Dal Psi al Partito Democratico, ecco la svolta dei socialisti coratini

La Redazione

E’ la scelta operata dalla maggior parte degli iscritti del Partito Socialista di Corato che nei giorni scorsi hanno sottoscritto un documento con il quale è stata sancita l’adesione in massa al Pd

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Sempre a sinistra, ma con la casacca del Partito Democratico.

E’ la scelta operata dalla maggior parte degli iscritti del Partito Socialista di Corato che nei giorni scorsi hanno sottoscritto un documento con il quale è stata sancita l’adesione in massa al Pd coratino.

A deliberare il passaggio, compiuto anche da alcuni sottoscrittori esterni, è stata l’assemblea degli iscritti.

«L’adesione al Pd – spiega l’ormai ex consigliere comunale del Partito Socialista di Corato – è il frutto di una lunga riflessione partita dai risultati delle elezioni politiche ed amministrative del 2008, che hanno segnato la sorte del Psi. Il partito, infatti, aveva raggiunto un risultato più che dignitoso alle amministrative, ma era stato clamorosamente sconfitto alle politiche raccogliendo solo l’1% dei consensi.

La spinta propulsiva del partito è così terminata e con essa la sua capacità di incidere sui destini del Paese – dal punto di vista innanzitutto, culturale, ma anche civile, sociale, economico e politico – come soggetto politico autonomamente organizzato.

I vari tentativi di uscire dalla situazione di minorità (prima di tutto mediatica) che il partito ha, però, escogitato negli anni recenti si sono rivelati del tutto inadeguati – rispetto alla prospettiva riformista, laica e liberale, tipica della tradizione e della cultura socialista – e hanno mostrato tutti i loro limiti.

Ecco perchè aderiamo. Ed ecco perchè per noi la prospettiva oggi più praticabile è quella del PD, al quale convintamente dichiariamo di aderire, come soggetto che racchiude in sè le ragiioni del “riformismo”, della “laicità” e del “liberalismo politico” e che si pone come l’unica prospettiva politica possibile e sostenibile a sinistra.

Sono “anni di ferro e di fuoco” ebbe a dire, ormai novant’anni fa, Filippo Turati – padre del socialsimo riformista – di fronte all’avanzare del fascismo.

A loro modo, anche quelli di oggi lo sono, e oggi i socialisti coratini – quelli che intendano assumere su di sè le responsabilità della loro dimensione pubblica (qualunque essa sia) – non possono che fare questa scelta.

Ed è in nome di queste ragioni che essi intendono rivolgere un accorato appello a quanti, tra di essi, questa scelta non hanno ancora fatto o esitano a fare, perchè, a sinistra, una certa gurra è finita e ben altre sono le guerre che meritano di essere combattute».

All’adesione politica degli iscritti al Partito Democratico, corrispondono anche piccole variazioni nella geografia del Consiglio comunale.

Nella prossima convocazione della massima assise cittadina, infatti, Stolfa formalizzerà la propria adesione al gruppo consiliare del Pd, diventandone il quinto consigliere insieme a Maria Bovino, Tommaso Loiodice, Francesco Mazzilli e Michele Arsale.

Il Partito Socialista, invece, non avrà più alcuna rappresentanza in Consiglio.

Di seguito il testo integrale del documento approvato dall’assemblea degli iscritti del Partito Socialista di Corato.

A sottoscriverlo sono stati Francesco Edmondo Stolfa, Peppino Scaringella, Michele (detto Elio) Rosito, Dino Di Zanni, Gianpaolo Tempesta, Grazia (detta Luciana) Tarantini, Antonella Mazzilli, Paolo Mazzilli, Giuseppe Cannillo, Teresa Cipri, Angela Di Noia, Franco Tarantini, Cataldo Campione, Grazia Diaferia, Biagio Tempesta, Irene Stolfa, Damiano di Pantaleo, Mariagrazia Campione, Aldo Di Zanni, Cataldo Grilli, Cataldo Del Console, Angela Bucci, Nicola Roselli, Nunzia Roselli, Anna Scarpa, Alfonso Corcella, Luisella Ardito. 

Il documento è stato sottoscritto anche da Francesco Stolfa (omonimo del consigliere comunale, classe 1955), che ha aderito in precedenza al Pd, «in quanto ha pienamente condiviso il documento che esprime le ragioni della propria scelta, sia pure anticipata».

