Fenomeno “Di Vagno”. Da piazza del pesce a “centro della vita coratina”
Qual è la storia di piazza di Vagno? Come è diventata il centro della “movida” coratina? Lo abbiamo chiesto al prof. Pasquale Tandoi, storico e coordinatore dell’archivio comunale
Se ci fermassimo ad osservare il corso cittadino nelle ore serali, probabilmente non noteremmo nulla di anomalo rispetto a quello che ogni coratino già conosce da sempre: il solito via vai di automobili e pedoni, con quest’ultimi che passeggiano instancabilmente su e giù per l’intero perimetro della città.
Basterebbe, tuttavia, addentrarsi nel centro storico per scorgere progressivamente una presenza sempre più massiccia di giovani fino ad arrivare al luogo oramai teatro della “movida” coratina: piazza di Vagno.
In mezzo, un fiume di gente concentrata in pochi metri. Ai lati, più di un esercizio commerciale a fare da contorno.
E’ la scena classica di ogni serata in una piazza nota in passato soprattutto per il mercato del pesce: lì, in pochi anni, il “paesaggio” è totalmente mutato. Ne hanno addirittura dedicato una pagina Facebook, per quella che è stato definito “il centro della vita coratina“.
Ma qual è la storia di piazza di Vagno? Quali sono stati i luoghi di ritrovo giovanili nella storia di Corato?
Interrogativi che abbiamo girato al prof. Pasquale Tandoi, docente di lettere in pensione, storico della nostra città e coordinatore dell’archivio comunale (nonchè rubrichista della nostra testata), che ha pubblicato numerosi volumi a riguardo.
«La storia di Piazza di Vagno – esordisce il prof. Tandoi – ha nel 1922 una data spartiacque: in quell’anno crollano (per ingenti infiltrazioni acquifere ndr) Palazzo Ducale e la Chiesa del Monte di Pietà, presenti lì dove oggi sorge il parcheggio.
Probabilmente, se non ci fosse stato quell’evento catastrofico, oggi la piazza avrebbe tutto un altro aspetto. Prima del crollo, nell’Ottocento, quella piazza era il centro commerciale della città, vi si svolgeva anche la festa di San Cataldo. C’era anche un piccolo convento San Francesco, da cui oggi prende il nome il Vico, presente fino agli anni ’50 del 1800».
Quella che prima si chiamava piazza del Popolo conobbe, dopo il 1922, un periodo di totale abbandono: trascorsero degli anni prima che le macerie del disastro venissero rimosse. Tra gli anni Trenta e Quaranta divenne la piazza del pesce, dei fruttivendoli, dei macellai, dei “pizzicagnoli” (i salumieri) per poi essere intitolata a Giuseppe Di Vagno, parlamentare vittima delle violenze fasciste.
«Era un luogo commerciale prettamente maschile, i pescivendoli aprivano soprattutto la sera ed il capofamiglia vi si recava a prendere il pesce. C’era anche qualche piccola attività artigianale di bottegai e fabbri. Nei decenni successivi lo scenario restò invariato: la piazza era maleodorante, buia, le luci erano date dalle insegne dei negozi, i vicoli erano un po’ pericolosi da frequentare. La svolta è avvenuta con la chiusura del mercato del pesce».
L’abbattimento delle pensiline e dei banconi destinati ai pescivendoli, nel luglio del 2009, ha chiuso un capitolo per inaugurarne un altro completamente differente.
Piazza Di Vagno è diventata negli ultimi due anni una tappa quasi obbligatoria per i giovani coratini, sia per sostare in qualche locale che per fermarsi a chiacchierare o semplicemente come meta transitoria di passeggio. Nel recente passato, diversi spazi della città hanno conosciuto momenti di gloria in tal senso, figli di conquiste sociali ottenute gradualmente.
«L’idea del divertimento, dell’evasione dalla quotidianità, del ritrovo con gli amici – spiega ancora il prof. Tandoi – non è esistita per le fasce giovanili medio basse almeno fino al secondo dopoguerra. Nell’Ottocento i giovani borghesi di alto rango si intrattenevano nei biliardi e nelle caffetterie, come quella del teatro comunale ad esempio a partire dal 1874. Il giovane contadino non poteva proprio immaginare momenti di svago perché la mattina doveva svegliarsi presto per lavorare e anche perché era un qualcosa che non esisteva in quell’epoca.
Le esibizioni bandistiche erano delle rare occasioni di distrazione anche per i ceti meno abbienti ma vedevano una ridotta partecipazione dei ragazzi. Negli anni Trenta del Novecento il fascismo disciplinò in qualche modo il tempo libero giovanile come forma di costrizione: la partecipazione alle manifestazioni ginniche era obbligatoria anche per le ragazze. I giovani benestanti, come gli studenti liceali, continuavano a ritrovarsi nelle caffetterie, nei biliardi ed anche negli oratori».
