Cinque anni di reclusione per la morte di un feto, condanna definitiva per madre e figlia

La Redazione

La madre dovrà scontare due anni agli arresti domiciliari mentre, mentre la figlia verrà affidata in prova ai servizi sociali

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Una gestazione nascosta per ben otto mesi e finita in tragedia, con la morte del feto il 17 novembre 2005, dopo un tentato aborto in casa.

Per questo due donne – madre e figlia all’epoca dei fatti rispettivamente di 56 e 18 anni – finirono sotto processo e tre anni fa furono condannate a cinque anni di reclusione con l’accusa di concorso in omicidio colposo.

Ora che la condanna è divenuta definitiva, pur beneficiando dello sconto di pena di tre anni derivante dall’indulto, la madre è stata arrestata dai Carabinieri della stazione di Corato e dovrà scontare i restanti due anni ai domiciliari mentre, per lo stesso periodo di tempo, la figlia verrà affidata in prova ai servizi sociali.

La vicenda risale a sei anni fa quando la 18enne, con la complicità della madre, l’unica a essere a conoscenza dello stato interessante della figlia – avrebbe tentato di partorire in casa nell’intento di nascondere quella gravidanza di cui anche il fidanzato della ragazza era ignaro.

In una improvvisata sala parto “domestica”, però, le pressioni esercitate dalla due donne sul ventre della figlia per favorire il parto, avrebbero causato la rottura del cranio e la morte del nascituro. 

Forti dolori addominali costrinsero poi la giovane a recarsi in ospedale dove si continuò a tacere la gravidanza. Ma la verità emerse all’improvviso in tutta la sua tragicità, con la scoperta che il feto nel grembo della ragazza era morto già da due giorni.

La giovane fu quindi portata in sala operatoria per l’espulsione del feto che pesava oltre quattro chilogrammi. Se la ragazza avesse temporeggiato ancora, avrebbe potuto anch’ella subire tragiche conseguenze.

Nel corso del processo, i giudici della Corte di Assise di Trani derubricarono l’ipotesi iniziale di omicidio volontario, facendo diventare più mite la pena per le due donne.

Nell’ambito dello stesso procedimento penale fu invece archiviata la posizione del medico curante della 19enne che, pur vistandola poche ore prima del ricovero in ospedale, non si accorse dell’avanzato stato di gravidanza.

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