All’Umberto I continueranno a nascere bambini. L’assessore Fiore conferma il reparto di ostetricia
«Il reparto di ostetricia e ginecologia è stato trasferito presso l’ospedale civile “Umberto I” di Corato già da otto anni. I dati sono confortanti e non esistono ragioni valide per spostarlo nel nosocomio di Terlizzi».
Dopo un tira e molla a suon di missive e articoli di giornale, l’assessore regionale alla sanità, Tommaso Fiore, spegne la diatriba fra Corato e Terlizzi e intervenendo nel corso del Consiglio Comunale monotematico convocato lunedì sera nella vicina città dei fiori, ribadisce che il reparto di ostetricia e ginecologia resterà all’ospedale “Umberto I”.
«Un reparto da 1.400 parti annui (dato ormai consolidato nell’ultimo quinquennio presso l’ospedale di Corato) che non fa registrare un incremento rispetto alla media regionale e nazionale di morti, infortuni ed infezioni ospedaliere» come aveva affermato il direttore sanitario dell’ospedale di Corato, Sabino Brudaglio, in una lettera inviata nello scorso mese di agosto al direttore della Asl Bari, Nicola Pansini.
Lo stesso Fiore ha poi confermato per il “Sarcone” di Terlizzi sia l’aumento dei posti letto – da 63 a 76 – che la presenza del reparto di chirurgia. Una circostanza, quest’ultima, che registra il parere discordante di Paolo Quercia, presidente della Commissione Sanità del Comune di Corato, nonché operatore sanitario presso l’ospedale “Umberto I”.
«Ritengo sia impensabile – spiega Quercia – mantenere in piedi due sale operatorie, con altrettante equipe mediche, in due plessi ospedalieri vicini come quelli di Corato e Terlizzi. A risentirne sarebbe certamente la qualità globale del servizio offerto, per non parlare dell’aumento dei costi.
Piuttosto – continua Quercia – credo che l’ospedale di Corato, vista la sua vocazione prevalentemente chirurgica, necessiti di un centro trasfusionale e di una unità coronarica, così da rendere il servizio ancora migliore di quello attuale».
«Guai a trasformare legittime rivendicazioni in lotte fra comuni. le modifiche al piano vanno pensate in un’ottica territoriale e non campanilistica» ha poi ammonito l’assessore Fiore, facendo comunque notare come su tutto questo can can di botta e risposta penda la spada di Damocle dell’approvazione del piano di rientro ospedaliero da parte del Governo centrale.
Senza approvazione, infatti, verrebbero a mancare i fondi necessari – circa 500 milioni – con tanti saluti al piano di riordino ospedaliero.
Commenti
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bravi, bene così va bene…







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