«Il giallo delle mimose… è la libertà»

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Il terzo appuntamento di “Giovedìnsieme” è stato interamente dedicato alle donne
L’otto marzo è, secondo le preferenze, la giornata o la festa della donna. Ma è soprattutto il “giorno simbolo” della più grande e duratura rivoluzione avvenuta nella storia, quella del riconoscimento del diritto naturale e universale all’assoluta parità di genere. Aveva ragione Indro Montanelli, la “rivoluzione delle donne” è stata, forse, l’unica rivoluzione laica del Novecento ben riuscita.
Libertà, uguaglianza e partecipazione piena delle donne al processo storico costituiscono un’utopia che s’è fatta realtà. Una realtà che, nonostante tutto, deve però ancora esprimersi in ogni sua potenzialità in molte parti mondo. Non una speranza, dunque, ma una precisa e irreversibile direzione della vicenda umana e della società a cui molte nazioni e culture non potranno sottrarsi.
Su questa base, il terzo appuntamento di “Giovedìnsieme”, ciclo di incontri letterari promosso dal Forum degli Autori di Corato, il gruppo dei poeti “La Vallisa” di Bari e Secop Edizioni, è stato interamente dedicato alle donne.
La storia dell’otto marzo è intricata. Essa è avvolta non tanto nel mistero quanto in un accavallarsi di eventi che segnano il passaggio da una società pre-industriale chiusa ad una società industrializzata aperta, fondata su un totale cambiamento dei sistemi di produzione, scambio e ed organizzazione della vita sociale, sia nelle metropoli che nei piccoli centri di provincia e nelle campagne.
Che tra gli storici non ci sia accordo sulle diverse date in cui la giornata ebbe origine è indicativo del fatto che il problema della emancipazione delle donne segue l’andamento non lineare dei processi di industrializzazione e di quelli culturali dell’Europa e degli Stati Uniti.
Una cosa è però certa. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il fenomeno della presenza delle donne in ampi settori della vita produttiva e della organizzazione della società, oltre la famiglia e l’economia agro-pastorale, è un fatto storico importante, determinante, ed ormai irreversibile.
Le idee socialiste, il sindacalismo e in molti casi le suggestioni anarchiche contribuirono a creare le condizioni affinché si prendesse coscienza di una nuova grande strada della storia. Una grande strada che in qualche modo era stata aperta dalla letteratura realista e “scapigliata” e che aveva superato i modelli e gli stereotipi romantici.
La donna non è più solo oggetto sentimentale dell’arte e della letteratura ma comincia a diventare essa stessa soggetto della storia, non solo individualmente ma collettivamente. Non solo sul piano delle rivendicazioni di diritti legati alla famiglia, ma anche di diritti legati al lavoro, all’istruzione e alla politica. In questa direzione, per esempio, si mosse il nostro Guglielmo Schiralli già nelle prime liriche composte intorno al 1880.
Rispetto all’origine della “giornata della donna” sia a livello internazionale che nazionale le date più significative sono quelle:
– del VII e VIII Congresso della II Internazionale socialista, tenutisi a Stoccarda nell’agosto 1907 e a Copenhagen nel 1910, in cui fu posta chiaramente la questione femminile e l’estensione del suffragio universale alle donne;
– del 28 febbraio 1909 quando negli Stati Uniti fu celebrata la prima e ufficiale “giornata della donna”;
– dell’8 marzo 1917, quando a San Pietroburgo le donne russe chiesero l’uscita dal conflitto del loro paese e l’istituzione di una giornata da dedicare ai loro diritti e alle istanze di emancipazione;
– del 12 marzo 1922, quando il neo costituito Partito Comunista d’Italia celebrò in alcune grandi città per la prima volta la “Giornata internazionale della donna”;
– l’otto marzo del 1945 quando, dopo la lunga notte della dittatura fascista, l’Unione Donne d’Italia, organizzazione trasversale di diversi partiti di sinistra, riprese a celebrare la “giornata della donna” con grande seguito in tutta Italia, anche in relazione all’imminente introduzione suffragio universale femminile;
– e, infine, il 1975 designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo indicato come “giornata dedicata alla donna”.
Un lungo cammino, dunque, che contrassegna non solo e non tanto l’affermazione di un momento celebrativo quanto l’evoluzione e la presa di coscienza collettiva di un cambiamento storico epocale, definitivo e irreversibile.
Il “femminismo” degli anni Settanta, a parte certi eccessi e manifestazioni pittoresche, non è che la naturale e legittima evoluzione di quella grande istanza storica. Lo stesso Sessantotto, specie in Italia, non aveva fatto altro che favorire e accelerare un cambiamento inevitabile rispetto a certi anacronismi del passato e a certi improrogabili bisogni delle donne. Si pensi solo alle leggi sul divorzio e sull’aborto, oltre che a quelle sulla scuola e l’università.
Nel Sud, prima nei capoluoghi, ma successivamente anche nei centri minori la vita delle donne, specie di quelle giovani, cambiò in pochi anni. Si modificarono secolari stili di vita e rapporti sociali. Il potere medievale dell’uomo sulla donna si stava sciogliendo velocemente, spesso anche “allegramente” sotto la spinta di una rivoluzione culturale basata sulla musica, i libri, la televisione e così via.
A Corato, proprio a metà degli anni Settanta, nacque una sezione dell’ARCI. L’ARCI fu la prima vera associazione laica e aperta della città, e fu capace di accogliere quasi “spontaneamente” i notevoli cambiamenti del tempo; sul piano ideale e progettuale, sul modo di rapportarsi con la città e il territorio, sul modo di stare insieme e su come entrare a far parte della politica attiva.
