Bullismo, esperti a confronto

La Redazione

Ricerca sui comportamenti antisociali in alunni di scuola dell’obbligo. Come rispondono scuola, famiglia, società e istituzioni? Di Vito De Leo

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Il convegno che si è tenuto venerdì scorso presso l’Itc "Tannoia" sul tema “Il bullismo tra i banchi di scuola. Educare alla legalità e al rispetto del prossimo”, organizzato dall’Associazione Mediterranea T-Essere, patrocinato dal Comune e realizzato con la collaborazione dell’Associazione Fo.c.s. di Bari-Palese, mi ha dato la possibilità di intervenire nella veste di autore del libro “Il Bullismo: profili, riflessioni, proposte”.

"Come rispondono scuola, famiglia, società e istituzioni?" E’ stata questa la domanda cui la dirigente dell’istituto Caterina Montaruli, l’assessore alla pubblica istruzione e coesione sociale Franco Caputo e i relatori Pasquale Tarantini (psicologo), Maria Cristina Lorusso (docente di pedagogia), Erika Raffaella Santacroce (criminologa) hanno risposto, ciascuno dal proprio punto di vista professionale, dopo aver descritto la figura del bullo e le sue vittime.

Le risposte, fornite in modo interessante e preciso dai validi professionisti, sono state in gran parte simili a quelle indicate nel mio libro.

L’obiettivo di questo lavoro, infatti – dichiaro nella prefazione – è quello di descrivere, osservandolo da vicino, un fenomeno che negli ultimi anni sta catturando l’attenzione sia dell’opinione pubblica che degli studiosi: il bullismo, una manifestazione di disagio e di violenza con caratteristiche ben precise.

La letteratura sull’argomento, a partire da Dan Olweus, psicologo norvegese che per primo se ne è interessato, ha definito con dovizia di particolari gli spetti peculiari del bullismo, innanzitutto considerandolo come fenomeno digruppo ed in questo differenziandolo quindi dalle prepotenze a carattere individuale o dai litigi tra coetanei.

La gravità del bullismo risiede nella continuatività degli episodi a danno di una o più vittime, che subiscono inermi, e nella chiara intenzionalità di fare del male attraverso varie modalità di tipo diretto o indiretto, fisico o verbale, che variano a seconda del genere e dell’età dei protagonisti.

Gran parte degli studiosi che si sono interessati empiricamente al bullismo hanno un’impostazione psico-pedagogica; dal punto di vista sociologico negli ultimi anni c’è stato un discreto sviluppo di ricerche riguardanti la qualità della vita dei giovani, ma quasi nulla su quella fase della vita a cavallo tra l’infanzia e la giovinezza, la cosiddetta preadolescenza, compresa tra i 9 e i 14 anni.

Nella frenetica era postmoderna del consumismo e della globalizzazione stiamo assistendo ad un crollo dei tradizionali modelli valoriali comuni sostituiti da un’individualizzazione esasperata. Di quest’epoca di incertezze e repentini cambiamenti risentono molto i preadolescenti e gli adolescenti, i quali sono alla continua ricerca di sicurezze e stabilità per contrastare la natura instabile e in via di formazione propria della loro condizione.

La teoria cui si rifà la mia ricerca fa risiedere le cause della diffusione crescente degli episodi di bullismo nella “socializzazione disadattante” attuata da diversi agenti quali la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari.

Lo studio si sofferma in particolare sul peso che possono avere, nello sviluppo dei fenomeni di prevaricazione, stili educativi familiari autoritari o al contrario eccessivamente lassisti, clima familiare e scolastico caratterizzati da anomia relazionale e normativa e coinvolgimento dell’intero gruppo scolastico.

Ho, pertanto, condotto una ricerca sperimentale, sottoponendo a 200 alunni di scuola elementare e media del Comune di Terlizzi, un questionario strutturato. In seguito, all’analisi multidimensionale delle risposte degli intervistati ho comparato i risultati delle due ricerche al fine di comprendere se e come cambiano le dinamiche sottese alla diffusione del bullismo in relazione al fattore territoriale.

I risultati del lavoro di ricerca, di analisi e di progettualità sono stati condensati nel libro di 120 pagine, presente nelle edicole e nelle librerie locali, con la speranza di aver offerto un contributo ai docenti e alle famiglie per la comprensione delle dinamiche che sottendono al fenomeno del bullismo. Non solo, ma anche per favorire la realizzazione di interventi volti a rafforzare il ruolo delle agenzie di socializzazione nell’educazione dei ragazzi,soprattutto attraverso un lavoro sinergico tra scuola e famiglia, che renderebbe sicuramente più stabile ogni passo avanti fatto verso la lotta al disagio adolescenziale.

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