Capannoni D’Introno, la Corte d’Appello di Bari conferma l’assoluzione per i sette imputati

La Redazione

In sette fra imprenditori, dirigenti e tecnici comunali furono accusati di aver costruito due capannoni commerciali in violazione del piano regolatore generale del Comune di Corato

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A nove anni dall’inizio della vicenda giudiziaria, la Corte di Appello di Bari ha confermato l’assoluzione per le sette persone – fra imprenditori, dirigenti e tecnici comunali – coinvolte nel processo per il presunto abuso edilizio nella costruzione dei capannoni dell’azienda D’Introno.

Il presidente della prima sezione penale Anna Petruzzelis, con i giudici Protomastro e Messina, ha assolto gli imputati Domenico D’Introno, proprietario dell’immobile, Francesca Ioppolo, Cataldo Amorese, gli ingegneri Benedetto D’Introno, Vito Rocco Gagliardi, Gennaro Casciello ed il geometra Benedetto Roselli dall’accusa di aver costruito a ridosso della ex statale 98 due capannoni commerciali in violazione del piano regolatore generale del Comune di Corato.

Molto lungo l’iter processuale, nel corso del quale agli imputati sono stati contestati i reati di concorso in costruzione abusiva e lottizzazione, cui è si aggiunto quello ulteriore di abuso d’ufficio aggravato per Gennaro Casciello e Benedetto Roselli, all’epoca dirigente e assessore all’urbanistica.

Tutto è iniziato con una denuncia presentata nel novembre del 2001, a seguito della quale la Procura di Trani sequestrò due capannoni, costruiti accanto alla fabbrica già esistente dalla D’Introno srl, azienda operante nel settore dei materiali igienico-sanitari.

Secondo l’accusa l’intera opera, anziché essere un semplice ampliamento dell’opificio esistente, ottenne la concessione per un nuovo e notevole insediamento di tipo commerciale che, invece, sarebbe dovuto sorgere solo dopo una preventiva richiesta di approvazione di un piano di lottizzazione.

Nel 2004 la prima sentenza, con la quale il giudice del Tribunale Maria Teresa Giancaspro scagionò tutti gli imputati. Ma il pm della Procura di Trani Giuseppe Maralfa presentò appello, rigettato con il provvedimento emesso l’altro giorno dalla prima sezione penale della Corte d’Appello di Bari.

I giudici baresi hanno quindi assolto Benedetto Roselli, Gennaro Casciello (difesi dall’avvocato Michele Quinto), Domenico D’Introno e Cataldo Amorese (difesi dagli avvocati Mimmo Tandoi e Domenico Di Terlizzi) perché i fatti non sussistono in relazione all’abuso di atti di ufficio e per non aver commesso il fatto in merito all’abuso edilizio, confermando così la legittimità dell’operato di funzionari ed amministratori del Comune di Corato e la buona fede dell’imprenditore.

In precedenza avevano ottenuto l’assoluzione Francesca Ioppolo e Benedetto D’Introno, mentre per l’ing. Vito Gagliardi era stato lo stesso pm Giuseppe Maralfa a chiedere l’assoluzione, poi ottenuta nella sentenza di primo grado dal Gup del Tribunale di Trani perché “il fatto non sussiste”. Per Gagliardi la sentenza di assoluzione di primo grado diventò irrevocabile il 21 marzo 2005.

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