione di parti del territorio di particolare pregio sulle quali vietare la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Altri aspetti della complessa problematica che avvolge il delicato settore li riteniamo di importanza relativa o di competenza della Magistratura penale. Ci riferiamo, rispettivamente:
a – alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 119 del 26/3/2010 che comporta la disapplicazione delle norme riportate dall’art. 2, commi 1,2 e 3, e all’art. 3, commi 1 e 2, della L.R. n. 31/2008 che detta “Norme in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili e per la riduzione di immissioni inquinanti e in materia ambientale”.
Si tratta di una questione di forma più che di sostanza, sollevata dal precedente Governo Berlusconi e dal Ministro Fitto sui quali ricade la responsabilità di non aver assunto l’iniziativa di attivare la procedura di cooperazione (Conferenza unificata) prevista per l’elaborazione delle linee guida in materia di localizzazione degli impianti alimentati da fonti di energia alternativa.
b – alle voci che parlano di “fenomeni politico-imprenditoriali loschi collegati alla illegittima applicazione della L.R. n. 31/2008, ovvero all’anomalo afflusso di ingenti somme di denaro in Puglia, probabilmente correlabile al fenomeno del riciclaggio di denaro sporco”.
Abbiamo argomentato in linea di principio, partendo da un’ottica ecosocialista che è parte della nostra cultura, vicina a quella dei Paesi del Nord Europa, di tradizione socialdemocratica, in cui gli impianti a biomassa riescono a raggiungere il 90% dell’energia pulita prodotta.
Non conosciamo nel dettaglio il progetto di cui tanto si discute, quello presentato dalla Ditta Casillo, ma, se si sanano le “criticità” rilevate, non troviamo fondate e condivisili preoccupazioni e fobie. Se si può realizzare a Roma, nell’area dell’Università di Tor Vergata, una centrale di combustione di biomasse di tipo legnoso del costo di 15 milioni di euro, considerata valida sia sul piano della fattibilità tecnica che come convenienza economica e di impatto ambientale, perché non si dovrebbe poter realizzare, “cum grano salis”, come direbbe il naturalista Plinio il Vecchio, anche a Corato?
Il nostro, dunque, non è un NO senza se e senza ma, né un NO… però. Il nostro è un Sì a condizione, come dovrebbe essere, in linea generale, l’atteggiamento di un’Amministrazione in risposta alla richiesta di un cittadino.
Nel caso di specie, peraltro, i ritardi e le indecisioni, forse, giocano a favore della ricerca di settore che avanza a grandi passi. Il 14 gennaio a Bologna è stato presentato l’”Energy Catalyzer”: un reattore capace di realizzare una fusione di nickel-idrogeno che produrrebbe, quasi a temperatura ambiente, energia pulita termica ed elettrica che consentirebbe la riduzione del prezzo dell’energia stessa ad un quindicesimo di quello attuale. “Adelante Pedro” – quindi – ma “con juicio”. E ciò vale per l’Amministrazione comunale come per l’Azienda».
Commenti
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…..Non conosciamo nel dettaglio il progetto di cui tanto si discute…………dite voi….
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Egregi socialisti, carissimo Dott. De Lillo,la lunga e pregevole dissertazione tecnica sulle energie rinnovabili e sulle biomasse,elude, a mio modesto parere,un problema che è eminentemente politico, come voi ben comprendete.il problema è:COSA VOGLIAMO FARE DEL NOSTRO TERRITORIO?
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Vogliamo continuare a sfruttarlo indiscrminatamente e senza quella programmazione a voi tanto cara? Oppure vogliamo cominciare una volta tanto e sul serio a difenderlo dalla speculazione selvaggia con il falso volto ambientale? Io propendo per la seconda ipotesi.Ripeto che il nodo a monte, che questo articolo lascia tutto irrisolto
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….irrisolto è politico e non tecnico. Credo che la nuova stagione politica deve avere un significato anche locale: basta a sacrificare gli interessi di molti a vantaggio di pochi, come si è fatto negli ultimi trenta-quaranta anni.I socialisti italiani e coratini lo sanno benissimo. Questa è la vera sfida per la politica nuova del futuro coratino. Con sincera stima e simpatia, Luigi Patruno.







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