Crollo di via Alemanni, Psi: «dopo cinque anni 70 famiglie continuano a soffrire. Comune e Regione intervengano»

La Redazione

A sottolinearlo è il partito socialista di Corato che ha stilato un documento inviato al Sindaco Luigi Perrone ed al Presidente della Giunta regionale

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Quasi cinque anni fa il crollo di una palazzina al civico 103 a causa di un cedimento strutturale fece tremare via Alemanni. Era la sera del 20 giugno 2006.

Ancora oggi, circa 70 famiglie continuano a soffrire i disagi di natura logistica e finanziaria, legati all’abbandono forzoso dei propri alloggi.

A sottolinearlo è il partito socialista di Corato che ha stilato un documento inviato al Sindaco Luigi Perrone ed al Presidente della Giunta regionale.

«Ai primi interventi regionali e comunali – scrive il comitato direttivo del Psi – finalizzati a far fronte all’emergenza, sono seguiti silenzio e disinteresse.

Quale differenza ci sia tra il crollo di un edificio condominiale determinato da un evento sismico ed un altro causato dal cedimento strutturale, è difficile comprendere.

E’ evidente che il Comune sia, e debba essere, la Istituzione più vicina ai cittadini e che dei loro disagi e della tutela dei loro diritti debba farsi carico. Nel caso di specie, così non sembra essere.

Al di là delle responsabilità tecniche e amministrative, tutte ancora da accertare, non v’è addebito di colpa o di dolo che possa essere mosso nei confronti di quei cittadini che dal Comune hanno ottenuto la certificazione di abitabilità dell’immobile.

Eppure circa 70 famiglie, dopo aver subito la distruzione e/o l’inabitabilità dei propri appartamenti, da quel giugno 2006 hanno visto gravare, sul bilancio familiare, ulteriori spese per imprevisti canoni di locazione, per traslochi e per spese legali .

Tanto premesso, e considerato: che il Governo nazionale si è fatto carico delle sanzioni inflitte ai produttori del Nord per violazione dei limiti delle quote latte imposte dall’UE; che, opportunamente, sono previsti aiuti in favore degli agricoltori colpiti, nelle loro colture, da calamità atmosferiche, nonché dei cittadini proprietari di immobili danneggiati o distrutti da eventi franosi o da inondazioni; che non è da escludere, come concausa del crollo, la natura idrogeologica a rischio della zona interessata dalle costruzioni realizzate fin dai primi anni 70; che la demolizione/ricostruzione dell’immobile, secondo le norme previste dal Piano casa cittadino, potrà lenire ma non compensare il grave danno subito, i socialisti avanzano alcune richieste.

Chiedono che il Comune si faccia interprete, presso la Regione Puglia, della disperazione di quei cittadini ed ottenga un tempestivo intervento a parziale ristoro del danno dagli stessi subito, in modo che quei cittadini possano sostenere, sia pure in vista dell’ottenimento di un nuovo appartamento di superficie pari alla metà circa di quello andato distrutto, le spese necessarie per la demolizione/ricostruzione dell’immobile, fatto salvo il diritto della Regione alla restituzione totale o parziale delle somme erogate nel caso, del tutto improbabile, di un risarcimento del danno riconosciuto in sede giudiziaria.

Che, in caso di malaugurato diniego da parte della Regione, il Comune si faccia carico, alle medesime condizioni, di un congruo contributo in favore delle famiglie danneggiate, alcune delle quali costituite da vedove sole o da anziani percettori di pensione sociale;

Che gli immobili ricadenti nell’estensione dell’area interessata siano oggetto di indagine e di verifica da parte del Comune, ai fini dell’accertamento della loro tenuta statica e dell’eventuale, incombente rischio idrogeologico e che –
conclude il partito – il Comune accerti l’eventuale occupazione abusiva, in quel condominio, di appartamenti dichiarati inabitabili perché a rischio di crollo».

L’ultimo aggiornamento sulla vicenda risale a due mesi fa, in una comunicazione ufficiale, il Comune di Corato, attraverso il settore urbanistica, ha espresso parere favorevole sulla pratica edilizia di ricostruzione della palazzina, previo il rispetto di alcune indicazioni e adempimenti.

Al di là degli ingenti danni, solo un vero e proprio miracolo evitò che cinque anni fa il crollo dell’edificio mietesse vittime. Nessun passante fu travolto dalle macerie, così come tutte le ventuno persone residenti rimasero illese.

Dopo il sollievo per lo scampato pericolo, però, ben presto piombò su di loro la disperazione di che vide la propria casa sgretolarsi dinanzi agli occhi.

Per molto tempo la palazzina è rimasta un rudere e lungo i tre piani sventrati dal crollo per mesi sono stati ben visibili piccoli frammenti di vita: i quadri appesi sulle poche pareti rimaste intatte, alcuni letti e suppellettili varie.

Il crollo ebbe, ovviamente, anche un risvolto giudiziario. Il processo celebrato nelle aule del Tribunale di Trani, sentenziò che non vi furono colpevoli. Vennero infatti assolti dall’accusa di “disastro colposo di crollo” il costruttore, il progettista ed il geometra che edificarono la palazzina tra il 1972 ed il 1973.

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