Nella sala consiliare “Storia e Controstoria dell’Unità d’Italia”

Flavia Ferrante
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In un periodo di revisione storica, in un periodo in cui l’Unità d’Italia viene spesso messa in discussione e, soprattutto in occasione del centocinquantesimo anniversario dal 21 ottobre 1860, anno in cui tramite referendum si formalizzò l’unione della nostra nazione, lo scorso venerdì nella sala consiliare del comune di Corato, il Lion Club “Castel del Monte Host” ha organizzato un meeting dal titolo “Storia e Controstoria dell’Unità d’Italia”.

Nell’incontro, grazie all’intervento dello scrittore, storico e giornalista de “Il Mattino”, Gigi Di Fiore, a Giuseppe Poli, docente di Storia presso l’ Università degli studi di Bari, scrittore e storico e al moderatore giornalista Vincenzo Rutigliano si è discusso degli eventi storici e delle modalità attraverso cui a quellʹunità si è arrivati.

Il primo intervento è toccato a Gigi Di Fiore che, iniziando col paragonare la storia ad un palazzo con più finestre da aprire per avere una prospettiva completa degli eventi, ha dato la sua versione di Controstoria, «termine non provocatorio, la storia è sempre fatta di luci e di ombre, ombre da eliminare per trovare le diversità. La spedizione dei mille non nasce per caso, diventa una vera e propria Epopea, con poveri come protagonisti, il bene contro il male e i Pochi contro i molti.

Sono tante le premesse diplomatiche alla spedizione: uno stato indebitato, la riorganizzazione della flotta piemontese, lʹ appoggio dellʹ Inghilterra, premesse che hanno influenzato anche la scelta di Marsala come punto dʹ arrivo della spedizione. Marsala era infatti un centro nevralgico, importante nel commercio del vino con lʹ Inghilterra e colonia di questa».

Il dottor Di Fiore ha poi continuato a parlare della composizione dei Mille, che in realtà erano composti da pochissimi meridionali in quanto nel Mezzogiorno non era forte il senso di Unità di Italia.

Ha analizzato il perché spesso gli Storici, tra cui Benedetto Croce, hanno definito l’ Unità: “Rivoluzione di pochi”: «la maggior parte dei partecipanti erano Avvocati, Ingegneri e Professionisti, era una rivoluzione dellʹ avanguardia intellettuale, una rivoluzione calata dallʹ alto cosa dimostrata anche dalla scarsa partecipazione dei pochi aventi diritto al voto alle prime elezioni».

Vincenzo Rutigliano ha poi passato la parola al professor Giuseppe Poli che, dopo aver controbattuto lʹintervento di Di Fiore, ha parlato dei vantaggi che lʹintervento piemontese ha dato nellʹunità di Italia: «il risorgimento non si può ridurre allʹ impresa dei mille, la diplomazia ha giocato un ruolo fondamentale, lʹItalia era arretrata e soprattutto il Mezzogiorno, ancora legato alla proprietà terriera, allʹegemonia della chiesa e al regime capitalistico».

«Credo che la rivoluzione che ha portato alla Unità sia finita solo con la guerra di Liberazione del 1945 quando i partigiani riescono a riunire lʹItalia
‐ ha concluso il professor Poli ‐ è fuori dubbio che, se era divisa per i vari dialetti, vedeva, nelle varie regioni usi e costumi simili con analogie tra la superstizione meridionale e i riti magici settentrionali, con le uguaglianze gastronomiche che già dimostravano una profonda unione nazionale».

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Commenti

  • francescostolfa (utente non verificato)

    I Settentrionali prima hanno “conquistato” e colonizzato il nostro Sud con la forza (vedasi la durissima repressione del cd. Brigantaggio) ora, appena 150 anni dopo, hanno “cambiato idea” e parlano di secessione. E noi Meridionali sopportiamo tutto. Ma gli alleati della Lega non dovrebbero prendere un solo voto nel Sud. Invece, come tanti pecoroni votiamo e stravotiamo Berlusconi….