Manovra finanziaria, Perrone alla guida della protesta dei Comuni pugliesi
«La tenuta dei conti è emergenza economica reale e indiscutibile, ma bisogna anche pensare ai servizi essenziali, allo sviluppo e alla crescita del PIL»
I comuni non sono in grado di sostenere questa manovra varata dal governo, l’IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale) ha stimato tagli del 35% al fondo di riequilibrio.
Anche l’ANCI Puglia è pronta ad una mobilitazione, i comuni pugliesi condividono e sostengono la linea dell’ufficio di presidenza di ANCI Nazionale tesa ad interrompere ogni rapporto con il governo in attesa di un urgente confronto con Berlusconi e Tremonti, sull’impatto della manovra per gli enti locali e sulle modifiche sostanziali da porre al provvedimento.
«Concordiamo sulla critica al metodo della manovra -si legge nella nota diffusa dall’organismo che racchiude tutte le municipalità della Regione-. Come sindaci lamentiamo la mancanza un coinvolgimento preventivo al varo di un provvedimento così rilevante per gli altri livelli di governo. I tagli ai comuni non sono trasferimenti, ma entrate dirette. Il provvedimento blocca il governo del territorio mettendo a rischio servizi fondamentali come scuola, assistenza, sanità, sicurezza, l’igiene e il decoro delle nostre Città considerata anche la loro rilevanza turistica. Iniqua anche la norma che impedirebbe il patto di stabilità regionalizzato per i comuni di regioni, come la Puglia, che negli anni precedenti non hanno rispettato il patto di stabilità. Inoltre, la manovra così com’è mette in discussione principi ed effetti positivi del federalismo fiscale e istituzionale e per i comuni, si traduce in un ulteriore inasprimento del patto di stabilità annullando ogni virtuosità degli amministratori».
Il presidente dell’Anci Puglia, il sindaco di Corato Luigi Perrone, confida comunque, «nella disponibilità del governo a recepire le richieste dell’ANCI e in un ripensamento del decreto in occasione dell’iter di approvazione parlamentare. La tenuta dei conti è emergenza economica reale e indiscutibile, ma bisogna anche pensare ai servizi essenziali, allo sviluppo e alla crescita del PIL».
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