La centrale a biomasse, la cogenerazione e l’Appea

La Redazione
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Un interessante contributo sulla centrale a biomasse che tanto sta facendo discutere la città, arriva dall’ingegnere coratino Vincenzo Petrone. L’impianto, lo ricordiamo, potrebbe essere realizzato dal Gruppo Casillo nella contrada coratina “San Cristoforo”.

«APPEA – scrive l’ing. Petrone – è l’acronimo di Area Produttiva Paesaggisticamente ed Ecologicamente Attrezzata e rappresenta un nuovo concetto di area produttiva pianificata con specifici requisiti tecnici e organizzativi basati sul principio della prevenzione dell’inquinamento.

Pertanto, non si tratta solo di dotare le imprese di tecnologie avanzate, ma d’intervenire sull’intero sito/area produttivo, investito da un processo di qualificazione tecnologica ed ambientale mirante a garantire la prevenzione dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, la tutela della salute e della sicurezza, la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti ecc

Dette aree sono state imposte con l’art. 26, D.Lgs. 112/98 e recepite dalla Regione Puglia con le leggi:
• L.R. 11 dicembre 2000 n. 24 (art. 6)
• L.R. 25 luglio 2001 n. 19 (art. 1)
• L.R. 31 gennaio 2003, n. 2 “Disciplina degli interventi di sviluppo economico, attività produttive, aree industriali ed aree ecologicamente attrezzate “ (artt. 1-12)
L’assetto APPEA delle aree produttive si attua:
• da subito negli ampliamenti e nelle aree di nuovo insediamento
• progressivamente nelle parti esistenti

Nel caso di Corato, una dovuta applicazione di APPEA si deve avere per la cosidetta zona PIP che essendo un nuovo insediamento potrà caratterizzarsi per qualità urbanistico territoriale, qualità ambientale e qualità gestionale: un soggetto gestore e servizi integrati.

Un esempio di progettazione APPEA è rappresentato nell’immagine in alto in cui, tra le altre caratteristiche, si nota la presenza di una centrale di cogenerazione alimentata a biomassa insieme alla rete di teleriscaldamento.

Ricordiamo che la centrale di cogenerazione oltre che produrre energia elettrica produce anche energia termica. Infatti con il termine cogenerazione si indica la produzione combinata di energia termica e energia elettrica. La cogenerazione è una delle forme più sviluppate di utilizzazione razionale delle fonti energetiche.

Essa consente, di valorizzare al meglio le proprietà energetiche di un combustibile che nel caso specifico dell’impianto Casillo è il biogas.

Anziché bruciare il combustibile in una caldaia, come attualmente prospettato nell’impianto Casillo, lo si usa per far funzionare un cogeneratore (motore che trascina un generatore elettrico). In questo modo, recuperando l’energia termica dall’acqua di raffreddamento del motore, dall’olio, dai gas di scarico e producendo contemporaneamente energia meccanica (elettrica), si sfrutta la quasi totalità del potenziale energetico di un combustibile.

Nel settore produttivo come in quello degli usi civili, il calore viene utilizzato a bassa o media temperatura.

Nel caso dell’APPEA di via Trani, l’energia elettrica prodotta dalla centrale a biomassa sarà direttamente utilizzata dalle attività produttive dell’area mentre l’eventuale esubero sarà venduta all’Enel.

L’energia termica, sempre prodotta dalla centrale a biomassa, attraverso la rete di teleriscaldamento potrà alimentare attraverso gli scambiatori i capannoni con gli uffici e gli alloggi custode, le attività terziarie della stessa area industriale oltre che servire il centro abitato limitrofo che si trova a ridosso della ferrovia. Ricordiamo che la cogenerazione in campo civile ha molti potenziali utilizzatori che sono piscine, ospedali, centri sportivi, alberghi, condomini, centri commerciali e grandi complessi scolastici.

Le biomasse comprendono vari materiali di origine biologica Si tratta generalmente di scarti dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’industria quali : legname da ardere, residui agricoli e forestali (gli scarti delle ripuliture boschive, scarto di potature, ramaglie ecc.), scarti dell’industria agroalimentare…

Trarre energia dalle biomasse consente di eliminare rifiuti prodotti dalle attività umane, produrre energia elettrica e ridurre la dipendenza dalle fonti di natura fossile come il petrolio. Una fonte di energia pulita su cui l’UE ha deciso di investire.

I biocombustibili sono un’energia pulita a tutti gli effetti. Liberano nell’ambiente le sole quantità di carbonio che hanno assimilato le piante durante la loro formazione ed una quantità di zolfo e di ossidi di azoto nettamente inferiore a quella rilasciata dai combustibili fossili.

Va comunque fatta attenzione al concetto di biomassa, per non confonderlo con quello della termodistruzione dei rifiuti. Le biomasse sono esclusivamente scarti di origine vegetale e non vanno confusi con i rifiuti delle attività umane.

Per ridurre l’impatto ambientale è inoltre necessario che le centrali siano di piccole dimensioni ed utilizzino biomasse locali, evitando in questo modo il trasporto da luoghi lontani. Il combustibile deve essere prelevato nella cerchia di 20 km dal sito della stessa centrale.

La centrale a biomassa cerca di fronteggiare i problemi energetico/ambientale salvaguardando a tutti i costi l’imprenditoria ma occorre tenere presente che il 30% del bruciato sarà il residuo raccolto delle scorie solide (ceneri) mentre il restante 70%, sarà catapultato nell’aria, (ceneri di ricaduta) e che nonostante la nuova generazione di filtri, allo stato attuale, nessuno filtro può fermare i PM 2,5, PM 1 ecc. Precisiamo che gli analisti considerano solo i PM10.

I proprietari di questi impianti ottengono dal Gestore dei Servizi Elettrici i certificati di produzione elettrica eco compatibile, che rivendono sul mercato a quelle società energetiche che non riescono a produrne a sufficienza secondo gli obblighi di legge in relazione alla loro produzione complessiva.

Ricapitolando05 possiamo dire che con la realizzazione della Centrale di cogenerazione alimentata a biomassa nell’area industriale di via Trani si hanno una serie di vantaggi:
• la centrale produce nel luogo di utilizzo energia elettrica ed energia termica ottimizzando il ciclo produttivo della stessa;
• non si compromette in maniera quasi irreversibile altro suolo agricolo, si riduce drasticamente il fabbisogno di acqua e pur operando in zona industriale ci si allontana dalle aree in cui sono ubicate grosse aziende che operano nel settore dell’agroalimentare e nella trasformazione dei prodotti agricoli (molini e pastifici, frantoi oleari, cantine..) e che quindi sono più sensibili alle ricadute negative della stessa centrale;
• per la fornitura della materia prima riveniente da molini, frantoi oleari ecc. si rimane nell’ambito della filiera corta data la prossimità tra luogo di produzione e luogo di fornitura».

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Commenti

  • mimmmo (utente non verificato)

    Finalmente, dopo tante cavolate dette sulla centrale di biomasse, il parere di un esperto che ha detto le cose come stanno e che fanno informazione costruttiva e non allarmismi inutili. Conosco l’ingegner Petrone e so che è una persona obiettiva e onesta. Queste sono le persone che contano e non tutti quei finti sapientoni che limitano gli altri ma sono i primi a non fare un passo a piedi.