Villette edificate in aree vincolate, condanna per l’ex dirigente all’urbanistica
E’ quanto ha stabilito la sentenza di 1° grado emessa al termine del procedimento penale su due vicende relative a presunti abusi edilizi compiuti nel territorio di Corato
Condanna ad otto mesi con la condizionale per l’allora dirigente all’urbanistica del Comune di Corato e demolizione delle opere abusivamente edificate.
E’ quanto ha stabilito la sentenza di 1° grado emessa al termine del procedimento penale su due vicende relative a presunti abusi edilizi compiuti nel territorio di Corato in altrettante aree sottoposte a vincoli ambientali, ovvero il parco dell’Alta Murgia e la lama “Scannagatta” in contrada San Vittore.
Nel processo, celebrato con rito abbreviato presso il Tribunale di Trani e concluso lo scorso 1° marzo, il giudice dell’udienza preliminare Angela Schiralli ha ritenuto l’ing. Giuseppe Amorese, all’epoca dei fatti dirigente comunale all’urbanistica, colpevole «per non aver adottato gli opportuni provvedimenti a seguito di accertamenti di lavori in assenza del provvedimento della Dia e delle autorizzazioni paesaggistiche e non dandone immediata comunicazione all’autorità competente, benchè fossero state rilevate violazioni» relativamente ad una villetta edificata in località “Piano Mangeri” nel territorio del parco dell’Alta Murgia.
L’ex dirigente è stato condannato anche per l’esecuzione di lavori in difformità rispetto alle norme previste e per «l’alterazione di bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’autorità».
Il giudice lo ha invece assolto dall’accusa di aver emesso permessi di costruire illegittimi perché il fatto non costituisce reato e dall’accusa di danneggiamento di beni immobili perché il fatto non sussiste.
Amorese è stato quindi condannato a complessivi otto mesi di reclusione con la condizionale e la non menzione, oltre ad un’ammenda di 34mila euro.
Il dispositivo della sentenza ha comunque dichiarato illegittimi i permessi di costruire rilasciati dal Comune di Corato ed ha quindi ordinato la demolizione delle villette edificate, tuttora regolarmente abitate.
L’attuale dirigente comunale del settore sviluppo economico dovrà anche risarcire con la somma di 5mila euro l’associazione nazionale “Guardie per l’Ambiente” che nel procedimento si è costituita parte civile. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro novanta giorni.
Oltre al dirigente comunale, sono stati rinviati a giudizio anche i cinque proprietari degli immobili. Per loro il processo inizierà il 19 maggio prossimo a Ruvo di Puglia, presso la sede distaccata del Tribunale di Trani.
In particolare gli immobili ubicati nei pressi della lama “Scannagatta” furono sequestrati nell’ambito dell’operazione “Lama Pulita“, portata a termine il 20 ottobre 2009 dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato delle stazioni di Corato, Noci, Cassano e del Nipaf di Bari, in esecuzione del provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Trani Roberto Olivieri Del Castillo, su richiesta del pm Carmela Bruna Manganelli e del decreto di sequestro preventivo di urgenza disposto dal pm Antonio Savasta.
Commenti
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Ma come ca..o si fa ad ordianare la demolizione di un manufatto autorizzato prima dell’entrata in vigore di queste norme!!….Corato è piena di fiumi laghi e mari (secondo l’Autorità di Bacino della Regione Puglia)….quindi non costruiamo più e andiamo tutti a “girare lo stradone”…e soprattutto VEDIAMOLI TUTTI QUESTI IMMOBILI!!!…
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…L’attuale dirigente comunale del settore sviluppo economico dovrà anche risarcire con la somma di 5mila euro l’associazione nazionale “Guardie per I’Ambiente” che nel procedimento si è costituita parte civile…aaahhh….







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