Quartiere Belvedere: «anche Corato ha il suo Sud da riscattare»

La Redazione
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Un interessante spunto su quello che viene definito "il sud di Corato da riscattare" arriva dal prof. Gaetano Bucci. Ecco di seguito il suo intervento, nato dopo un dibattito in tv nella trasmissione "People" di Video Italia Puglia dedicata alla parrocchia del Sacro Cuore di Corato in cui sono stati ospitati don Giuseppe Tarricone e alcuni parrocchiani.

«Le domande e le relative risposte – scrive Bucci – hanno evidenziato lo stato di grave disagio in cui si trova a vivere non solo la comunità parrocchiale ma l’intero quartiere. Don Giuseppe e gli ospiti in studio, tutte persone pie ed onestissime, hanno però mancato di rappresentare i reali termini della questione e niente hanno detto circa le precise responsabilità di un disagio collettivo che va ben oltre la sfera religiosa.

Il quartiere Belvedere, impropriamente chiamato “Cerasella”, è in realtà l’esempio più eclatante di come sul piano urbanistico, economico e sociale si sia per decenni perpetrata una “discriminazione” collettiva. Il quartiere già nel suo nascere, mezzo secolo fa, fu distanziato e separato dalla città. Lì, a quasi un chilometro dall’abitato, furono costruite palazzine popolari destinate ai braccianti e ai ceti più poveri ed emarginati della città. Fu quella la prima operazione urbanistica “classista” della storia di Corato dovuta non a calamità naturali ma a pura scelta politica.

Il quartiere Belvedere nacque come allontanamento e allargamento del vecchio quartiere Napolicchio, altra zona povera, sfortunata e “rossa” di Corato, che in parte gravitava intorno alla chiesa della Sacra Famiglia. Su chi abitava a Napolicchio o alla “Cerasella” gravò sempre, ovviamente molto ingiustamente, la stigmata e la nomea di appartenere ad una classe non solo “povera e proletaria”, ma anche socialmente insignificante, se non proprio pericolosa.

In realtà il quartiere sin dagli inizi non ebbe alcun genere di servizi collettivi. Mancava, ed ancora manca, praticamente tutto: niente negozi e mercato rionale, niente uffici pubblici, niente scuole (eccezione fatta per una succursale di scuola elementare), niente spazi verdi e spazi collettivi per lo sport e il gioco, niente trasporti pubblici, niente farmacie, ambulatori medici e sanitari, niente servizi sociali e di assistenza al disagio minorile. Insomma niente di niente. Solo tufi su tufi, pane verde e sangue amaro.

In questa realtà nata sfortunata e degradata, e volutamente lasciata abbandonata al suo miserabile destino, si sono però sempre inseriti i profittatori della politica. Di ogni specie e di ogni partito, massimamente di quelli che hanno retto il governo della città: la Democrazia Cristiana prima, Forza Italia e il Popolo della Libertà poi. In questo buco nero della città si sono a turno inseriti, certi “volponi e padrini”, spesso abitanti nello stesso quartiere, che con tante false promesse e una infinità di piccoli ed infimi favori, e talvolta proprio con l’aiuto della Chiesa, hanno pilotato qualche migliaio di voti da far pesare negli equilibri politici dell’intera città.

È stato, insomma, sempre un bell’affare girare in bianco il voto rosso, ed in sostegno ciò che invece doveva essere protesta e opposizione. Ma, è risaputo, che purtroppo non c’è peggior nemico di noi stessi che l’indigenza e l’ignoranza.

Da più di vent’anni si parla di un riscatto di questo quartiere. Si parla di riqualificazione, di cospicui investimenti per avvicinare le condizioni ambientali del quartiere Belvedere a quelle degli altri quartieri di Corato, che, tra l’altro, non sono neanche tanto floride. Le promesse si rinnovano, e soprattutto in prossimità delle campagne elettorali, diventano roboanti, colorite e calorose. Poi ci si accorge che son solo chiacchiere e consapevoli falsità, che ormai hanno il solo sapore dell’ipocrisia, se non proprio dell’ingiuria. Per riparare si fa come a Napoli “la moina”, qualche processione, una sagra, un po’ di musica e son tutti contenti.

Credo che la rinascita del quartiere Belvedere non sarebbe solo un gesto di equa riparazione storica, ma anche un grande investimento per il futuro di tutta la città. Ma per fare ciò bisogna, prima di porgere cristianamente l’altra guancia come si è fatto nel corso della trasmissione “People”, avere il coraggio di cominciare a dire “pane al pane e vino al vino”».

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Commenti

  • frantar68 (utente non verificato)

    Caro Prof. Bucci, evidentemeente i soldi sono già finiti quando il nostro
    caro Sindaco ha fatto la roboante campagna pubblicitaria: ” CINQUE MILIONI DI EURO PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL RIONE BELVEDERE”.
    I cartelloni pubblicitari costano.
    Dobbiamo pazientare ed aspettare il prossimo finanziamento.

    VERGOGNA

  • sanmichelambre (utente non verificato)

    Caro Prof.Bucci la speranza e l’ultima a morire e dico sopratutto a Don Giuseppe TARRICONE di non abassare le bracia tenere duro perchè chi dura vince serve pazienza e molto coraggio in bocca a lupo. A bientôt,au revoir FRANCIA, GRENOBLE