Coraton, dalla cultura alla cronaca

Dino Patruno parla dopo il furto nei camerini al termine della manifestazione benefica: «la vicenda non può che confermare il nostro impegno nel proseguire verso gli obiettivi che ci proponiamo»

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In tutti questi giorni ci siamo abituati a leggere di Coraton sulle pagine di cultura dei quotidiani.

Lunedì mattina invece, il nome della maratona benefica che ha acceso i cuori della città, è finito nelle colonne della cronaca. Proprio durante il momento dei saluti e dei festeggiamenti, uno spiacevole episodio ha creato attimi di notevole sconforto.

Per un attimo si è temuto che fossero state rubate tutte le offerte raccolte per le tre associazioni beneficiarie di quest’anno: Casa famiglia della mamma, Cooperativa “Il Girasole” e Associazione Italiana Ciechi, tutte presenti domenica sera.

Poco dopo ci si è resi conto che dai camerini erano state svuotate solo le borse di alcune volontarie di Coraton.

«Tutta la vicenda non può che confermare il nostro impegno e la nostra volontà di proseguire verso gli obiettivi che da sempre ci proponiamo», afferma Dino Patruno, presidente de “La Banda”, l’associazione di volontariato promotrice di Coraton.

«È chiaro che chi ha compiuto questo gesto, non gode di una certa stabilità, e proprio per questo va aiutato, come e più di tanti altri. Quando si parla di marginalità da sconfiggere, di ferite da sanare, dell’altro da accogliere, si intende anche il riuscire ad andare oltre gesti come questi, e sperare, per chi li compie, un percorso di recupero».

Per tutti, volontari e presenti alla serata, l’episodio è stato quasi un esame, un passare dalla teoria alla pratica: può essere semplice parlare di reintegrazione di soggetti in condizioni di instabilità o anche di delinquenti, altra cosa è riuscire ad affrontare determinate situazioni improvvise e molto incresciose mantenendo da subito la calma e la lucidità.

Quando Coraton ha voluto abbinare il tema della cecità sociale alle tre associazioni beneficiarie, non lo ha fatto in maniera casuale: quando si parla di investire risorse ed energie per il recupero e la reintegrazione di determinati soggetti, si intende proprio riavviare un circolo virtuoso che riconduca le persone verso una serenità ed un equilibrio capaci di mettere fine a gesti come questo.

Della stessa idea, la cooperativa “Il Girasole”: «I nostri sforzi da anni ci portano ad incontrare realtà difficili, in cui il bisogno primario resta sicuramente quello di sentirsi nuovamente utili ed amati. È necessario però che i soggetti in questione esprimano volontà ferrea di cambiare strada.

La prima regola, assolutamente terapeutica, stabilisce che tutti si assumano la responsabilità individuale dei propri gesti. Chi sbaglia deve pagare: non c’è alternativa. Noi siamo pronti, subito dopo, ad aiutarli per abbandonare la strada dell’errore e ritrovare quella del vivere nel sociale civilmente e con dignità».

Coraton parla di sogni, è vero, ma non di favole. Dire che Coraton è il sogno della città ideale, vuol dire anche svegliarsi per impegnarsi nel costruirla.

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono”. Josè Saramago

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