Bioetica e testamento biologico, stasera la presentazione del libro “Dignità nel morire”
Si svolgerà questa sera alle ore 19.00 presso la sala conferenze della Biblioteca comunale “Matteo Renato Imbriani” di Corato l’incontro organizzato dall’Associazione Cittattiva dal titolo “Prendersi cura della vita nel momento di maggior fragilità”.
L’appuntamento sarà curato da Nicola Martinelli, Ugo Albano, Patrizia Lisi, assistenti sociali e autori del recente libro “La dignità nel morire”, edizioni La Meridiana.
«Negli ultimi anni si è rafforzato sempre più il fenomeno della medicalizzazione della morte. Oggi, “assistere i morenti” rappresenta un dovere fondamentale della società civile nei confronti delle persone. Il fenomeno è nuovo perché oggi si muore sempre più spesso in ospedale lontano da casa e dall’affetto dei propri cari. E l’ospedale, costretto ad accogliere molti malati in fase terminale, si trova impreparato» spiegano gli organizzatori dell’iniziativa.
«Un tempo l’assistenza alle persone gravemente malate era un compito che ricadeva sulle famiglie, mentre oggi tra la struttura sanitaria e la famiglia si genera una frattura. Il malato, così, si trova affidato alle cure di un’istituzione sanitaria, pubblica o privata, che dispone di mezzi e personale specializzato, ma non in grado di compensare la perdita delle relazioni umane. Si muore in stanze d’ospedale impersonali, male e soli» continuano.
L’isolamento che circonda colui che sta per morire non è solo un fenomeno psicologico ma è soprattutto una conseguenza del nostro modo di organizzare il momento della morte.
Questo contesto configura un ambito assolutamente inedito eppure cruciale in cui collocare l’azione di un servizio sociale che operi per ricucire la frattura relazionale tra il paziente, i suoi cari e il sistema sanitario. In quella frattura si consumano, infatti, decisioni di straordinaria densità sul fine vita.
Il libro “La dignità nel morire. Intervento sociale, bioetica, cura del fine vita” affronta con lucidità, competenza e partecipazione il tema del fine vita. Gli autori, nella loro attività di assistenti sociali, vi si sono spesso confrontati, constatando come in Italia manchi una precisa normativa che agevoli i “professionisti dell’aiuto” (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, educatori, operatori socio sanitari, religiosi) ad accompagnare i malati cronici e terminali nel percorso finale di avvicinamento al momento ultimo.
Come essi stessi hanno sottolineato, «il nodo più ostico da sciogliere riguarda la natura di alimentazione e idratazione artificiale” che, pur prescindendo dalle motivazioni etiche personali di chi si prende cura del malato, non può non considerare la volontà dello stesso».
Un aspetto centrale del problema, e di scottante attualità poiché legato ad episodi di cronaca recente, riguarda la questione del testamento biologico: se è compito dell’assistente sociale supportare la persona nella sua autodeterminazione anche nelle fasi ultime della propria esistenza, allora esso, come sostiene Nicola Martinelli, «vuole essere un documento scritto per garantire il rispetto della propria volontà in materia di trattamento medico” proprio perché “i tempi sono maturi perché si inizi a rispettare il diritto di ogni cittadino a decidere in autonomia e libertà il proprio futuro, soprattutto nel caso si realizzasse la malaugurata condizione di impossibilità o di incapacità ad esprimere la propria volontà. Sono questi il senso e il significato del testamento biologico».
«Senza una relazione risanata tra degente e assistente sociale – concludono gli organizzatori dell’iniziativa – non è possibile recuperare fino in fondo il senso profondo della compassione dalla quale può maturare la decisione sul momento ultimo. Nessuna norma giuridica, infatti, può sostituire il valore etico di un accompagnamento sensibile e umano che consenta a ciascuno di aspirare a congedarsi con dignità».
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