«L’Assemblea degli iscritti per l’anno 2010 al Partito Socialista Italiano della Sezione di Corato, preso atto e considerato:

– che il fallimento della “Costituente Socialista” del 2008 ha consegnato – al quadro politico nazionale – un Partito profondamente segnato dalla sconfitta epocale conseguita alle elezioni politiche di quell’anno, con la perdita, dopo oltre cento anni, di ogni rappresentanza parlamentare;

– che tale scenario sancisce la irreversibilità della crisi del Partito come soggetto politico autonoma-mente organizzato;

– che non vanno sottaciute le pesantissime responsabilità dei gruppi dirigenti – nazionali, regionali e provinciali – che, arroccati in logiche autoreferenziali, a quello storico rovescio non hanno fatto se-guire quel non più rinviabile “ripensamento” delle scelte da operare per l’indispensabile rilancio della “dimensione” e del “ruolo” del Socialismo Democratico, nel solco di quella proposta socio-politica che nei cinquant’anni successivi al secondo dopoguerra ha animato la crescita civile, culturale, sociale, economica e politica del nostro Paese;

– che il quadro politico nazionale – minacciato da continui attentati ai valori della Costituzione re-pubblicana, gloriosa e nobile eredità della Resistenza al Fascismo – appare, altresì, sempre più lace-rato dall’incalzante deriva populistica ispirata e rappresentata dall’attuale maggioranza di governo che, passivamente, si riconosce nella visione “padronale” della cosa pubblica propria di Berlusconi;

– che l’attuale governo, dilaniato com’è da guerre di potere intestine ed appiattito sulle posizioni an-timeridionalistiche della Lega Nord, è incapace di avvertire ed affrontare la pesantissima situazione sociale ed economica del Paese: la disoccupazione, specie di quella giovanile, il disagio della scuola, dell’università e della ricerca, il debito pubblico sempre più incombente, le prospettive di crescita e di sviluppo praticamente nulle, ecc..

– che tali gravissimi problemi esigono una forte risposta “riformista”, “laica” e “liberale”, come nella migliore tradizione socialista, nel cui nome si può e si deve cercare la “via di uscita” all’attuale quadro di crisi civile, valoriale, sociale, economica e politica;

– che, se i Socialisti vogliono continuare, a ogni livello, a misurarsi sui grandi temi – il lavoro, la giu-stizia sociale, le libertà, i diritti, la legalità, l’innovazione, l’ecologia, l’utilizzo sostenibile delle risorse ambientali – e se vogliono avere, da “riformisti”, la pretesa e l’ambizione di partecipare a questi processi e non solo di “testimoniarli”, allora la scelta non può essere che una ed una soltanto;

preso atto e considerato tutto quanto innanzi, dunque, l’Assemblea degli iscritti per l’anno 2010 al PSI della Sezione di Corato – ribadito che il nostro è il tempo di una militanza attiva e propositiva che solo un soggetto forte ed autorevole, dai chiari connotati popolari e dall’accentuata vocazione maggioritaria, può valorizzare e rendere sempre più incisiva – ha deliberato, a stragrande maggioranza, l’adesione al Partito Democratico.

Tale scelta, per tutte le ragioni appena chiarite, si impone, quindi, come quella che può certo rilanciare le ragioni del riformismo, della laicità, del liberalismo politico, unici “strumenti” in grado di affrontare le sfide del presente e di prepararci a quelle del futuro.

E tale scelta è oggi quella più praticabile, anzi senza dubbio quella migliore, perché il PD rappresenta, in questo momento storico, l’”unica” alternativa democratica possibile e sostenibile “a sinistra”, per la co-struzione di una autentica e credibile alleanza di centrosinistra.

Il PD è dunque una sfida affascinante cui i Socialisti coratini non vogliono sottrarsi e a cui vogliono “chiamare” anche quanti, tra di essi, ancora non hanno “laicamente” inteso che, a sinistra, una certa “guerra” è finita e che ben altre sono quelle che meritano di essere combattute.

Il PD è, però, anche un cantiere aperto, perché è una “storia” ancora tutta da scrivere, che i Socialisti vogliono contribuire a scrivere, non rinnegando la loro, anzi esibendola, perché – se appunto “riformi-smo” deve essere – da essa non possono certo chiamarsi fuori coloro che, dall’1892, il riformismo italiano hanno “inventato”».

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