“La Famìgghie du Muorte”, lutto e risate
E’ il titolo della terza commedia in vernacolo coratino firmata da Gerardo Giuseppe Strippoli e dal gruppo Teatrale “Sacra Famiglia”
“La Famìgghie du Muorte”, ossia “La famiglia del defunto”.
E’ il titolo della terza commedia in vernacolo coratino firmata da Gerardo Giuseppe Strippoli e dal gruppo Teatrale “Sacra Famiglia”. Si tratta di un copione inedito, scritto e diretto da Strippoli, in cui si raccontano con elegante ironia e intelligente architettura scenica e di personaggi, le vicende di una famiglia coratina in lutto.
I Turrisi si ritrovano a piangere la scomparsa del fratello “Tallùdde”, Cataldo, lo “scapolo d’oro” abilmente interpretato da Don Peppino Lobascio. A compiangere “Tallùdde” ci sono le tre sorelle: la simpatica “Rereche”, vedova Patella (Luisa Mascoli), la spumeggiante e brillante “Lelìne”, la “signorina grande” (Tania Sciscioli) e l’amabile “Nuzièlle” (Pia Caterino) con l’attento marito “Giacumine Polpetta” (Giuseppe Pisicchio).
A completare il quadro familiare l’irresistibile fratello “Satore” (Franco Lops) insieme alla consorte, l’incompresa professoressa Teresina Saccente (Mariella Procacci). Non mancano poi i pittoreschi amici del defunto, “Temase” (Pasquale Lacirasella), “Vengenzie” (Vincenzo Caldarola) e “Tonine” (Giuseppe Colella), l’organizzatore dei funerali, “Ciacinne Vinatinne” (Amedeo Mattia), l’innamorata Fafine (Nunzia Olivieri) e l’atteso “ragazzo del bar” (Luciano Patruno).
A chiudere la commedia interviene l’azzeccatissimo notaio (Pierpaolo Tempesta) con il suo aiutante (Alfonso Patruno) e la misteriosa ed intrigante Geneviève (Concetta Bucci).
Quattro quadri, circa due ore di spettacolo, si alternano tra luoghi pubblici e privati. Dal tema del lutto prende il via una divertente commedia che, senza mai esagerare, porta sul palco tante espressioni e situazioni che molto spesso non sono troppo lontane da episodi reali. La penna di Strippoli non ha timore di portare sotto i riflettori le cose per quelle che erano e forse, per quelle che sono ancora.
Quanto costa un funerale? Cosa c’è da scegliere? Chi paga? A cosa non si può rinunciare? E l’eredità? Piccole grandi questioni che spesso dividono le famiglie e fanno perdere il senso dell’essenziale.
Far sorridere: questo è l’obiettivo del gruppo Teatrale “Sacra Famiglia”. Dopo gli applausi, presentato il cast e tutti gli addetti ai lavori, Don Peppino Lobascio ripete un auspicio: «Siamo riusciti a mettere in ridicolo un tema poco piacevole e la nostra speranza è quella di avervi fatto sorridere, in un momento storico in cui il sorriso non è affatto scontato».
Non c’è nessuno scopo di lucro da parte di tutti coloro i quali si stanno adoperando per la realizzazione di questa avventura. Tutte le oblazioni volontarie che sono state fatte per la commedia sono destinate al prosieguo dei lavori della casa canonica della Parrocchia Sacra Famiglia.
Sono andate in scena già cinque repliche in cui si è registrato sempre il tutto esaurito. Sono in programma altre cinque date. Non ci sono più disponibilità di posti per il 16, il 22 ed il 30 di gennaio. Salvo altre richieste di repliche, le ultime possibilità restano nel mese di febbraio, nelle serate del 6 e del 13.
Nel giro di un anno e mezzo siamo già alla terza commedia di Gerardo Strippoli. Dopo la missione sociale di Don Ciccio Tattoli di cui “Né prevete a re seppenne” ha fatto memoria e dopo le 12 repliche di “Ù regale” con i suoi simpaticissimi anziani, è arrivata “La Famìgghie du Muorte”.
«Il pubblico ormai si è creato delle aspettative – dice l’autore -, ogni commedia ha un suo tratto specifico e ritengo che quest’ultima si distingua dalle altre per le notevoli difficoltà tecniche che presenta. A partire dalla caratterizzazione dei personaggi, per arrivare alle luci ed alle scenografie.
Sul palco va in scena un continuo botta e risposta tra i protagonisti, tutti diversi tra loro. Senza voler svelare troppo, si può dire che molto audace è l’interazione dell’anima del defunto con i parenti e con il pubblico. Spero che questo progetto di valorizzazione e riscoperta del vernacolo possa proseguire. Abbracciare altri temi che mi coinvolgano potrà significare riuscire ancora a scrivere altri copioni. L’auspicio è di poter vedere le nostre commedie andare in scena sul palco del nostro teatro comunale».
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