«I giovani protagonisti nel mondo agricolo». L’Acli terra di Corato alla “Giornata del ringraziamento” di Bologna
«Assumiamo l’impegno di essere custodi del territorio con tutti gli uomini di buona volontà». E’ questo lo spirito con cui si è celebrata la Giornata del ringraziamento di quest’anno, tenutasi a Bologna il 13 e 14 novembre scorsi.
«L’evento orienta, come sempre, a riflettere particolarmente sul valore incommensurabile dei doni fondamentali di Dio per l’uomo che sono: la terra, l’aria e l’acqua».
Così il coratino Tommaso Loiodice Vice Presidente nazionale di Acli Terra, l’Associazione professionale agricola delle Acli, ha commentato, intervenendo a Bologna durante il seminario di studio sul tema "Il mondo agricolo-rurale si misura con la sfida educativa.
La Giornata, organizzata dalla “Commissione Episcopale CEI per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace”, in collaborazione con Acli Terra, Coldiretti, Fai CISL, FederAgri MCL e UGC Cisl ha assunto, in questo momento di particolare difficoltà per l’intero comparto, una dimensione speciale e particolare, poiché ha messo in evidenza il ruolo sociale che il sistema agricoltura svolge nel nostro paese, vedasi l’ultimo evento calamitoso che ha colpito il Veneto, «dove gli unici bacini idrici che hanno retto alla calamità sono stati quelli gestiti dagli agricoltori e/o consorzi di bonifica, a differenza di quelli gestiti dalle istituzioni (protezione civile) che non hanno retto l’impatto delle piogge abbondanti.
Di questi esempi negli ultimi anni ve ne sono molteplici e ciò che preoccupa è che la società non si renda ancora conto del valore insostituibile che assume il mondo rurale».
Dure le parole di Mons. Bregantini, intervenuto nel seminario formativo di sabato 13 novembre, che ha rivendicato la pari dignità per le professioni agricole e ha duramente attaccato la politica dei numeri «che, in una dimensione di puri calcoli matematici, non lesina la chiusura di scuole e/o presidi socio-assistenziali in quei piccoli borghi rurali che presidiano le zone più periferiche del nostro paese salvaguardandolo dall’incuria e dall’abbandono totale».
Così come ha sferzato duri attacchi «alla cultura dominante, che da un po’ di tempo a questa parte occupa sempre più le prime pagine dei media, de “la bella vita” a discapito del messaggio evangelico che il mondo rurale incarna quotidianamente che è “la vita è bella” e và custodita gelosamente».
Il tema di quest’anno, è stato oltremodo affascinante poiché ha posto al centro degli scenari decisivi, per il destino dell’agricoltura in Italia e nel mondo, i giovani. «Con loro, e a partire da loro – continua Loiodice – siamo chiamati a riflettere, con urgenza, sulla drammaticità delle questioni del clima, dell’ambiente, della salubrità della vita.
Occorre agire per difendere e promuovere le comunità locali, le persone e i territori in cui abitano, dove i contadini sono i veri “custodi della terra”».
Toccanti e profonde sono state le parole dell’Arcivescovo di Bologna Cardinale Carlo Caffarra durante l’omelia tenuta nel corso della celebrazione eucaristica trasmessa in diretta Rai, sul ruolo oggi più che mai determinante degli agricoltori e dei valori di cui sono custodi e testimoni.
«È proprio la terra il bene primario di cui l’uomo dispone e dal quale ricava originariamente tutto quanto gli serve per sopravvivere, per alimentare la vita, per costruire relazioni, in pratica per concorrere alla “creazione di Dio”.
La crisi economica degli ultimi tempi fa emergere a chiare lettere che occorre tornare a centrare l’economia sull’uomo, nella sua dimensione territoriale, dove territori, persone e comunità sono i termini di un ripensamento radicale delle questioni. E’ necessario sviluppare una nuova cultura a sostegno di imprese, certamente competenti e competitive sul piano professionale ma anche e sopratutto eticamente orientate e socialmente responsabili.
Così l’agricoltura è non solo produzione di alimenti, ma anche dimensione della vivibilità più autentica delle aree rurali ed insieme qualità e cultura del consumare e dell’abitare i territori.
I giovani devono raccogliere la sfida educativa che viene dal valore della terra, dell’aria e dell’acqua, assumendo il convincimento che la pratica di un nuovo umanesimo rurale e di un nuovo welfare rurale possono generare valori ed opportunità, motivazioni e giuste convenienze, perché il lavoro agricolo e la vita rurale ridiventino i riferimenti di una ricomposizione della nostra società complessa e frantumata, su nuovi stili di vita e modi nuovi di convivenza democratica».
Commenti
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Ammazza ai giovani!! 😀
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Ma come si possono i nostri giovani “caro Loiodice” affezionare all’agricoltura
specialmente ora che è ancora più FALLIMENTARE e questo grazie anche alle associazioni Agricole che non sono riuscite ad orientare i nostri giovani.
Anche qui come per i partiti e i sindacati occorrono PERSONE NUOVE E IDEE NUOVE i prossimi anni saranno “tremendi”







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