La svolta arrivò con la fine della seconda guerra mondiale. Il boom economico, la ricostruzione e la diffusione dei media rivoluzionarono anche i costumi di quei tempi.
«I primi anni del dopoguerra – prosegue Tandoi – furono caratterizzati da un enorme successo per i cinema. Corato ne aveva ben quattro: il teatro, riaperto nel 1952 dopo la chiusura del 1931 e destinato alla proiezione di film con ben 1200 posti; il Kursaal (Centrale), il cinema Alfieri e uno all’aperto in estate, l’Arena Rosalba.
Sempre molto affollate, le sale cinematografiche divennero dei luoghi di ritrovo per ragazzi, visto che si poteva passare un bel po’ di tempo lì (dalle 15 a mezzanotte). Negli anni Sessanta, con il benessere crescente e la presenza della televisione, la trasformazione sociale divenne lampante.
Gli appuntamenti con la tv divennero fissi, con tutta la famiglia riunita per vedere “Canzonissima” o i vari sceneggiati. Il passeggio per il corso divenne sempre più frequentato dai giovani, con la comparsa delle ragazze in giro (mai sole però) con forti vincoli di orario: da Piazza Plebiscito e Via Trani era un continuo via vai con delle soste, nei pressi di Scaringella o della chiesa di Santa Maria Greca. Non c’era l’abitudine di ritrovarsi davanti a un bar, un po’ per le esigue disponibilità economiche e un po’ perché quei pochi soldi si preferiva investirli in altro.
La libertà tuttavia, simbolo di quegli anni, si manifestò in maniera evidente a Corato con le feste in terrazza in estate. Iniziavano nel tardo pomeriggio, verso le 19-20, per concludersi attorno alle 22: il tutto funzionava con un semplice passaparola, ci andavano tutti ma gli habituè erano gli studenti. In inverno, invece, si organizzavano delle festicciole sporadiche al chiuso. In quegli anni riscossero successo anche i biliardi, i veglioni organizzati dalle scuole e gli oratori.
Tra le fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta iniziarono a diffondersi i grottini, destinati all’esibizione di complessi musicali. Scegliere un bar o un pub come luogo di ritrovo – conclude il prof. Pasquale Tandoi – è un fenomeno recente, sviluppatosi soprattutto a partire dagli anni Novanta».
Chissà se, tra qualche decennio, qualcuno ricorderà gli anni in cui piazza Di Vagno era il centro giovanile della città, poi trasferitosi in altre strade o in altre piazze.
Commenti
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gli spazi lasciati liberi dai banchi di vendita del pesce e dalle bancarelle del mercato devono essere liberati dalle auto e si devono realizzare occasioni per esporre costantemente prodotti artigianali ed opere artistiche di giovani coratini. Va bene mangiare e consumare ma così l’identità si perde. robarte
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Robarte: per prima cosa guarda che di macchine la sera in piazza Di Vagno non ce ne sono così tante parcheggiate, vabbè qui ci sarebbe da parlare per mesi sul discorso parcheggi a Corato…seconda cosa di esposizioni di prodotti tipici a Corato non ne servono! Noi già li conosciamo! (io ho 27 anni mica 80 e mi ritengo gia da parecchi anni un conoscitore dei nostri prodotti)Di queste “fiere-falsa” ne ho le tasche piene! Io propongo di incentivare le ditte coratine a muoversi nelle fiere al nord o all’estero! Qui siamo bravi solo a mangiare a scrocco dagli stand!
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già, si dovrebbe creare una bella piazza verde, per forum, riunioni eventi all’aperto e non solo locali! Comunque un po di sorveglianza notturna non basta, mettete agenti in borghese che ve ne è di bisogno!
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Riferendomi a quello già detto dal Prof. Tandoi,non si può dimenticare un luogo di ritrovo come il Bar Biancaneve
dove,nei primi anni 60 esisteva un Juke Box, motivo molto valido all’epoca per attrarre ragazze/i -
E’ uno schifo, inciviltà diffusa e menefreghismo da parte del comune. Nessun controllo dopo le 22.00 mentre i locali chiudono alle 2.00 e certamente non vendono gazzosa ma alcolici. Schiamazzi notturni, carte e bottiglie, macchine in sosta vietata, stadine usate come urinatoi… Basta, non è rivalutare il centro storico. E’ uno schifo, chiudete alle macchine il centro antico, i residenti sono danneggiati e molto incazzati…
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Appena aggiusteranno Largo Abbazia la “movida” si sposterà tutta lì. Prima o poi la piazza del “pesce” si svuoterà, i coratini cercheranno posti nuovi come hanno sempre fatto; basti pensare che qualche anno fà la “villa” era l’unico posto dove migliaia di ragazzi si incontravano per passeggiarci sù e giù fino all’ora del rientro!
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“…i pescivendoli aprivano soprattutto la sera ed il capofamiglia vi si recava a prendere il pesce…” bellissimo!







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