Chi sarà il Pisapia o il De Magistris di Corato? Stolfa: «Lo decideranno le primarie»

La Redazione

Francesco Stolfa: «sono la chiave d’accesso alla “buona politica”. Ma solo a certe condizioni»

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Come spesso accade, particolari eventi politici locali o nazionali, innescano dibattiti in cui si confrontano le opinioni più diverse.

Prendendo spunto dalla nota del prof. Bucci pubblicata nei giorni scorsi ed intitolata “Chi sarà il Pisapia o il De Magistris di Corato?”, ospitiamo oggi il parere dell’avvocato Francesco Stolfa.

«Avrete notato – scrive Stolfa – che in questi giorni la febbre da primarie sembra aver contagiato anche il Centrodestra, segno evidente che, pur senza ammetterlo apertamente, anche da quella parte si attribuisce la propria sconfitta e l’insperata resurrezione del Centrosinistra all’effetto taumaturgico e rigenerante di questo strumento di democrazia diffusa, tipico dei paesi anglosassoni e da qualche tempo adottato, pur fra molte diffidenze, dal Centrosinistra italico. Personalmente condivido questa analisi e vi spiego perchè.

Conosciamo tutti le condizioni disastrose in cui si è ridotta negli ultimi tempi la politica italiana: crisi dei partiti, ormai circoli sempre più ristretti e autoreferenziali, per lo più legati a singoli personaggi e comunque incapaci di esprimere, tantomeno di orientare, le opinioni e le sensibilità della popolazione; l’attività politica ridotta a mero carrierismo e a scorciatoia per ottenere vantaggi immeritati; fallimento di tutti i meccanismi di selezione del personale politico, caratterizzato ormai da diffusa mediocrità.

Nonostante questa crisi, il ruolo dei partiti nel nostro sistema politico resta insostituibile per il semplice motivo che essi compilano le liste e scelgono i candidati alle varie competizioni elettorali.

Quando questi partiti sono liberi di scegliere i candidati a proprio piacimento i risultati sono disastrosi poichè la mediocrità dei leader si ripercuote immediatamente sulla qualità delle loro scelte. Il risultato più evidente di questo stato di cose è il Parlamento dei “nominati” che attualmente ci (s)governa.

Attenzione: non voglio certo fare di tutt’erba un fascio; so bene che questi difetti sono presenti in modo molto diverso nei vari partiti e non a caso io sono iscritto a un partito (il PD) che mi pare quello meno gravato da questi problemi. Nessuno, mi pare, però, che possa scagliare la fatidica prima pietra. E, infatti, proprio il PD in questa tornata amministrativa ha sbagliato quasi tutte le scelte tant’è che la competizione finale a Milano, a Napoli e a Cagliari non ha visto partecipare suoi candidati.
Ma il Centrosinistra ha vinto ed è quello che conta; e ha vinto grazie al contributo determinante del PD.

E’ accaduto infatti che, pur avendo sbagliato candidati, il PD ha saputo accettare di buon grado il risultato delle primarie di Milano e Cagliari e del primo turno di Napoli, impegnandosi lealmente a favore dei candidati del Centrosinistra. Insomma, la cattiva politica si è sicuramente manifestata anche a Napoli o a Milano inducendo il maggior partito del Centrosinistra a proporre inizialmente candidati deboli o, peggio, burocrati graditi al leader di turno, ma le primarie sono state la medicina giusta per l’affermazione della buona Politica.

Le primarie, se sono una competizione vera, leale ma vera, sono la medicina che serve a fare piazza pulita della cattiva politica e a far emergere gli uomini migliori (metto nel discorso anche Napoli dove la cattiva politica ha fatto fallire le primarie, peraltro interne il PD, che, di fatto, però si sono poi svolte nel primo turno elettorale). Alle primarie (di coalizione), infatti, i partiti minori non avrebbero chanche se presentassero candidati deboli, espressione delle burocrazie interne. Essi sono quindi indotti a individuare candidati eccellenti, magari scelti dalla società civile, personalità eminenti che possano tentare di ribaltare il pronostico.

