Un pranzo multietnico al Centro Aperto “Diamoci una mano”

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Un pranzo “di Natale” per tutti: italiani, marocchini, tunisini e rumeni radunati attorno al tavolo del Centro Aperto “Diamoci una mano”, presso la struttura dei Cappuccini.

Nel giorno in cui si è festeggiato Santo Stefano, il primo martire cristiano, Lucia Scarnera e la storiche volontarie del Centro Aperto “Diamoci una mano” hanno dato vita ad un pranzo “con” (e non ad un pranzo “per”) i nostri concittadini provenienti da diverse parti del mondo.

Si è trattato di un momento di festa, allietato dalla musica di alcuni Rom di passaggio, che, prima di pranzare, hanno eseguito con fisarmonica e tromba, melodie natalizie e musiche gitane.

Non il solito pranzo offerto a chi non ha di che sfamarsi ma, un pranzo tra amici, in un giorno importante, non qualunque. Nel breve discorso introduttivo, Lucia Scarnera, portavoce dei volontari del Centro Aperto “Diamoci una mano”, ha sottolineato la volontà di aprirsi ai tempi nuovi nell’ottica della fiducia e della mondialità, con un profondo spirito evangelico di ecumenismo, di accoglienza dell’alterità, di condivisione dei bisogni e dei momenti di festa.

La scelta del 26 dicembre, giornata per tradizione vissuta in famiglia, nasce dalla volontà di nobilitare il pranzo stesso, renderlo segno tangibile di un rapporto di amicizia e collaborazione che dura tutto l’anno.

La condivisione della quotidianità, il servizio svolto giornalmente con i pasti, la possibilità di assicurare l’igiene personale, di imparare la lingua italiana, sono ordinaria amministrazione per chi, come i volontari della Caritas, ha scelto di spendere la propria vita per qualcosa che vada oltre la vita stessa.

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