“Il colore del melograno”, dal giudice Scelsi “storia minima ed epopea dell’incontro di civiltà”

La Redazione

Prima opera letteraria per il magistrato Giuseppe Scelsi, barese d’adozione ma coratino di nascita. La recensione è del prof. Gaetano Bucci

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Il noto magistrato Giuseppe Scelsi, barese d’adozione ma coratino di nascita ed educazione, ha pubblicato il suo primo romanzo.

L’opera ha come titolo “Il colore del melograno”. La casa editrice è la leccese Besa di Livio Muci, editore che più e meglio d’ogni altro negli ultimi lustri è riuscito a dare voce e spazio al dialogo tra Italia e terre balcaniche, Albania e Grecia.

Il romanzo di Scelsi, sospeso tra immaginario narrativo e storia recente, si presenta come paradigmatico dei problemi esistenziali e di quelli geo-politici di un mondo che, superati gli steccati ideologici, si avvia a dar corso ad una umanità nuova.

Una umanità senza confini “discriminanti” di terre, di culture e umani valori. La storia raccontata da Scelsi si fa addirittura “epopea dell’incontro di civiltà”. Ciò avviene quando essa traduce le vicende drammatiche del protagonista Filip Galimuna, sergente dell’esercito albanese senza “caserma”, senza uomini, senza patria, e senza donna, in avvenimenti che si “risolvono” nella fuga in Italia, nell’amicizia col maestro di musica Arturo Mondelli e col successo artistico internazionale.

Una soluzione romantica e geniale, quella di far poggiare l’incontro di civiltà su “l’arte che esprimendo il bello, esprime anche il bene”. Il romanzo di Scelsi, in quanto nasce dall’esperienza diretta di magistrato in prima linea nel combattere contro i peggiori mali e crimini internazionali, si pone come “voce inedita, fiduciosa e rassicurante” nel grande dibattito sull’incontro di civiltà che parte dal Mediterraneo.

Credo possa essere un altro importante tassello di quel mosaico filosofico e interculturale avviato qualche lustro fa dal sociologo Franco Cassano con “Il pensiero meridiano” e dallo scrittore Predrag Matvejević con l’opera “Breviario mediterraneo”.

Ricordo che quasi tre lustri fa, quando erano ancora in pieno svolgimento gli avvenimenti richiamati dal romanzo di Scelsi, presso il Cicres di Corato furono ospitati diversi autori e profughi della Serbia, del Montenegro e dell’Albania. Già allora si ebbe la possibilità di toccare con mano la situazione e di intravedere che la strada della cultura, della filosofia, della poesia e dell’arte potevano ben costituire un terreno di fertile speranza per la nascita di una nuova forma di umanità.

E, d’altra parte, lo stesso autore in un’intervista ha dichiarato che: “Il peso e la sofferenza che ho constatato in tante vicende umane ha avuto il suo rilievo, quando ho cercato di tradurre tutto questo in una narrazione. In tutti questi anni in cui mi sono occupato di indagini che riguardavano, ovviamente, anche gli albanesi, ho avuto modo di approfondire le tematiche di questo mondo che si affacciava in Italia e in Puglia. E’ sicuramente da questo punto di vista le cose che sono rimaste inespresse sul sottofondo hanno avuto il loro peso.”

Il romanzo di Scelsi è già stato presentato a Bari il 14 ottobre scorso presso il cinema Kurasal Santalucia. Alla presentazione, animata da folto pubblico, hanno preso parte il sociologo Franco Cassano e l’Assessore regionale Silvia Godelli. Ci auguriamo di avere quanto prima anche a Corato la presentazione di questo libro che Scelsi dice “essere nato veramente per gioco” e che, invece, può “far vivere serie e paradigmatiche speranze di pace”.

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