Furono anni effervescenti e creativi, ribelli ed autentici. Certo non furono solo rose e fiori, ma una svolta concreta e significativa si ebbe. Le donne entrarono per la prima volta, in piena consapevolezza dei propri diritti e della propria identità, nelle stanze del Palazzo di Città. A questo proposito, e per tutte, voglio solo ricordare Angela De Siati, Giannetta Ceglie e Nunzia Bevilacqua.
Il discorso però non sarebbe affatto completo se non tenessimo conto di altre donne che in modo pionieristico, e senza aderire ad uno specifico movimento della società e programma politico, tentarono con successo la strada della emancipazione femminile.
A questo proposito voglio ricordare Antonietta Di Bari Bruno che operò come educatrice a Corato per diversi decenni e che si affermò come finissima poetessa e scrittrice, prima e dopo il secondo conflitto mondiale, Salvatora Tarantini Gagliardi che fu preside della Scuola Media Santarella per oltre vent’anni fino al 1976 e che gestì quella istituzione scolastica con grande professionalità e umanità in un periodo di significativi cambiamenti e, infine, Chiara Clemente Mastromauro, primo vero esempio di imprenditrice che, col marito Attilio Mastromauro, dette vita ad una delle più qualificate aziende alimentari del Sud. Tre donne che, ciascuna nel proprio campo, seppero coraggiosamente precorrere i tempi, superando luoghi comuni e pregiudizi, invidie ed insidie.
Come pure voglio ricordare la singolare esperienza di due personaggi di origini coratine che entrarono in relazione di amicizia e di affetto con due donne simbolo della emancipazione femminile: il poeta Vinci Verginelli che frequentò, forse amandola, Elena Croce, figlia del grande Benedetto Croce, e l’attore Stefano De Palma che fu compagno di Alba de Cèspedes, scrittrice d’avanguardia, sceneggiatrice e nipote del primo presidente della Repubblica di Cuba.
Per non parlare di quella grande attrice di origini coratine Giuliana Lojodice che segnò in modo originale e personale la storia della televisione e del cinema negli anni Sessanta e Settanta.
A queste donne del nostro non lontanissimo passato accostiamo quelle che oggi guidano diversi sodalizi locali che, pur da prospettive diverse, si muovono verso una sempre maggiore emancipazione delle donne, tenuto conto del fatto che la globalizzazione e l’immigrazione sul nostro territorio stanno ponendo nuovi ed inediti problemi, economici, sociali e culturali. Una sfida a cui evidentemente non potranno sottrarsi le “suffragette” e le “femministe” del terzo millennio.
Così abbiamo il piacere di salutare con sincera stima le “presidenti” e le rappresentanti dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Giovanna Addario Chieco, del Cicres, Linda Strippoli, dell’ARCI “La Locomotiva”, Rosalba Marcone, della Fidapa, Teresa De Meo, e dello Sporting Club, Luciana Leuci, sperando che sappiano orientare i propri sodalizi ad affrontare temi e problemi delle d’oggi a Corato, consapevoli del fatto che stanno clamorosamente cedendo gli istituti della famiglia, della scuola, del lavoro e dell’associazionismo sindacale e politico.
Il Forum degli Autori sta cercando di valorizzare a Corato le presenze femminili nella letteratura. Esperienza nuova e ancora acerba, non priva di rischi e fraintendimenti. C’è bisogno di crescere, soprattutto nella consapevolezza che l’arte della parola non è attività solitaria e solipsistica, ma impegno verso la crescita civile e per più alti livelli di libertà e giustizia. Ci vuole coraggio, faccia tosta e perseveranza. Una sfida non da poco.
Del gruppo dei poeti “La Vallisa” con cui si sta condividendo questa iniziativa dei “Giovedìnsieme” bisogna dire che è uno dei pochi gruppi che a livello nazionale abbia posto e praticato l’ideale di una “poesia impegnata”, oltre le differenze di genere, di classe e di nazionalità. È al suo interno e con l’incoraggiamento di Daniele Giancane che nasce, rendendosi poi autonomo, il Movimento Internazionale di “Donne e Poesia” promosso da Anna Santoliquido e che a Bari ha realizzato importanti convegni nazionali e internazionali.
Per la casa editrice Secop di Corato, diciamo solo che senza il contributo vitale di Raffaella Leone e di Angela De Leo, forse non si sarebbe avuta quella particolare attenzione alla scrittura delle donne che l’ha distinta fin dall’inizio, anche sotto forma di attività laboratoriali, e che certo non mancherà di arricchirsi di ulteriori sperimentazioni, impensabili fino a qualche anno fa nella nostra città.
Rispetto alle poetesse che nella serata dell’otto marzo 2012 hanno declamato i loro versi dirò pochissimo. Tutte, Angela De Leo, Anna Mininno, Angela Giannelli, Rossella Zucaro, Angela Strippoli e Rossella Armenise, pur nella diversità del percorso letterario hanno sentito il bisogno e la suggestioni di misurarsi con temi non strettamente intimistici e sentimentali, immaginari e fantasiosi.
In gradazioni diverse c’è nel loro percorso poetico il tentativo di rappresentare la “fatica di essere donne”, il desiderio di libertà e di pace, il bisogno di vivere in mondo più giusto ed equo. Un mondo, per così dire, “meno materico e più materno”.
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