E’ quanto accaduto a Napoli dove Di Pietro, se avesse potuto scegliere liberamente, certo non avrebbe scelto De Magistris. E’ quanto accaduto a Milano dove è stato proposto Pisapia certamente non organico a SEL. Ciò, d’altro canto, innesca un meccanismo virtuoso di rimando perchè anche i partiti maggiori sono o dovrebbero essere indotti a scegliere i migliori candidati (come è successo ad esempio a Torino, dove il PD ha vinto, e non è successo, invece, nè a Milano nè a Napoli, dove, infatti, ha perso). Questa selezione naturale dei migliori, tendenzialmente innescata dalle primarie, è un vero e proprio antidoto contro il veleno della cattiva politica: a Milano, in particolare, ha fatto emergere un ottimo candidato che ha compiuto il piccolo-grande miracolo di sbaragliare il Centrodestra nella sua Città-simbolo, peraltro contro un sindaco uscente.

Le primarie sono quindi in grado di avviare un inevitabile ricambio della classe politica mediante una selezione dei migliori. Sono quindi la panacea di tutti i mali della politica italiana? Forse si, ma a patto che siano primarie vere, leali, aperte a tutti, condotte con metodi democratici e garantistici, a viso aperto, fra candidati che mettano in campo tutte le proprie energie migliori per dimostrare di essere la persona giusta per la candidatura in palio.

Quelle che si svolsero a Corato prima delle ultime elezioni comunali, ad esempio, non furono buone primarie: niente campagna elettorale, niente comizi, niente volantinaggi, niente confronti pubblici fra i candidati, soprattutto niente candidati di altri partiti; infatti non erano primarie di coalizione. E, non a caso, espressero un candidato che, pur essendo una degnissima persona, portò il Centrosinistra al disastro.

Vedete, in qualsiasi consultazione elettorale, ci sono due modi per raccogliere voti: da un lato, puntare sul piccolo cabotaggio, sui colloqui diretti e personali, sul porta a porta e, dall’altro, mirare al voto cd. di opinione, legato alla stima verso un candidato che dimostri, per il contenuto dei suoi programmi e per il modo di esporli, di essere adatto a ricoprire la carica elettiva in competizione.

Chi punta al voto d’opinione, naturalmente, ha bisogno di fare comizi, pubblici dibattiti e confronti diretti. Se per qualsiasi ragione (magari per una sorta di malinteso pudore anti-conflittuale) si tende, come accadde a Corato nel 2008, a evitare questi momenti di confronto pubblico, si danneggia naturalmente solo il candidato in grado di raccogliere il voto d’opinione mentre non impedisce certamente il porta a porta e il piccolo cabotaggio. Ecco perchè chi ha stravinto le primarie del 2008 è stato poi strasconfitto da Perrone: quelle primarie soft non selezionarono il miglior candidato sindaco perchè non vi fu vera competizione nè fra i partiti nè fra i candidati.

Le primarie vere, come quelle di Milano, devono quindi essere in primo luogo aperte a tutti, anche ai non iscritti ai partiti, e comunque coinvolgere tutte le formazioni del Centrosinistra; ma devono soprattutto consistere in un confronto vero, aperto, anche duro ma leale che, per la carica anche emotiva messa in campo dai candidati, finisca poi in qualche modo per coinvolgere l’intera popolazione e metta veramente in evidenza le personalità, i difetti e i pregi dei candidati in confronto fra loro.
Gaetano Bucci nel suo articolo del 2 giugno scorso scrive giustamente che bisogna muoversi per tempo. Ecco allora un bel tema da svolgere per i partiti del Centrosinistra coratino: elaborare quanto prima un regolamento delle primarie accettato da tutti i partiti della coalizione che consenta di scegliere democraticamente, sulla base di regole certe e condivise, il prossimo candidato sindaco.

Così, solo così, anche a Corato potrà emergere un De Magistris o, meglio ancora, un Pisapia in grado di far uscire la Città da un tunnel che dura da troppo tempo e che, ormai, la sta soffocando».

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Commenti

  • pippo961 (utente non verificato)

    Vede egr. sig. Stolfa,quello che ha vinto a quest’ultima tornata elettorale di centro ha ben poco ma molto di estrema sinistra,quindi sarei più cauto nell’enfatizzare il ruolo del PD.Auguri